Perché l’odio è una droga (devastante)

La tazza

rubrica di Andrea Colamedici

L‘odio è la droga del momento.
Crescono a dismisura le fila dei drogati di odio, che quotidianamente ricevono la propria razione di rabbia quotidiana da sfogare sul prossimo. L’assunzione costante di odio, esattamente come accade con le droghe, genera tre conseguenze: dipendenza, tolleranza e assuefazione.
Dipendenza, perché si desidera compulsivamente un nemico e non si riesce a vivere un solo giorno senza prendersela con un migrante, con un rom, con uno scrittore, con il “buonista” di turno.
Tolleranza, perché le dosi di odio devono aumentare progressivamente per garantire all’odiatore la soddisfazione iniziale, e al manovratore il controllo sulla massa di odianti. Bisogna odiare ogni giorno di più, e più forte, ferendo sempre più profondamente l’Altro. Perdendo, in questo modo, qualsiasi possibilità di tornare indietro e di riscoprirsi simili.
Assuefazione, perché si sviluppa una vera e propria necessità psicofisica di ferire. Ci si trasforma in odiatori integrali, alla perenne ricerca famelica di un bersaglio indicato dal leader di turno. “Attacca!”, è il sottotesto di gran parte della comunicazione politica del momento, che sprona quotidianamente i propri adepti a devastare i nemici del giorno.
Fermatevi, ora che siete in tempo. Fermatevi dal ripetere sempre gli stessi slogan: non vi sentite umiliati nell’essere diventati soltanto dei ripetitori?

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