L’evoluzione prossima del linguaggio

Rupert Sheldrake: Di certo quel che stiamo cercando è il significato, in termini di rilevanza. In termini di informazione, anche di pattern, abbiamo biblioteche piene di modelli informazionali. Vai in una qualsiasi libreria, e sarai sopraffatto dalla quantità di cose che ci sono. L’idea di avere ancora più modelli sullo scaffale, in qualche modo, non mi sembra molto eccitante. Quel che sarebbe eccitante sarebbe scorgere un significato profondo in tutto questo. Forse la matematica è un modo di trovare il significato profondo nelle cose. Se è così, non sono del tutto sicuro del come.

Ralph Abraham: La tassonomia delle piante non è piena di significato, e ciononostante si è evoluto un vocabolario tale che quando una parola come “esfoliazione” è scritta su una pagina, un altro botanico può leggerla e dire effettivamente di che genere di pianta si tratti. Uno sviluppo successivo nell’evoluzione del linguaggio è la generazione del significato. Il significato non si dà nei dati. Dobbiamo grokkare le cose. Dobbiamo sforzarci e far evolvere la comprensione attraverso un qualche processo ermeneutico. La gente diceva, quando ebbe inizio la stampa, che sarebbe stata la fine della memoria e, quando ebbe inizio la scrittura, che sarebbe stata la fine della storia.

Terence McKenna: Avevano ragione entrambe le volte.

Ralph Abraham: Sì, quando ha avuto inizio il linguaggio abbiamo perso la nostra connessione con il mondo naturale.

Terence McKenna: Magari è stato il tipo di linguaggio.

Ralph Abraham: Il linguaggio parlato.

Terence McKenna: Il linguaggio elaborato acusticamente. Non è sulla sua generazione che va posta l’attenzione, ma sulla sua ricezione e decodifica. Quando il linguaggio divenne qualcosa di elaborato acusticamente, divenne anche il servo volontario dell’astrazione. Laddove il linguaggio elaborato visivamente è qui-e-ora qualcosa di grande densità, il linguaggio acustico permette un livello di astrazione che crea una maggiore inclusività, ottenuta al prezzo di una necessaria perdita di precisione.

Ralph Abraham: Sono lieto di sentirtelo dire, dato che suona sempre come se pensassi che il logos stesso sia un discorso.

Terence McKenna: Discorso osservato.

Ralph Abraham: Sono sbalordito dalla resistenza che incontro qui quando parlo di linguaggio visivo. Quando viaggio per la Francia, magari in treno, sono davvero infastidito da tutti i pettegolezzi che sento, perché capisco il francese. Mi rendo conto che questa coppia ha dei problemi, e che il treno non si sta fermando nella stazione che mi aspettavo, e così via. Quando viaggio per il Giappone, non capisco niente, per cui mi sembra che lì sia tutto molto tranquillo. Semplicemente non sento niente. Quando abbiamo un linguaggio orale per un certo fenomeno, allora lo percepiamo. È come se un furgone venisse e trasportasse tutta questa roba dal sistema inconscio a quello conscio, dove possiamo gestirla. Questi pattern spazio/tempo per cui non abbiamo un linguaggio visivo sono, per noi, essenzialmente inconsci. Di conseguenza non possiamo interagire con essi, e questa potrebbe essere una ragione fondamentale del fatto che il pianeta sta morendo. O non dovremmo avere il linguaggio verbale, o dovremmo avere sia il linguaggio verbale che il linguaggio visivo. Il linguaggio verbale si adatta male ai pattern spazio/tempo. Per esempio, descriviamo la musica con la notazione a pentagramma, un linguaggio più visivo che verbale. Penso che la nostra relazione intellettuale col cielo e con la terra migliorerebbe di gran lunga se sviluppassimo un più ampio repertorio di modelli per l’elaborazione visiva.

Terence McKenna: Penso che tu abbia ragione. Guardo al linguaggio come a una sorta di progetto che a oggi è ancora incompleto. Il mondo intero è tenuto insieme da piccoli rumori prodotti con la bocca, e questi lo tengono insieme a malapena. Se potessimo avere una rete di comunicazione più stretta, potremmo in un certo senso essere una specie meno dispersa. La comunicazione, o la sua mancanza, è quel che ci sta spingendo verso l’orlo di una possibile catastrofe planetaria. Se sposiamo l’idea che le sostanze psichedeliche ci stiano in qualche modo mostrando una via evolutiva non ancora intrapresa, allora sembra ovvio che questo riguardi un ulteriore completamento del progetto del linguaggio. Forse ciò che tutta questa tecnologia andrà a significare sarà una condensazione più esplicita del mondo. La modernità è caratterizzata da una sempre più esplicita evocazione dell’immagine. Non dobbiamo che andare indietro cent’anni, e il massimo che chiunque potesse fare era produrre una stampa fotografica all’albume. Ora abbiamo litografie a colori.

Ralph Abraham: Tv ad alta definizione. Tipo di stampa fotografica che utilizzava carta all’albume invece che carta salata. Venne inventata nel 1850 da Louis Désiré Blanquart-Evrard.

Terence McKenna: hdtv. Stampa ad alta velocità. Realtà virtuale. World Wide Web. È come se il linguaggio si stesse facendo carne. Il significato che si condensa nel regno visivo sarebbe una sorta di telepatia, in confronto al genere di realtà linguistica in cui viviamo ora.

Ralph Abraham: Sono lieto di sentirlo.

Rupert Sheldrake: C’è un ultimo punto che vorrei sollevare. Il modello che stai suggerendo ci porta ancora più in là nel mondo artefatto e artificiale della tecnologia, e abbiamo ancora un’incredibile diversità nel mondo naturale che non interessa più quasi a nessuno. Ci sono erbari, collezioni di piante e farfalle, musei geologici con rocce e cristalli di ogni genere, e sono vuoti. C’è un’incredibile diversità di forme nel mondo naturale, e stiamo diventando sempre più agganciati al mondo interamente umano della tecnologia e dei pattern artificiali. Come si rapporta questo col darci un maggior senso di connessione con il mondo più ampio?

Ralph Abraham: Credo che la nostra connessione col mondo naturale sarà immensamente arricchita dai nuovi media, a dispetto del fatto che la maggior parte delle persone vi si rapporteranno come con una nuova forma di droga. Penso che i planetari, per esempio, che sono modelli artificiali del cielo, più luminosi e più semplici da comprendere, possano avere un enorme potenziale per spingere la gente a guardare il vero cielo, che è dopotutto la fonte ultima della nostra mente, del nostro intelletto, della nostra matematica e del nostro linguaggio. Nonostante la costruzione di planetari nelle grandi città in tutto il mondo sia un’espansione del mondo sintetico a spese del mondo naturale, l’idea generale è quella di provare ad accendere un interruttore in alcune, poche, persone, rendendole consapevoli di quel che era già stato lì tutto il tempo. Penso che un archivio HyperCard con immagini a colori e suoni ad alta velocità e in alta qualità, che mi desse tutti i coleotteri della giungla amazzonica, sarebbe di enorme aiuto a me personalmente per capire cosa vedo quando vado effettivamente là.

Terence McKenna: Vorrei difendere Ralph. Non penso che sia davvero un viaggio più a fondo nell’artificialità. La scienza dipende dall’aspetto strumentale da un tempo molto, molto lungo. Il mondo naturale che il programma di Ralph rivelerebbe è quello naturale della sintassi. In altre parole, il linguaggio diventerebbe un oggetto di studio molto più accessibile se fosse visualmente esplicito. E credo che sia quello che sta succedendo. Mi sembra che sia stata raggiunta una nuova frontiera della storia naturale, in quello che è il più complesso e meno compreso di tutti i comportamenti: il linguaggio. Mentre gli strumenti potrebbero essere computer o imaging ad alta velocità, e così via, non è diverso dall’usare il telescopio Hubble per carpire dati da una parte molto lontana dell’Universo, e poi renderli espliciti. Se potessimo comprendere il linguaggio, allora comprenderemmo qualcosa riguardo al nostro posto nella natura che ancora non troviamo. È chiaramente la cosa più complessa che facciamo, e noi siamo la cosa più complessa che conosciamo. Il feedback del linguaggio è la cultura, il fenomeno più anomalo del mondo naturale.

Ralph Abraham: Voglio concludere dicendo questo: la matematica è parte del mondo naturale. È un paesaggio che può essere esplorato, semplicemente e direttamente, con un incredibile piacere, diletto e progresso, proprio come il logos psichedelico, o qualsiasi altro aspetto del mondo. Il paesaggio matematico non appartiene alla specie umana. Non appartiene nemmeno alla terra, ma al cielo. È parte dell’infinito universo in cui viviamo. Qualsiasi microscopio, telescopio, caleidoscopio o strumento di computer grafica possiamo inventare per migliorare la nostra visione dell’Universo matematico costituisce sicuramente un vantaggio. Come questo si inserirà nella società, tuttavia, è un problema. Ci troviamo all’interno di una sfida evolutiva a cui la nostra specie potrebbe non sopravvivere. Credo che parte della nostra difficoltà stia nel rigetto della matematica da parte della nostra cultura. La matematica è essenzialmente il matrimonio di Padre Cielo e Madre Terra. Ho dedicato una vita di lavoro alla comprensione della relazione tra la visione psichedelica e quella matematica. E qui concludo.



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