Spezzone di un’intervista allo scrittore, giornalista e pittore bellunese Dino Buzzati; tratto da un documento video del programma “Incontro con Buzzati” dell’8 dicembre 1962.

Mirella Delfini: Buzzati tu che sei stato presentato come scrittore,  giornalista, inviato, drammaturgo e come pittore, mi dici qual è l’attività che ti attrae di più tra queste?

Dino Buzzati: L’attività che mi diverte di più è la pittura. Se dipingo sono capace di andare avanti anche dieci o dodici ore, cosa che con la scrittura non mi riesce.

Mirella Delfini: Come ti pare di dipingere?

Dino Buzzati: Avrei bisogno di lavorare molto per una tecnica che ancora non ho, ma mi sembra di poter dire qualche cosa che altri non dicono.

Presentatore: Qualche cosa di nuovo?

Dino Buzzati: In un certo senso sì. Per esempio i fumetti. I fumetti di solito danno un’impressione scadente alla cosa, ma perché non si potrebbero utilizzare i fumetti in una sola immagine di modo da poter costituire una specie di piccolo poemetto figurato. Mi pare che in questo modo si potrebbe riuscire a trasmettere qualcosa.

Mirella Delfini: Passare dal fumetto come giornaletto a opera d’arte.

Dino Buzzati: In fondo cosa lo impedisce? Se in un domani il fumetto diventasse di alta qualità. Si tratta di un inserzione di scritto in un dipinto. Ha lo svantaggio, un sistema simile, di essere legato alla lingua.  Mentre la pittura ha il vantaggio rispetto alla letteratura di essere internazionale in partenza, cioè di poter essere apprezzata in qualsiasi paese del mondo e quindi non ha bisogno di una traduzione.

Alfredo Mezio: Noto che fai tutto con molta serietà. Com’è che ti è venuta l’idea di passare alla pittura?

Dino Buzzati: È una tendenza che ho da quando ero ragazzo, anche da ragazzo disegnavo parecchio. Dopo mi sono messo a fare il giornalista e ho smesso per tanti anni finché non ho avuto l’occasione di riprendere la pittura grazie a un concorso. Le Noci, il direttore della galleria Apollinaire, voleva mettere alla prova gli scrittori che dipingono, o che si illudono di poter dipingere, ponendo loro un tema e dando loro le dimensioni del quadro. Il tema era la Piazza del Duomo di Milano. Praticamente a eseguire questo quadro sono stati soltanto Montale, Orego Regani ed io, e questa mostra non si poté fare. Quello li è appunto il Duomo di Milano che ho fatto io. Immaginando la piazza del Duomo di Milano trasformata in una specie di rovina dolomitica in cui i portici sono diventati dei dirupi e in mezzo una prateria dove stanno tagliando il fieno.

Alfredo Mezio: C’è un rapporto con il gusto che hai con la montagna?

Dino Buzzati: L’idea di fare il prato con la gente che taglia il fieno mi venne andando in macchi su una strada in montagna. C’era sotto un prato con sopra questi dirupi.

Presentatore: Se la memoria non mi inganna, quel libro che lei ha pubblicato, L’invasione degli orsi in Sicilia, era illustrato da lei.

Dino Buzzati: Sì. Quello li lo feci nell’ultimo anno della guerra. Anzi, mi ricordo che siccome lo pubblicai a puntate sul Corriere dei Piccoli dovetti una sera rifare completamente uno di questi disegni, anche piuttosto laboriosi, in cui si vedeva una città un po’ in stile Norimberga, una città nordica in stile tedesco, in cui gli orsi entravano vittoriosi. E questa qui è l’allusione ovvia dei russi che arrivano a Berlino. E allora fu censurata e ne dovetti rifare un’altra nel giro di una notte.

Presentatore: Quindi la sua attività di pittore, a quanto ho capito, va un po’ più indietro del quadro del duomo di Milano.

Dino Buzzati: Di quadri veri e propri non ne facevo, quelli sono disegni colorati.

Bernardo Valli: Nel suo personaggio, Buzzati, mi sembra ci siano molte contraddizioni. Alcune piccole come lei che ama la montagna, che ha scritto per tanto tempo sugli exploit alpinisti e poi è finito a fare l’ufficiale di marina. Un’altra contraddizione è il fatto che lei ammira e ha detto sempre di ammirare la vita militare e poi è finito a fare il giornalista.

Dino Buzzati: Quello che io ho trovato nella vita militare è una forma di debolezza, intendiamoci bene. La vita militare è una vita organizzata in cui uno quando accetta certi dogmi, certe norme, certe leggi, anche se sono dure e gli impongo disciplina severa difronte a qualsiasi problema sa esattamente cosa deve fare. E in fondo io sono convinto che sia lo stesso motivo del fascino, che ha per molti adesso, il movimento di sinistra, dove, quando uno entra sa esattamente quello che deve fare. Quindi, in questa schiavitù nasce un’immensa libertà, perché difronte ai dilemmi, ai bivi, l’uomo non è turbato da esitazioni, sa esattamente da che parte deve andare.

Bernardo Valli: Un’altra contraddizione più grossa, almeno apparentemente, è che lei come romanziere racconta di un mondo fantastico, invece come giornalista e cronista è obbligato ad attenersi all’attualità e alla realtà. Com’è che riesce ad accordare queste due cose.

Dino Buzzati: In certi casi il lavoro giornalistico mi distrae dal vero lavoro di scrittore, ma io cerco di scrivere le mie storie fantastiche come se fossero dei fatti veri e propri di cronaca.

 

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