Rolling Stone: Trovare un nemico non basta

La tazza

rubrica di Andrea Colamedici

Noi non stiamo con Salvini”, recitano in coro gli artisti di Rolling Stone. E proseguono: “Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito”. Senza accorgersi, però, che stanno facendo esattamente la stessa cosa: stanno trovando un nemico per sentirsi forti e uniti. Ma io la capisco quella copertina. È come un urlo di disperazione: vedi tutti intorno instupidirsi e incattivirsi e non sai che fare. Non sai farti portatore di quelle idee basilari che sostengono il tuo essere al mondo, non sai comunicarle, non sai mostrarne la bellezza. E, preso dalla disperazione, ti metti a urlare. Ci sta. È una reazione sacrosanta ma che rischia di essere molto pericolosa. Perché genera soddisfazione fine a se stessa e impedisce a quel fastidio di diventare altro. Di diventare azione. “Io non sto con Salvini”: il problema è che solo questo unisce in maniera chiara e netta quell’intellighenzia italiana. Non un’idea di futuro, non un progetto. Solo un nemico, un cattivo, un bersaglio. “Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, scriveva Brecht, ma molto più sventurata se ha bisogno di antieroi perché gli eroi si ricordino di esistere. E, detto tra noi, se fossi uno degli strateghi della Lega esulterei di fronte alla copertina in questione: è contemporaneamente un’investitura di Salvini e una dichiarazione d’impotenza di tutti gli altri. Eppure abbiamo davanti un’enorme opportunità: raccontare da capo, con nuove parole e nuove idee, un’antica speranza. Mostrare davvero un’alternativa. È il compito degli intellettuali, dei filosofi, dei pensatori che vogliono finalmente farsi capire, e che hanno il coraggio di dire chiaramente e potentemente ciò che siamo e ciò che vogliamo. Che vogliono spiegare perché essere amici, e non di chi essere nemici.

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