Perché fraintendi il “Conosci te stesso”

La crescita personale e la società contemporanea ti spingono nella stessa direzione: occuparti di te, amarti sopra ogni cosa, arricchire il tuo curriculum, prendere ciò che ti conviene e lasciar perdere ciò che non ti porta un “guadagno” tangibile.

È per questo che se ti occupi di qualcosa che non ha un’apparente connessione con te inizi a essere guardato con sospetto, come se stessi nascondendo del torbido. Se ti preoccupi per qualcosa o per qualcuno al di fuori di te sei di sicuro falso, inautentico, buonista, oppure hai interessi nascosti. Il guadagno non è evidente, ma dovrà pur nascondersi da qualche parte!

A noi capita, per esempio, con il Cerchio di Donne e di Uomini che conduciamo nella Libreria Teatro Tlon. È impossibile che una coppia eterosessuale sposata monogama con figli sia disposta a prendersi cura delle dinamiche difficili degli altri senza avere un interesse dietro. Saranno in crisi? Sono una coppia aperta? L’idea che una coppia “chiusa” e felice possa creare un’occasione di dialogo tra persone con generi, orientamenti sessuali, comportamenti sessuali, esperienze, credenze spirituali e vissuti psichici diversi sembra impossibile. Che ci guadagna?

Qualche settimana fa abbiamo ricevuto una mail da una persona che, prima di ringraziarci, ci confessava di aver pensato proprio questo: “perché lo fate?” In un mondo in cui il dono sembra una prospettiva dimenticata e ciò che importa è il commercio, cercare di illuminare una zona d’ombra quando non ci riguarda direttamente sembra assurdo. Perché lo fate? Se vivete una relazione serena che vi importa degli altri?

Questa idea nasce da un fraintendimento di fondo attorno all’idea di “lavoro su di sé”, che può essere chiarita attraverso la massima gnōthi sautón, “conosci te stesso”. Quasi tutti interpretano questa iscrizione sul tempio di Apollo come un invito a sprofondare dentro di sé, a esplorare ogni proprio recesso, a guardarsi perennemente “dentro”. La ricerca spirituale contemporanea ne fa in questo modo una scusa per l’autonalisi ossessiva, che è una vera e propria forma di narcisismo patologico.

In sostanza, tutta la mia energia deve essere impiegata solo per me, me, sempre me. Io sono al centro del mio Universo, e gli altri mi servono per alimentare questa ricerca ossessiva. Leggo i post su Facebook sperando che mi dicano qualcosa di me, frequento conferenze e seminari sperando che mi dicano qualcosa di me, inizio amicizie e relazioni sperando che aiutino me a stare meglio, essere felice, avere una vita più serena. La vita è un mercato, e io sono un commerciante che deve cercare di massimizzare i guadagni.

In realtà il senso profondo del “conosci te stesso” è, piuttosto, “accorgiti dei tuoi limiti, della finitezza della tua condizione umana”. Diodoro Siculo cala la massima in un contesto chiarificatore: “Conosci te stesso, non pensare di essere più di quel che sei. Uomo, non essere superbo, conosci te stesso, vedi che la sorte è signora di tutti”.

E in realtà, spesso gran parte degli stati negativi che viviamo non dipendono dal fatto che non ci conosciamo abbastanza, ma dal fatto che non ci accorgiamo abbastanza degli altri, che non ci doniamo abbastanza. Uscire da sé, donarsi, prendersi cura degli altri aiuta a prendersi cura anche di sé, a rimettere in circolo quelle energie che – se trattenute – rendono nervosi, rabbiosi, molesti. Se tanti conti correnti interiori sono in rosso non è perché la persona non riesce a risparmiare abbastanza, ma perché si risparmia troppo.

 

One reply on “Perché fraintendi il “Conosci te stesso”

  • Cristina

    Felice di aver sollecitato questa riflessione…
    Che leggo con piacere proprio stamattina, che mi sono svegliata con la sensazione che sia arrivato il momento di tornare a guardare “fuori”, oltre il mio ombelico.
    Credo che il vostro messaggio sia prezioso, ora più che mai.
    Condivido la vostra lettura della realtà e spero che potremo contribuire tutti, ciascuno nel suo piccolo e con le sue peculiarità, a diffondere una cultura basata sul dono e l’apertura.
    Al prossimo incontro!

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