Doris Lessing – Se non scrivo impazzisco

Intervista a Doris Lessing  di Emilia Ippolito pubblicata su L’Espresso il 22 ottobre 2007.

 

“The Cleft” tratta di donne, padrone di un’immaginaria società dell’antichità. Lei si considera ancora una femminista?

Il femminismo di una volta, quando le donne non avevano neppure il diritto di voto, non esiste più. Quello attuale mi sembra abbia perso i suoi obiettivi essenziali. Vediamo donne al potere che assumono atteggiamenti molto maschili, come – mi faccia pensare – Condoleezza Rice. Penso che il femminismo attuale sia obsoleto.

Lei ha scritto romanzi che sono divenuti la Bibbia di molte donne. I cinque volumi su Martha Quest – la serie “Figli della violenza” – e “Il Taccuino d’Oro” hanno ispirato giovani donne di tutto il mondo. Tanta fama, e allo stesso tempo, tanta responsabilità?

Quando cominciai a scrivere la storia di Martha Quest volevo scrivere la vita di una donna. Vivevo in una società ancora molto patriarcale, nella Londra degli anni Cinquanta e Sessanta, e volevo dar voce alle donne e raccontare semplicemente come vivono. Mentre scrivevo non avevo idea che questi testi avrebbero avuto la risonanza e l’effetto che hanno effettivamente avuto. È così per ogni libro: l’autore non può mai prevedere che fine farà.

Lei arrivò a Londra nell’immediato dopoguerra, una “single mother” militante di sinistra. Come la accolsero i londinesi?

Nella Londra di allora eravamo tutti accomunati da un fattore: la povertà. Nessuno aveva soldi, e tutti lo sapevano. Al contrario delle società di oggi, dove le persone vivono per mettere in mostra il loro status sociale. Allora il termine “single mother” non si usava. Riflettendo sul mio passato pensavo che mio figlio mi salvò allora da tante distrazioni, diciamo così, pericolose. Il fatto di dovermi occupare di un bambino limitava la mia libertà di movimento. Mi creda, la Londra di allora era affascinante, piena di artisti e intellettuali che si incontravano ogni sera nei locali di Soho. Sono un tipo molto socievole, se fossi stata libera chissà in quali pasticci mi sarei cacciata.

Lei si è occupata molto dell’Africa. Negli anni Ottanta è andata nello Zimbabwe per promuovere l’azione di intellettuali e artisti contro il terrorismo e la povertà.

Non si può andare in Africa e pensare di poter risolvere i problemi enormi di Stati africani così diversi senza conoscerli a fondo. Ci confrontiamo con problemi giganteschi, ma siamo ancora molto ignoranti.

Cosa pensa di iniziative come Live Aid?

Bob Geldof ha tutte le buone intenzioni del mondo, ma non ha una conoscenza sufficiente delle culture africane.

Negli anni Ottanta lei ha scritto una serie di libri di fantascienza, “Canopus in Argus”. Per quale motivo si è data a questo genere?

In realtà, volevo scrivere storie di fantascienza fin dagli anni Sessanta. “Canopus in Argus”, e il volume “Shikasta” in particolare, riflette sul futuro del nostro pianeta, collegandolo al suo passato. Ho sempre pensato che bisognerebbe imparare dalla storia a non ripetere gli stessi errori. Ma gli esseri umani non sembra ci riescano.

Da cosa dipende questa incapacità di imparare dai propri errori?

Vuole una risposta sincera? Dalla stupidità. Gli umani sono gli esseri più stupidi della Terra.

Nei suoi ultimi due romanzi di fantascienza, “Mara e Dann” e “La storia del generale Dann, della figlia di Mara, di Griot e del cane delle nevi”, lei si concentra sul problema ambientale e della migrazione. Sono queste le sue maggiori preoccupazioni per il futuro dell’umanità?

Sì. Ma sono disincantata riguardo ai leader che dovrebbero trovare le soluzioni. Quelli di oggi non brillano per abilità o intelligenza.

Allude al paese in cui vive?

Diciamo che l’ex primo ministro Tony Blair non era un campione di abilità politica o sincerità, nonostante avesse delle buone intenzioni all’inizio della sua carriera, mentre George W. Bush, l’attuale leader d’Oltreoceano, non ha neanche le capacità di trovare delle buone soluzioni. Come sarà Gordon Brown lo vedremo.

Il potere logora?

Sì. Il potere logora e corrompe, anche i migliori leader. Le deve proprio scrivere queste due ultime risposte? Poi mi accusano di pessimismo e cinismo.

Che consigli darebbe a giovani aspiranti scrittori?

Leggere, leggere, leggere.

Una volta ha detto che i bambini che hanno un’infanzia difficile hanno ottime probabilità di diventare scrittori.

I bambini che vivono una situazione difficile, con genitori separati o divorziati ad esempio, spesso si rifugiano in un angolo da cui osservano la realtà circostante. Si chiedono il perché dei comportamenti degli adulti e cercano di capirli. In questo modo acquistano precocemente coscienza di sé e del mondo. Gli scrittori fanno lo stesso. Osservano il mondo circostante e lo elaborano nelle storie che raccontano.

L’hanno paragonata spesso a Virginia Woolf: si riconosce nel paragone?

No. Virginia Woolf, l’ammiro molto, ma io scrivo in modo diverso.

Progetti per il futuro?

Sto lavorando a un nuovo romanzo, ovviamente. Vede, non posso non scrivere, altrimenti impazzisco.

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