Una cattiva femminista – Margareth Atwood

[la traduzione dall’inglese è di Michele Trionfera, i testi in corsivo sono tratti dall’articolo originale]

Qualche giorno fa su The Globe and Mail è apparso un articolo di Margareth Atwood dal titolo “Am I a bad feminist?”, che risponde alle accuse che le sono state rivolte, secondo cui sarebbe una “cattiva femminista misogina e a favore dello stupro”.

Ma come dovrebbe essere una Buona Femminista, secondo chi mi accusa?

La mia idea di base è che le donne sono esseri umani, con tutti i comportamenti puri e demoniaci che ciò comporta, inclusi quelli criminali. Non sono angeli, incapaci di compiere atti illeciti. Se lo fossero, non servirebbe un sistema legale.

Non credo neanche che siano come dei bambini, incapaci di agire o prendere delle decisioni morali. Se lo fossero, saremmo ripiombati nel Diciannovesimo secolo, e non potrebbero possedere dei beni, avere carte di credito, accedere all’educazione, controllare la procreazione o votare. In Nord America ci sono dei gruppi potentissimi che sostengono energicamente queste posizioni, ma di solito non sono considerati gruppi femministi.

Inoltre, ritengo che affinché ci siano diritti civili e umani per le donne sia necessario avere dei diritti civili e umani, punto, incluso quello riguardante un corretto svolgimento processuale; in breve, affinché una donna possa votare, deve esserci la possibilità di votare. Le Buone Femministe credono che solo le donne dovrebbero avere questi diritti? Sicuramente no.

Ma allora, se la sua posizione è simile a quella delle Buone Femministe, come mai è arrivata una simile accusa verso l’autrice di Il Racconto dell’Ancella?

Nel novembre del 2016 ho firmato – per una questione di principio, come ho fatto con molte altre petizioni – una lettera aperta intitolata UBC Accountable, che richiedeva di considerare la University of British Columbia responsabile per il disastroso processo a Steven Galloway, l’ex capo-dipartimento di scrittura creativa, e per il trattamento riservato alle accusatrici. Nello specifico, diversi anni fa, l’Università fece trapelare sui media alcune accuse prima ancora che ci fosse un’inchiesta e che l’accusato ne conoscesse i dettagli. Questi fu costretto a firmare un accordo confidenziale senza sapere altro. L’opinione pubblica, me compresa, ebbe l’impressione di trovarsi di fronte un violento stupratore seriale, e tutti furono liberi di attaccarlo pubblicamente, dal momento che in seguito all’accordo che aveva firmato non poteva rilasciare dichiarazioni pubbliche. Quel che ne seguì fu una raffica di invettive.

Ma poi, dopo un’inchiesta durata diversi mesi, con testimoni e interrogatori, un giudice dichiarò che non c’erano prove valide di violenza sessuale, stando a quanto dichiarato da Galloway attraverso il suo avvocato. Il docente venne licenziato comunque. Ne furono tutti sorpresi, me compresa. L’associazione della sua facoltà lanciò una vertenza, che resta ancora aperta, e finché non sarà conclusa, l’opinione pubblica non potrà avere accesso al verbale e alle motivazioni che hanno spinto il giudice a prendere la sua decisione. Il verdetto di non-colpevolezza irritò alcune persone, che proseguirono con i loro attacchi. Fu a questo punto che iniziarono a circolare i dettagli del fallace processo della UBC, e comparve la lettera aperta.

Una persona imparziale si tratterrebbe dal giudicare qualcuno colpevole fino a che non abbia visto il verbale e le prove di colpevolezza. Noi siamo adulti: possiamo prendere le nostre decisioni, in un senso o nell’altro. I firmatari della lettera aperta hanno sempre avuto questa posizione. I miei critici no, perché avevano già deciso. Queste Buone Femministe sono persone imparziali? Se non lo sono, stanno solo alimentando quella vecchissima narrazione che ritiene le donne incapaci di correttezza e giudizio, e stanno fornendo agli oppositori un ulteriore motivo per negare loro l’accesso alle posizioni decisionali.

Una digressione. Rilevante. Un’altra accusa che mi è stata rivolta è di aver paragonato i procedimenti della UBC ai processi alle streghe di Salem, in cui una persona era colpevole solo perché accusata di esserlo, dal momento che la raccolta e convalida delle prove sfuggiva a ogni possibilità di verifica. Le mie accusatrici non sono d’accordo. Pensano che, in questo modo, le abbia paragonate agli inquisitori delle adolescenti di Salem e le abbia definite ragazzine isteriche. Ciò a cui alludevo è invece la struttura dei processi.

Quello a cui fa riferimento Atwood, dunque, ha a che fare con le dinamiche processuali, mediatiche e virtuali che portano all’equazione accusato uguale colpevole. Qualcosa di simile a ciò che accade quotidianamente con La furia della rete.

Una giustizia sommaria temporanea e comprensibile può trasformarsi in una consuetudine al linciaggio culturalmente solidificata, nella quale i metodi della giustizia disponibili vengono gettati fuori dalla finestra e strutture di potere extra-legali sono istituite e mantenute. Cosa Nostra, ad esempio, ha avuto inizio come forma di resistenza alla tirannia politica.

Il peso assunto dal fenomeno #MeToo è il sintomo di un sistema legale spezzato. Troppo spesso, le donne e altri accusatori di abusi sessuali non sono riusciti ad ottenere un’udienza imparziale nelle istituzioni – comprese le strutture aziendali – quindi hanno utilizzato un nuovo strumento: internet. Le stelle sono cadute dal cielo. È stato molto efficace, ed è stato un campanello d’allarme imponente. E adesso? Il sistema legale può essere riparato, o la nostra società potrebbe sbarazzarsene. Istituzioni, corporazioni, e posti di lavoro possono fare pulizia, altrimenti cadranno altre stelle, e anche un bel po’ di asteroidi.

Ma se il sistema legale viene aggirato perché è considerato inefficace, cosa prenderà il suo posto? Quali saranno i nuovi mediatori politici influenti? Di certo non le Cattive Femministe come me. Non siamo accettabili né per la destra né per la sinistra. In periodi di estremi, vincono gli estremisti. La loro ideologia diventa una religione, chi non la segue è considerato un apostata, un eretico o un traditore, i moderati che stanno nel mezzo vengono annientati. Gli scrittori sono particolarmente sospetti perché scrivono di esseri umani, e le persone sono moralmente ambigue. L’obiettivo dell’ideologia è eliminare l’ambiguità.

 

In tutta questa vicenda, gli scrittori si sono scagliati uno contro l’altro, specialmente da quando la lettera è stata distorta dai suoi detrattori e diffamata come se fosse una Guerra alle Donne. Ma adesso, io invito tutti – sia le Buone Femministe che le Cattive Femministe come me – a smetterla con queste sterili discussioni, ad unire le forze e a puntare i riflettori dove sarebbero dovuti essere puntati sin dall’inizio – alla UBC. Due accusatrici si sono espresse contro il procedimento della UBC. Per questo andrebbero ringraziate.

Non appena avviata dalla UBC un’inchiesta indipendente per le sue stesse azioni – come quella condotta di recente alla Wilfried Laurier University – con l’impegno di renderla pubblica, il sito UBC Accountable sarà servito al suo scopo. Che non è mai stato quello di schiacciare le donne. Perché responsabilità e trasparenza sono state ingiustamente accusate di essere antitetiche ai diritti delle donne?

Una guerra tra donne, invece di una guerra alle donne, è sempre gradita a chi augura loro il peggio. Stiamo vivendo un momento veramente importante. Spero che non venga sprecato.

Non le une contro le altre, quindi, ma le une insieme alle altre verso un obiettivo comune, cioè la scoperta della verità e il sovvertimento del sistema di potere e della cultura patriarcale. Senza fare in modo che la furia della rete compia stragi e distrugga persone senza prima accertare come sono andate le cose.

Come reputi questa posizione? Parliamone nei commenti sotto la pagina Facebook.

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