Editoria visionaria – Intervista a Marcello Baraghini e Manlio Raug

Estratto di un’intervista di Andrea Colamedici.

Marcello Baraghini e Manlio Raug sono due editori; ma editori, come poeti, si nasce. Entrambi, casi rari, hanno fatto della ricerca letteraria una via per il viaggio interiore e del viaggio letterario uno strumento di ricerca interiore. Uniti dalla passione per l’editoria e dal terreno delle sostanza psicotrope, il primo ha pubblicato in Italia più di duemila libri, tra cui Manuale per la coltivazione della Marijuana, ciclostilato nel 1970. Il secondo è stato l’amico e maestro segreto di innumerevoli personaggi mainstream, politici, filosofi, scrittori, registi, iniziandoli all’uso di sostanze psicotrope. Oggi ha cambiato radicalmente  vita, dedicandosi a tempo pieno all’astrologia e allo studio delle fasi perinatale.

Come portare l’editoria al mondo?

Marcello Baraghini: Man mano ho diradato le sortite, adesso esco il meno possibile, perché ho scoperto che il furore è qui, a casa mia. Questi fagiolini, queste patate, sono di un contadino, un caro amico.Questa casa è senza chiave e serrature, senza ISBN. Non c’è nulla da rubare. È un approdo. È un’astronave mentale i cui porti sono molto fisici. Sto tentando di chiudere in bellezza i quarantacinque anni di stampa alternativa e , nel chiudere, decollare. Con la mente ci sono già, vivo il mio futuro. La casa editrice, come tutta l’editoria di qualità, è invece destinata all’oblio. Non c’è speranza con le regole di mercato attuali. Le regole vanno riscritte, altrimenti così si va al suicidio. Si può fare ancora editoria e comunicazione reinventando le regole. Il libro dev’essere liberato dalle manette, dai codici e dalle barre. Internet dà la possibilità di diffonderlo, di farlo leggere, se hai davvero qualcosa da dire. Perché  la sfida che io propongo è un libro a un prezzo calmierato, che prima, però, devi leggere. Io mi rivolgo direttamente al lettore, senza intermediari: né librai, né distributori. Prima te lo faccio leggere online, questo libro di cui sono orgoglioso, poi ti chiedo di comprarlo e infine di diventare mio complice, collaboratore d’impresa. Dei Bianciardini, i libri ad almeno un cent di cui ho venduto due milioni di copie, ricordo un clamoroso successo: arrivavano buste con cento euro! Funzionava così: mandavo un pacco con cento copie, senza diritti o ricevute. Non potevo certo inviarne uno soltanto, il francobollo mi sarebbe costato venti volte di più! «Mandami i soldi che vuoi», dicevo al lettore-complice, che diventava un distributore del libro. Andò talmente bene che per mesi non feci altro che andare in casella postale!

Dov’è la psichedelia oggi?

Manlio Raug: La gente non ha idea di quanta psichedelia conservi il mondo: come i Tarocchi, gettati nel vizio per conservare la sapienza, così gli dei hanno nascosto ovunque le porte della percezione: ad un caro amico francese, ex calciatore di buon livello, sottoposi una volta, nei primi anni Novanta, della comunissima noce moscata: ancora oggi mi ringrazia per quell’esperienza allucinatoria. Ci sono insalate dal latte psicotropo, fiori, bacche… ,a la vera psichedelia è un’altra, e tutto questo è soltanto l’anticamera della vera percezione. In ogni sostanza alberga uno spirito, e ogni spirito ha un proprio scopo, per il quale è disposto a tutto, come del resto lo saremo noi al suo posto. Ogni rapporto con gli spiriti conduce ad uno scambio, non sempre vantaggioso. All’esploratore novizio, per certi versi, conviene affidarsi ad una pianta-maestro, più che altro per velocizzare il tutto e ricordarsi in futuro che “le cose non stanno davvero così come i sensi descrivono”. Ma da quel punto in poi, in pochissimi capiscono. Alcuni abbandonano il percorso, storditi da troppa realtà; altro cominciano un viaggio infinito di sostanza in sostanza, passando da una sfilza di maestri in carne ed ossa ad una di maestri più o meno invisibili. L’iniziato non smette ai di apprendere, accumulando in alcuni casi un numero spropositato di competenze e nozioni sull’aldilà e sull’aldiqua. Purtroppo tutte queste nozioni, in fin dei conti, non servono a niente: il maestro aumenta il proprio livello di consapevolezza, e resta anche lui bloccato su questo o su mille altri piani di coscienza. Dall’altra parte, il cercatore dimentica il senso del viaggio. Come diceva quel gran furbacchione di Jung, «sebbene sia già fatto abbastanza per gli dei, il permesso di interrompere le proprie offerte sacrificali è stato offerto a una manciata di persone». Per tutte le altre non c’è che da continuare a rendere più interessante la vita, aumentando il benessere e la consapevolezza – diventando cibi più saporiti. Ad ognuno il suo!

Hai mai avuto un compagno di viaggio?

Manlio Raug: Ho avuto ed avrò sempre una sola compagna del Viaggio, attorno a cui non ha senso spendere parole. Piuttosto, in questo periodo sono molto preso da un progetto tanto assurdo quanto geniale, frutto di una bevuta impegnativa con quattro compagni un po’ matti. Nacque tutto nel 2003 da una battuta di Leo, operaio edile dalle mani di platino, che mi chiese scherzando se avessi mai pensato ad una carriera politica. Risposi con Carmelo Bene, dicendo che impegnarmi nel garantire l’invivibilità della vita non era proprio l’attività più interessante che potessi immaginare. In fondo democrazia è demagogia, Hobbes docet. «L’unico atto immaginabile», dissi, «consisterebbe nel costruire piccole realtà da capo, creando cerchie virtuose, partendo dalle campagne e dai piccoli paesi». Fu Leo ad avere l’idea geniale: «Perché non vediamo nelle statistiche dell’Istat quali sono i comuni con meno abitanti, o quelli con il tasso di spopolamento maggiore? Cerchiamo dei paesini limitrofi che abbiano al massimo venti o trenta volanti. Mettiamo la residenza lì e nel giro di qualche anni ci proponiamo come sindaci, promuovendo iniziative altrimenti impensabili». Da quello scherzo è nato dopo circa tre mesi di studio il progetto Zeno: niente di ufficiale, ovviamente! Né siti, nè altro; eppure nel giro di dieci anni abbiamo messo le basi per la nostra, straordinaria, dittatura dell’arte. Per il momento viaggiamo sottotraccia, ma basti dire che nei sei paesi in via di conquista non si usa praticamente più l’euro…

Qual’è l’editoria del futuro?

Marcello Baraghini: Il libro elettronico, che va a braccetto con quello cartaceo. Il lettore che ho in mente, intelligente e critico, viene sfidato nella lettura. Sono convinto che si innamorerà del libro e del progetto che c’è dietro, collaborando con me nella rivoluzione culturale. Vanno abbattute le barriere d’accesso e le sbarre del possesso; è il presupposto senza il quale l’editoria morirà, tutta. Non c’è più spazio né per i libri del Cavaliere né per il regime, né per l’alternativa. Gli editori non sopravviveranno al massacro delle regole di mercato. Non ci sono strategie intermedie, piattaforme che rivendichino qualche percentuale in più dal libraio o dal distributore. Bisogna ripartire da capo, ricostruendo le regole a nostro favore. Perché la grande letteratura non è l’Ulisse, ma i racconti brevi di Borges, folgoranti, che aprono frontiere. Talmente brevi da diventare una frase su una maglietta.

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