Perché abbiamo la peggiore classe politica della nostra storia

di Maura Gancitano

Sono ormai decenni che i cittadini italiani si lamentano dei propri rappresentanti: i politici che guadagnano troppo e che non migliorano lo stato generale di benessere – anzi, lo peggiorano – e che spesso rubano il denaro dei contribuenti e se lo spartiscono attraverso appalti truccati, finte consulenze e altre manovre.

Se mai c’è stato un momento d’oro, in cui i politici si sentivano davvero investiti di un mandato e facevano di tutto per realizzarlo – forse nell’Atene di Pericle, cioè 2500 anni fa? – non è certo quello che stiamo vivendo. Un certo modo di fare politica è morto, e un politico di successo è prima di tutto un personaggio mediatico che usa lo scranno del Parlamento quasi esclusivamente come uno studio televisivo, il set per le proprie dirette Facebook, e scrive i discorsi per ricevere il consenso delle masse, per fare indignare, per fare urlare “BASTA!!!” o “Avanti!”.

O che usa le parole senza pensare alle loro implicazioni profonde, come nel caso di Patrizia Prestipino, membro della direzione nazionale del Partito Democratico, che il 25 luglio ha dichiarato che le donne italiane dovrebbero fare più figli per continuare la razza italiana. Si è poi scusata, probabilmente riconoscendo l’errore, ma rimane il fatto, che si somma a moltissimi altri.

Il 3 agosto, invece, il deputato Stefano Esposito ha dichiarato che “ci sono alcune organizzazioni non governative che hanno una posizione ideologica (o ideale, dal loro punto di vista) per cui il tema è esclusivamente salvare vite umane. Noi non ce lo possiamo permettere”. Dunque sarebbe ragionevole lasciar morire delle persone in mare, volerle salvare da morte certa sarebbe idealismo.

In tanti dei nostri rappresentanti politici e amministrativi mancano la memoria storica, la capacità di argomentare, il senso civico, l’abilità di dialogare, l’attenzione verso l’uso dei termini e il rispetto delle regole. Il problema è che mancano anche a noi cittadini.

È evidente che chi commenta gli interventi di questi politici non argomenta meglio di loro, è sufficiente leggere i commenti sulle loro pagine Facebook per notare che raramente si va oltre il “COMPLOTTO!” “TUTTI A CASA!” “ITALIA AGLI ITALIANI”, urla di disperazione condite spesso da link a fake news. Per un deputato europeo che ridicolizza le istituzioni noi rispondiamo con un linguaggio ancora più scarso, senza argomentare, senza scegliere le parole, senza domandarci se esistano altre prospettive, senza verificare l’attendibilità delle notizie. Le basi del dialogo pubblico vengono distrutte.

Non è il caldo, non sono i transiti astrologici, è una deriva culturale che il nostro Paese sta prendendo, un impoverimento del pensiero. Byung-Chul Han e Jürgen Habermas direbbero che siamo passati dalla razionalità discorsiva alla razionalità digitale. È sempre più difficile costruire spazi di dialogo, portare avanti ragionamenti lunghi, che hanno bisogno di tempo, perché è molto più semplice e immediato esprimere un’opinione superficiale o basata sugli istinti, urlare, azzuffarsi.

Esattamente come fanno i nostri rappresentanti, come se non si riuscisse a sfuggire dalla fretta dei tempi televisivi e da social network. Dimmi subito quello che pensi, senza fare giri di parole, dimmi se sei per il Sì o per il NO, non dirmi che la questione è complessa, che può esserci un’altra posizione, dimmi solo se stai dalla mia parte o mi sei nemico.

Un modo di pensare e di agire che distrugge in un colpo solo le basi della società liberale e il senso stesso della politica. Vince chi urla più forte e chi si racconta meglio e più in fretta, tra i politici e tra i cittadini.

In questo Paese c’è un malessere diffuso che dipende da moltissimi fattori. Non tutti sono dovuti a ciò che lo Stato non fa per noi o a ciò che i politici fanno e dicono di sbagliato. Tanti di questi fattori nascono dall’atteggiamento di noi cittadini, da un’ignoranza diffusa e da idee scorrette, ma date per scontate, su ciò che lo Stato dovrebbe fare per noi. Tante di queste idee – per esempio quella che il voto sia l’unico modo per agire politicamente nella società – andrebbero scardinate, messe in dubbio, perché il più delle volte sono false.

La maggior parte di noi cittadini italiani ignora le più basilari norme costituzionali e di organizzazione dello Stato, e qui c’è da domandarsi se la responsabilità sia della scuola o dell’ignoranza personale. Probabilmente è di entrambe, probabilmente ci sono aspetti della nostra cultura che sono molto più pericolosi di quanto pensiamo e che ci boicottano continuamente. Dovremmo ricordarci in quanto cittadini dei nostri doveri di fronte alla cosa pubblica, primo tra tutti il dovere di informarsi, e subito dopo quello di agire ragionevolmente, senza dare sfogo agli istinti più bassi, e articolare pensieri complessi, argomentazioni.

Ma così cambierà anche la qualità dei nostri politici? Avremo finalmente un nuovo Pericle, e non i soliti “rappresentanti ladri”? Se cambiassimo davvero il nostro modo di ragionare, domande come queste sarebbero – finalmente – retoriche.

One reply on “Perché abbiamo la peggiore classe politica della nostra storia

  • Silvia

    Purtroppo penso che a tutto questo hanno voluto condurci in modo consapevole e studiato. Una perfetta fabbrica del consenso (o del dissenso confuso e sconclusionato) che ha dato mano libera a chi governa realmente non solo nel nostro Paese, ma in gran parte del mondo: una strana Massoneria che vorrebbe vederci tutti supini e accontentati come i sudamericani, incapaci di reagire o di farci rappresentare dignitosamente.
    Di tutto questo i “politici” sono anch’essi delle marionette (penso a Renzi e alla lobby delle banche che lo ha portato al potere nientemeno che con la “sinistra”, visto che la “destra” ormai era già del CT Berlusconi).
    Di tutto questo, poi, la scuola ne è consapevolmente colpevole, se ha voluto togliere l’ora di Educazione Civica con il risultato che gli adolescenti di oggi non hanno idea di chi sia il Presidente del Consiglio e chi sia il Presidente della Repubblica, e se il primo sia in carica per una scelta del popolo o, come al solito, di chi comanda veramente.

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