Perché la monogamia fa (quasi) sempre male

Sono felicemente monogamo perché amo l’impossibile.

«La coppia è una comunità i cui membri hanno perso la loro autonomia senza liberarsi della solitudine», scriveva Simone de Beauvoir. Ma altrove aggiungeva: «La coppia felice che si riconosce nell’amore sfida l’universo e il tempo; è sufficiente a se stessa, realizza l’assoluto».

Queste due istanze della coppia, la perdita di spazi di libertà da una parte e la sfida all’universo dall’altra, sono il paradosso più avvincente dell’amore. Vivere insieme a qualcuno con cui condividere famiglia, amore e sesso non è una passeggiata, anzi: è roba da eroi. La compenetrazione di queste tre aree è un fatto che andrebbe festeggiato, mentre invece passa per essere la normalità. Di conseguenza, chi non riesce ad adeguarsi a uno standard così improbo si dispera, convinto di essere ben al di sotto del minimo indispensabile. Riguardando le due frasi in apertura, infatti, ci si accorge che non sono in contraddizione tra loro perché si riferiscono a due mondi diversi: nel primo caso de Beauvoir si riferisce alla coppia, nel secondo, invece, alla coppia felice. E come può una coppia diventare felice?

La coppia monogamica è oggi chiaramente un’utopia: l’invenzione borghese che voleva condensare in un unico spazio la famiglia, l’amore e il sesso si è rivelata non soltanto fallimentare ma persino dannosa: lo standard da sostenere è talmente elevato – bravi genitori, bravi amanti, bravi innamorati – da diventare semplicemente insostenibile per chi si approccia alla coppia monogamica come a una cosa normale. Sostiene Alain de Botton che a partire dal XVIII secolo il bourgeois, dovendo lavorare per gran parte della giornata al fine di imporsi (come ha poi fatto) nelle gerarchie sociali, non disponeva delle energie fisiche ed economiche per permettersi più di una relazione. Fece quindi di necessità virtù e scelse per sé il modello di relazione più conveniente e utile: una sola compagna per tutta la vita con cui condividere cuore, letto e prole. De Botton ammette di non essere in grado di offrire una risposta soddisfacente al problema “coppia”, e cioè: meglio una monogamia dentro cui sentirsi limitati o una poligamia in cui sentirsi sperduti? «Non c’è una soluzione al problema – scrive in Come pensare (di più) il sesso – chi è monogamo soffre per le occasioni perdute e chi invece è adultero non si perdonerà mai di averle perse. Bisogna solo scegliere di quale veleno intossicarsi». Questa prospettiva è però, a ben vedere, limitata e limitante perché non mette in chiaro il fatto che la monogamia non è per tutti.

Per la stragrande maggioranza delle persone la monogamia può essere uno sprone, un ideale verso cui dirigersi con lentezza e ammirazione, ma non un modello a cui aderire interamente. In altre parole, la coppia monogamica ha senso soltanto se si pone come un laboratorio permanente di vicendevole scoperta di sé, e non come un enorme parcheggio dove assicurarsi che il proprio futuro e il proprio eros non diventino né troppo miseri né troppo ingombranti. La monogamia è positiva, cioè, se ha come base il desiderio della totale emersione di sé e dell’altro, la fuoriuscita integrale dei mostri e delle meraviglie presenti in entrambi. Se anche solo uno dei due partner non ha la voglia o la forza di assistere a quel big bang, questa microforma di società chiamata “coppia monogamica” non è la soluzione ideale. Vivere la fedeltà, la sincerità e l’armonia di coppia è una sfida enorme e molto spesso impari rispetto a quel che la stragrande maggioranza delle persone desidera dalla vita, e cioè piccole soddisfazioni ordinarie. Usare la coppia monogamica per soddisfare il proprio bisogno di mediocrità è come impiegare un Dom Perignon per pulire i pavimenti: un vero spreco. Il corrispettivo della coppia monogamica nelle forme di governo è la democrazia: in entrambi i casi si tratta di un ideale complesso, pericoloso e affascinante che passa per essere l’unica via con cui mettersi in relazione con l’altro. Ma la democrazia non è l’unica forma di governo possibile, e non è detto che sia la migliore. E, anche se lo fosse, ha bisogno di un livello di educazione civica, filosofica ed emozionale totalmente assente negli stati democratici contemporanei.

La monogamia – e questo farà storcere il naso a molti – non è naturale. Ma è la sua innaturalità a renderla quel potentissimo strumento evolutivo che è: perché l’evoluzione è da sempre contronatura, giacché non si cura dell’istinto di sopravvivenza e sceglie deliberatamente di essere altro da sé.

Andrea Colamedici


8 e 9 Aprile: seminario “LA COPPIA”
con Andrea Colamedici, Maura Gancitano, Eleonora Castagnola e Matteo Zaccari.

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