Il troglodita, i gay e gli animali

Uno dei più straordinari esercizi dell’esegesi biblica, raccontava il filosofo lituano Levinas, consisteva nel fornire il più alto numero di letture possibili di un passo della Bibbia. Imparare a guardare lo stesso frammento, la stessa fonte, attraverso il maggior numero di prospettive. Questo non serviva a trovare la lettura giusta, ma ad abituare la propria mente ad espandersi, a fare spazio alla meraviglia della Torah e, quindi, della vita. Lo stesso andrebbe fatto con ogni fatto di cronaca, rilevante o irrilevante, che però smuove la quiete pubblica.

C’è questo tipo che, in un piccolo paesino della Calabria, affitta una casetta nella proprietà dove vive con moglie e figli. Dopo aver scambiato un paio di messaggi via WhatsApp con il futuro inquilino, specifica che non intende ospitare omosessuali. Dopo poche ore si ritrova subissato di minacce, offese e ingiurie da ogni parte d’Italia, volte a distruggere la sua attività commerciale e la sua persona.
Ora. L’uomo in questione non è difendibile per quanto ha scritto: è riuscito in una frase a condensare tre offese:
1) Non accettiamo
Non è che non affittiamo, non è che non li vogliamo: noi proprio non li accettiamo gli omosessuali. Sembra una posizione esistenziale più che logistica: “io non vi accetto”. Chiaro che, se avesse scritto soltanto “non accettiamo animali”, nessuno avrebbe mai pensato a un’antipatia personale del proprietario verso cani e gatti. È altrettanto probabile che l’uomo si sia espresso male, che il suo intento non fosse apertamente discriminatorio, ma questo non attenua di certo il danno.
2) Non accettiamo gay
Siamo omofobi. Punto.
3) Non accettiamo gay e animali
Mettiamo sullo stesso piano gay e animali. Che è un po’ come se un barbiere mettesse all’ingresso la scritta: “Qui cani e donne non possono entrare”. Parlandoci magari spiegherebbe che “non entrano i cani perché sporcano, e non faccio entrare le donne perché taglio i capelli solo agli uomini”. Le ragioni saranno pure diverse, ma messa così l’accoppiata è tremenda.

Il fatto è che quest’uomo aveva delle motivazioni (seppur sbagliate) che lo hanno spinto verso questa posizione indifendibile: come molti, moltissimi italiani, all’idea di vedere nella stessa piscina (che casa e depandance condividono) i propri figli insieme a due uomini abbracciati ha provato disgusto e, forse, paura. Paura di aver portato dentro casa un pezzo di mondo che nella sua idea non doveva far parte dell’educazione dei figli. L’idea di un bacio tra due uomini gli sarà sembrata diseducativa, pericolosa. Violenta.

Ora. È molto facile dire “che troglodita”: sì, è un troglodita. Una specie di troglodita abbastanza diffusa, della cui futura evoluzione siamo tutti responsabili. Ma c’è un’altra specie di troglodita, ancora più diffusa e pericolosa. È quella composta da chi vuole soltanto sfogare la propria rabbia e frustrazione nei confronti di un altro probabile frustrato, e reagisce impulsivamente a questa notizia urlando il proprio disgusto e esigendo la fine (come minimo professionale) di quell’albergatore.
È impegnativo pensare a soluzioni per far capire l’assurdità dell’omofobia. È molto più semplice e soddisfacente colpire con la clava il troglodita, gridando “Uh uh!” su queste caverne virtuali.

di Andrea Colamedici

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