Umberto Galimberti – Il rapporto tra corpo e mondo

Estratto da un incontro di Umberto Galimberti alla Fondazione Corriere della sera il 5 febbraio 2008.

La dimensione originale del corpo è ben espressa nella lingua tedesca che è molto più precisa dell’italiano. Loro chiamano il corpo della medicina sommatorio di organi, quello in cui noi abbiamo prestato fede, Körper, e qualche volta più radicalmente Körperding, che vuol dire il corpo ridotto a cosa, come oggetto di osservazione clinica. Quello che voi incontrate in ospedale la vostra soggettività viene soppressa e voi diventante oggettivamente dei rappresentanti di organi. Per cui se vi ammalate di fegato andate nel reparto di epatologia, se vi ammalate di ulcera andate nel reparto di gastroenterologia. è il vostro organo a collocarvi nei vari luoghi, ed è giusto che sia così, non sto facendo nessuna critica, basta dire che il Körper vi colloca e voi diventate aggregati del vostro organo. La personalità non è significativa perché il mio fegato e il tuo sono trattabili alla stessa maniera. La tua biografia, la tua modalità ad ammalarti non è interessante dal punto di vista scientifico, perchè è un punto di vista oggettivo. Quando voi andate da un medico e raccontate i vostri guai, state raccontando dei vostri fatti soggettivi, che sono dei dolori, e quando voi parlate il medico deve tradurre il fatto soggettivo in oggettivo, che è il male, come glie lo descrive la scienza. Invece il corpo come lo viviamo nella vita si dice lieb che è una parola parente di leben che vuol dire vita, e anche con liebe che vuol dire amore. Freud è persuaso che si vive finché qualcuno ci ama, cioè che l’amore è il motore della vita. Ma tutti quanti sperimentiamo che le cose vanno esattamente così. Sarebbe interessante vedere se i vecchi muoiono perché sono vecchi o perché nessuno li ama più. Veniamo da una tradizione che dice anima e corpo e su questo ha costruito scienza, religione e psicologia. Sarebbe più interessante invece pensare non anima e corpo, quindi tutto un gioco interno, un anima interiore che si manifesta nel corpo, ma al rapporto tra corpo e mondo. Vuol dire che io non sono al mondo come questo libro e questo bicchiere. Il mio corpo, e questo lo diceva già Platone, è un corpo aperto al mondo. Cosa vuol dire? Che io ricevo stimoli e a questi stimoli reagisco, ascolto delle parole e a queste parole rispondo. Platone diceva che gli uomini si differenziano dagli animali perché il loro corpo è eretto e il fatto che sia eretto dispiega intorno a loro un panorama da cui sono esclusi gli animali, che sono curvi, e questo panorama fa venire loro le idee. Noi siamo al mondo come quelli che hanno un mondo dischiuso dal proprio corpo e siccome il nostro corpo non è una cosa, ma le cose sono nel mondo, io sono nel mondo come uno che ha il mondo, che dischiude un mondo, il mio mondo. Questo è il nostro corpo, apertura al mondo, intenzionalità alle cose, risposta agli stimoli, elaborazione dei messaggi che ricevo. Merleau-Ponty chiedeva per quale ragione, discutendo con dei neurologi, quando si taglia la gamba a un uomo questa persona va avanti per dei mesi come se quella gamba ce l’avesse ancora? Perché non vuole ignorare quella parte di mondo che quella gamba raggiungeva. Quindi è il rapporto corpo-mondo quello decisivo, non anima e  corpo. Ma se io assumo questa nozione di corpo come corpo vivente nel mondo della vita, che è il  mondo che abitiamo quotidianamente, essere alti o bassi, belli o brutti, cambia molto il nostro  modo di essere al mondo, non è una faccenda d’anima. Essere vicini o lontani cambia molto nella  comunicazione. Quando qualcuno si avvicina troppo creiamo delle distanze. Io non so se quando ci  si da la mano non sia un modo per stabilire una distanza precisa in maniera tale che non siamo né  troppo vicini né troppo lontani. Questo è il nostro modo di essere al mondo, questo è il nostro  corpo. Il nostro corpo è l’assoluto qui di ogni la, per me lo spazio si apre da qua e vedo questo  spazio che è il mio spazio vissuto che è altro dallo spazio geometrico di questa stanza. Voi dalla  vostra posizione avete un’altro spazio vissuto, che non è il mio. Da che cosa è deciso? Dal  vostro corpo, dalla posizione del vostro corpo. Noi non potremmo dire qui o la prescindendo il  nostro corpo. Ma anche il tempo corporeo è un tempo diverso da quello oggettivo. Noi qui avremo  già parlato per mezz’ora e loro potrebbero essere annoiati oppure interessati e il tempo sarà  veloce o breve a seconda dell’interesse che avranno suscitato queste parole, ed è di questo tempo  che voi vivete, non il tempo dell’orologio ma il tempo come tempo vissuto, che è corporeo.

La prima costruzione dell’Io è la distinzione tra Io e mondo esterno, ma da che cosa è data questa distinzione? Da io corpo, che è roba mia, dalle cose che sono fuori di me. I bambini non  nascono con questa distinzione, la guadagnano gradatamente assumendo i confini del proprio corpo.  Le carezze delle madri servono a delimitare il corpo, e quindi a creare la separazione tra me e  ciò che è al di fuori di me, dentro e fuori sono categorie corporee. Con la presunta vostra anima  o pensiero potete essere anche a New York ma col vostro corpo siete qui. Quindi il dentro e il  fuori, il qui e l’allora, sempre queste basi linguistiche che sono poi le basi dello spazio e le  basi del tempo, le basi della proprietà e dell’alterità, sono tutte strutture corporee. Però  bisogna recuperare il corpo non come sommatore di organi come vuole la scienza ma bisogna  recuperare il corpo come ce lo descrive il mondo della vita. E poi c’è la malattia, li forse si  ha la struttura più potente di che cosa significa organismo e di che cosa significa corpo. Perché  se la salute consiste nel rapporto tra uomo e mondo, quando uno sta bene una delle caratteristiche  del corpo è di farsi ignorare, quando si sta bene si ignora il corpo. Del corpo ci si incomincia  ad accorgere quando sta male. Ma cosa succede esattamente quando sta male il corpo? Succede che  si spacca la struttura originaria del rapporto corpo-mondo. La cosa più grave della malattia non  è il male ma la destrutturazione del rapporto corpo-mondo, il che vuol dire che quando sono sano  io sono il mio corpo e ho difronte a me il mondo. Io vado verso il mondo e il mondo mi stimola  poi io rispondo, e questa è la salute. In occasione della malattia il mondo va sullo sfondo, non  mi interessano più le cose del mondo, e il mio corpo, con cui nello stato di salute coincido,  prende il posto del mondo, cioè io lo guardo come prima guardavo il mondo. Nella condizione di  salute guardavo il mondo col mio corpo, e poi si opera, nel momento della malattia, una scissione  tra io e corpo e il corpo prende il posto del mondo e lo guardo come un oggetto, lo guardo con  l’occhio medico, lo dis-abito. Separare Io e corpo, ci dicono gli psichiatri, è il primo sintomo  di schizofrenia. Quindi il mio corpo è la in quel melo del giardino, io sono quella pianta, in  quell’animale c’è il mio corpo, che è quello che si verifica sostanzialmente in occasione di  qualsiasi malattia come struttura per cui il mio corpo non è più in relazione al mondo, ma io  scisso dal mio corpo lo guardo come una cosa. Quando dite ai malati gravi “su coraggio,  impegnatevi nel mondo della vita, non rassegnatevi”, cosa state dicendo in realtà? Non guardare  il corpo come una cosa trattabile solo biochimicamente o chemioterapicamente, guarda il corpo  come la tua dimora, la tua abitazione, quello che tu propriamente sei. Lo stai invitando a  recuperare quella nozione di corpo rispetto a quel degrado di condizione a cui lo riduce lo sguardo  scientifico. La scienza fa benissimo a procedere così, sennò non avremmo fatto un passo avanti  rispetto a Ippocrate, ma siamo noi colpevoli quando ci adeguiamo alla visualizzazione che la  scienza fa del nostro corpo e la assumiamo come definizione. Quando facciamo questo passaggio  siamo già separati dal nostro corpo. Naturalmente le figure di separazione dal corpo non  avvengono solo nelle situazioni di malattie, tutte le anoressiche hanno questo vissuto del corpo  come altro da loro quindi se lo devono costruire secondo i modelli di magrezza che hanno  stabilito nella loro mente, ma direi che anche tutti quelli che vanno in palestra vedono il loro  corpo come altro da se, in termini di costruzione della corporeità e quindi di non coincidenza  con la propria corporeità.

Sotto la prima parte della conferenza.

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