Graham Hancock – La guerra sulla coscienza

Intervista a Graham Hancock di Andrea Colamedici.

 

Qual è il giusto atteggiamento da avere per riuscire a contrastare i dogmi?

Tutto ciò che possiamo fare è persistere nel continuare a presentare le informazioni al pubblico. Il fatto è che la coscienza è un enorme mistero, e che la scienza non l’ha affatto spiegata, riducendola ad un prodotto accidentale dell’attività celebrale. La relazione della coscienza con il cervello è piuttosto, per usare un’analogia, simile alla relazione tra il segnale televisivo ed il televisore. In altre parole, il cervello non genera ma media la coscienza. Per quel che ne so, non c’è nulla nelle neuroscienze che dica tutto questo. Di fatto, dopo la cancellazione operata da TED dei nostri discorsi dal canale YouTube abbiamo ricevuto il supporto di un numero consistente di scienziati della coscienza, uniti assieme da Deepak Chopra. Sedici scienziati, tra cui professori di anatomia e neurologia, concordarono con il fatto che la coscienza sia un mistero e che TED sbagli nel chiudere in questo modo il libro della coscienza. Così, di fatto, censurando i nostri discorsi TED ha prodotto una reazione opposta a quella da loro stessi augurata. Intendevano cacciar via e vanificare i nostri discorsi, affinché il dogma degli scienziati materialisti venisse mantenuto; il risultato, invece, è stata la creazione di un enorme furore nella rete. Centinaia di migliaia di persone che non avevano precedentemente visto i nostri contributi ora li stavano guardando, perché internet odia la censura. Molte persone in maniera indipendente hanno caricato i nostri video sui propri canali YouTube, permettendo ai nostri discorsi si raggiungere un numero impensabile qualora TED non le avesse censurati. Questo dimostra il fatto che gli strumenti possano diventare opportunità di liberazione e informazione e quanto la gente abbia voglia di compiere le scelte per conto proprio, senza l’imposizione di qualcuno su ciò che merita d’essere visto o pensato.

A questo proposito abbiamo avuto la fortuna di collaborare con un grande ricercatore Rick Strassman.

Ne sono felice. Il suo lavoro a mio avviso è della più grande importanza per la comprensione del mistero della coscienza. Uno dei dogmi della nostra società è che possiamo utilizzare agenti che alterino la coscienza come la dimetiltriptamina, che ovviamente è illegale in tutta la società occidentale. Se accettiamo di studiare la coscienza dobbiamo essere disposti ad alterarla. La DMT è un agente straordinario nell’alterazione della coscienza in maniera mirata. Avendo realizzato ciò, Strassman è stato capace – con grande difficoltà – di ottenere il permesso dalle autorità federali degli Stati Uniti e in particolare della DEA (Drug Enforcement Administration) di condurre studi scientifici sulla DMT con volontari umani. I risultati di tali studi suggeriscono che, attraverso gli stati alterati di coscienza, abbiamo la possibilità di contattare altri livelli di realtà, la quale non è confinata al piano materiale, che comunque è molto più complesso di quanto si creda. L’esperienza compiuta dai volontari di Strassman condivide la testimonianza di altri livelli di realtà abitati persino da entità intelligenti. Ciò non prova definitivamente che le cose stiano davvero così, ma saremo folli se non continuassimo a usare la DMT in una maniera scientifica e mirata al fine di investigare la possibilità che, alterando la coscienza, si possano esperire e contattare aree normalmente chiuse ai nostri sensi. Il lavoro di Strassman è unico e della più grane importanza. Sfortunatamente non ha potuto proseguire con le sue ricerche, perché nei casi di studi sugli psichedelici occorre produrre qualche tipo di beneficio terapeutico al fine di giustificare la ricerca. Il prodotto del lavoro di Strassman, più che produrre benefici terapeutici, ha portato una profonda comprensione del mistero della coscienza stesso, e non può esserci finalità più elevata per la scienza che investigare ed esplorare quel mistero.

Rick Strassman ci ha raccontato che <<Negli ultimi diciott’anni, e in particolare negli ultimi diciotto mesi, ho lavorato invece su un libro in cui metto a confronto le descrizioni degli stati profetici descritti nella Bibbia ebraica – il Vecchio Testamento – con quelle riportate dai volontari che hanno fatto uso di DMT>>. In che direzione tu stai proseguendo le ricerche?

Sto cercando in due differenti aree d’indagine: la prima è la possibilità di una civilizzazione umana perduta nella preistoria più remota durante l’ultima era glaciale; la seconda è il mistero della coscienza. Ho scritto in inglese un libro che chiamato Supernatural, che in Italia dovrebbe essere stato tradotto con Sciamani, tutto attorno al mistero della coscienza. Per esempio ho approfondito le pitture rupestri che si trovano nell’Europa del Sud, in luoghi come Altamira, in Spagna. Queste pitture rupestri non sono altro che forme d’arte visionaria, un’arte degli stati alterati di coscienza. Gli artisti incidevano e dipingevano sui muri delle grotte le esperienze compiute durante stati alterati di coscienza, prodotti probabilmente dal consumo dei funghi Psylocibe. Credo che questa indagine dell’implicazione degli stati alterati di coscienza continuerà ad essere il fulcro della mia ricerca futura. Sono poi molto colpito dal fatto che Strassman veda una connessione tra gli stati profetici e quelli visionari generati dalla DMT. Noi non capiamo la coscienza, né tanto meno capiamo il tempo. Ciò che abbiamo scelto è restringerci al piano più puramente materiale, così che abbiamo un tempo che procede in linea retta. Se solo uscissimo fuori da questa restrizione, attraverso gli stati di coscienza prodotti dalla DMT, guadagneremo un nuovo concetto di tempo fatto di cerchio e spirali. In un tempo simile sarebbe possibile non soltanto predire il futuro, ma perfino cambiare il passato. Si tratta di misteri di grande profondità e complessità, per i quali l’unica via d’esplorazione consiste nell’indagare la coscienza stessa. Credo che la coscienza si mostrerà come la chiave di tutto; il mondo materiale è un sottoprodotto della coscienza, sebbene gli scienziati contemporanei pensino che funzioni tutto all’inverso. Invece la coscienza è primaria, e tutto il resto è secondario.

Immagino tu sia quindi orgoglioso di essere denigrato all’archeologia ufficiale, tutta presa dal confermare costantemente se stessa.

È interessante ciò che sta accadendo nel campo dell’archeologia. Gli archeologi più noti si approcciano alla storia e alla preistoria con un’ idea specifica, e credo che la impongano sull’evidenza. L’idea è che ci sia stata una sorta di linea evolutiva dritta per l’evoluzione della società umana, dall’uomo delle caverne attraverso il Neolitico, verso la prima civilizzazione e poi un’evoluzione graduale negli ultimi cinquemila anni, fino ad arrivare alla moderna società tecnologica. Così, quando un archeologo indossa queste lenti particolari, ciò che vede non è più l’evidenza stessa, ma il prodotto della sua visione. Ciò che invece accade è che stanno emergendo moltissime nuove evidenze che suggeriscono quanto quella visione sia distorta e quanto sia necessario abbandonare le lenti al fine di considerare semplicemente l’evidenza stessa. […] Siamo una specie che soffre di una grande amnesia: abbiamo dimenticato episodi importantissimi del nostro passato, e ciò è accaduto perché tali civiltà sono state distrutte da cataclismi. Questa evidenza non era disponibile vent’anni fa, quando scissi il mio libro più famoso, Impronte degli dei, ma è disponibile oggi. Sappiamo che la Terra venne colpita dodicimila anna fa dai frammenti di una cometa gigante, e ciò causò una devastazione su scala globale capace di eliminare quasi ogni forma di civilizzazione esistente al tempo. Ecco: abbiamo tra le mani una pistola fumante.

Con tutto ciò nelle nostre menti e nei nostri corpi, possiamo considerare l’immaginazione uno dei più grandi strumenti di un archeologo?

Sì, l’immaginazione è un importantissimo strumento di percezione. Dobbiamo capire che l’immaginazione è una forza creativa che permette di pensare lateralmente e creativamente attorno all’evidenza. Uno dei problemi degli archeologi classici è che appartengono alla stessa categoria dei materialisti di cui fanno parte gli scienziati di TED. Sembrano ridurre tutto a tracce materiali, e non riescono a pensare immaginativamente fuori dalla loro scatola. Credo che l’immaginazione sia a tutti gli effetti un organo di senso che va usato in maniera creativa per riuscire a comprendere il passato. Dobbiamo considerare la possibilità che le cose possano essere state differenti nel passato, irriconoscibili si non attraverso l’utilizzo dell’immaginazione.

Sotto il video citato nell’intervista.

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