Tratto da Gary Lachman, La Stella Nera. Magia e Potere nell’era di Trump, Edizioni Tlon

 

Meme è un termine che deriva dal lavoro del biologo Richard Dawkins, famoso per il “gene egoista”, secondo il quale i meme svolgono, sul piano culturale, la stessa funzione che hanno i geni nell’organismo.
I meme sono idee, comportamenti, mode, immagini, simboli, slogan, o qualsiasi altro prodotto culturale che possa essere trasmesso agli altri e dagli altri imitato. I meme sono flessibili e vengono influenzati dalla loro stessa trasmissione, più o meno come nel gioco del “telefono senza fili”, nel quale un messaggio viene distorto mentre una persona lo bisbiglia a un’altra, e alla fine risulta essere completamente diverso da com’era all’inizio.

Il “magic” della meme magick deriva dal suo collegamento con quella che è conosciuta come Chaos magick. Invece di attenersi a incantesimi, grimori, rituali, cerimonie, e simboli della magia tradizionale, predilige un approccio creativo “fai da te” che favorisce l’immaginazione e l’iniziativa personale del mago, ovvero la sua abilità di improvvisare. Invece di porre troppa attenzione alle bacchette magiche, alle campanelle e all’incenso, e a ricordare il nome perfetto di quel demone specifico, chi pratica la Chaos magick usa qualsiasi cosa sia a portata di mano. Oggi, per esempio, i meme che si propagano su internet. Per loro, e per molti altri occultisti contemporanei, internet ha la stessa funzione del “piano astrale” usato dai maghi tradizionali: è come un etere psichico in grado di trasmettere i propri propositi. Ci troviamo di fronte a un caso di meme magick quando qualcosa creato su internet contagia il “mondo reale” e lo modifica. Ricorrendo al termine usato da Jung per descrivere il fenomeno della “coincidenza significativa”, ovvero qualcosa che accade nel nostro mondo interiore e si manifesta anche al di fuori senza alcun apparente nesso causale, potremmo parlare di una specie di “sincronicità” indotta. Se si sostituisce “mondo interiore” con “internet”, il collegamento diventa evidente.

Per quanto riguarda i “maghi” dell’alt-right che hanno fortemente voluto e sognato Trump alla Casa Bianca, il meme in questione è una rana di nome Pepe. Può sembrare tutto un po’ disorientante, ma in fondo la Chaos magick è interessata proprio al caos. Ora, se tutto questo fosse circoscritto a un gruppo di fanatici estremisti di destra che, in preda all’eccitazione per la vittoria di Trump, si fossero montati la testa con la storia del potere del pensiero positivo, potremmo parlare senza problemi di una frangia di folli, non lontana da chi crede nella terra piatta, nel falso atterraggio sulla luna e in altre teorie complottiste Ma ciò vorrebbe dire lasciare fuori un ingrediente chiave della storia.

Il presidente che Spencer & Co. credevano di aver voluto al potere era, come già detto, Donald Trump. Non è un segreto che Trump sia un sostenitore e un fautore entusiasta di teorie complottiste: basti pensare al sostegno dato al movimento che riteneva falso il documento di nascita di Obama, alla sua posizione sulle “scie chimiche”, e a molte altre affermazioni a dir poco sospette. E non solo: è anche un fedele seguace del “pensiero positivo”. Secondo le sue stesse parole, lui è “il migliore allievo” dell’uomo che ha divulgato questa espressione: il reverendo Norman Vincent Peale. È proprio dall’autore di The Power of Positive Thinking, libro apparso nel 1952 e diventato subito un enorme successo grazie ai suoi racconti su come riuscire a ottenere il meglio dalla vita, che Trump ha appreso il grande segreto: «la mente è in grado di superare qualsiasi ostacolo».

A quanto pare, il presidente “voluto” a capo del paese dall’alt-right grazie al potere del pensiero positivo ricorre spesso a questo stesso potere. Ma Trump, ed ecco la cosa strana all’interno di un percorso già strano di per sé, sembra essere anche una specie di mago del caos dal talento naturale. Un aspetto emerso durante la campagna elettorale, e apparso sempre più chiaro nel corso dei primi mesi di presidenza, è stato il suo agire in maniera totalmente diversa dagli altri politici. Secondo molti, è proprio questo ad aver attratto gli elettori. Chi si opponeva alla candidatura di Hillary Clinton lamentava che con lei alla Casa Bianca sarebbe stata “la solita storia”, e cioè che la consueta burocrazia sarebbe rimasta saldamente al suo posto con tutto ciò che questo avrebbe comportato. Trump invece sosteneva che con lui sarebbe stato proprio il contrario, e aveva ragione. Se si potesse fotografare con una sola parola l’operato di Trump fino adesso, questa sarebbe “caos”.

Eppure, se molti credono che lo stile casuale, “non lineare”, contraddittorio e apertamente confusionario che ha caratterizzato il suo lavoro sia il segno di un “presidente fuori controllo”, basta dare un’occhiata alla sua precedente carriera per capire che le cose sono un po’ diverse. «Prendo le cose come vengono», ammette Trump nel suo libro di self-help intitolato The Art of the Deal, un’opera intrisa dalla prima all’ultima pagina di pensiero positivo. «Non si può essere geniali e imprenditoriali se si è troppo strutturati. Preferisco andare al lavoro giorno dopo giorno, e osservare cosa accade».

«A volte vale la pena essere un po’ sopra le righe», confessa Trump. Queste dichiarazioni testimoniano un uomo sempre sicuro del successo e che, quando particolari situazioni sembrano presentare dei problemi, si prende dei rischi affidandosi alla sua sfrontatezza: «Improvvisa e le cose si sistemeranno».

La fede di Trump nel suo istinto e nella sua capacità di «muoversi velocemente e in maniera decisiva al momento giusto» va di pari passo con la sua percezione della natura fluida delle cose, del loro carattere volatile, un’intuizione che risale al filosofo greco Eraclito e che permea alcuni recenti sviluppi scientifici, come la teoria del caos, e fornisce anche le basi alla Chaos magick.

«Qualsiasi cosa è in grado di cambiare senza preavviso», ritiene Trump. «Per questo cerco di non prender troppo sul serio ciò che accade». Che questa sia proprio la sua modalità d’azione lo si può desumere dagli innumerevoli tweet notturni ambigui e dalle illogiche interviste, che se non altro rivelano una visione flessibile della “verità” e della “realtà”. Se per la Chaos magick «la realtà diventa un campo da gioco», una “caotica” finzione del mondo presa temporaneamente per vera, le dichiarazioni di Trump, spesso stravaganti e scandalose, fanno pensare che anche per lui la realtà non sia altro che questo. Inoltre, appare molto interessante notare che la Chaos magick, come il New thought, ha a cuore i risultati, il “far accadere le cose”; persegue infatti «risultati tangibili con i quali il mago dimostra a se stesso che è in grado di fare cose che, poco prima, non considerava possibili».

Far eleggere un candidato alla presidenza del paese potrebbe essere una di queste. È ciò che si chiama “spostare i confini del realizzabile”, che è solo un altro modo di esprimere il desiderio di creare la realtà stessa.
Un’altra caratteristica che Trump sembra condividere con la Chaos magick è l’essere un prodotto del postmodernismo. Come la Chaos magick può essere definita “occultismo postmoderno”, Trump è il primo “presidente postmoderno”.

Il postmodernismo è una posizione filosofica che si è sviluppata alla fine del Diciannovesimo secolo e affonda le radici nel pensiero di autori come Friedrich Nietzsche e Martin Heidegger, che hanno contribuito a intaccare la nozione di una realtà stabile, “oggettiva”, del tipo che usiamo tutti i giorni e a cui fa ricorso la scienza. In parole povere, l’essenza del postmodernismo – anche se in quest’ottica non si può parlare di “essenza” – può essere riassunta nella frase “tutto è permesso”. Secondo questa visione, le certezze razionali e scientifiche che hanno costruito il mondo moderno, e i valori tradizionali come la verità, non possono più essere adoperate; o quantomeno, sono ritenute molto meno certe di quanto si crede. Ben prima che diventassero termini di moda nel mondo politico, il postmodernismo aveva già esaminato il significato di “post-verità”, “fatti alternativi” e “fake news”.

 

Si potrebbe addirittura sostenere che il postmodernismo, e le correnti a esso legate (come il decostruzionismo), abbiano preparato il campo a quello scetticismo epistemologico che oggi pervade la coscienza occidentale, supportato e vòlto a proprio favore da Trump. Elevate nozioni come quelle di una “realtà” malleabile, flessibile e relativa sono colate giù dalle vette metafisiche e hanno contagiato le menti comuni con quella che il filosofo Paul Ricoeur chiamava “ermeneutica del sospetto”, un nichilismo cinico che consideriamo ormai parte integrante della nostra quotidianità, e che Nietzsche aveva predetto più di un secolo fa. Ecco quindi il nostro mondo attraversato da cospirazioni, a cui lo stesso Trump partecipa. Per il postmodernismo, il detto “Nulla è vero, tutto è permesso”, attribuito a Ḥasan-i Ṣabbāḥ, conosciuto come “Il vecchio uomo della montagna”, capo dell’antica setta ismailita degli Hašīšiyyūn, o Assassini, è un dato di fatto. E lo stesso vale per la Chaos magick.

 

La Stella Nera di Gary Lachman è in tutte le librerie, fisiche, online e mimetiche.