Perché il neopopulismo ama l’élite

di Andrea Colamedici

Il “popolo” che oggi intasa la rete e le strade con insulti, violenze, applausi e slogan non odia davvero l’élite. Quel popolo odia non essere parte dell’élite.

E i neopopulismi attuali, italiani e stranieri, non vogliono neanche lontanamente rimuovere quell’ingiusto spazio di comando: vogliono insediarcisi. Non vogliono abbattere i privilegi: vogliono essere i privilegiati. Ed è questo il punto su cui una nuova alternativa culturale e politica può e deve formarsi, opponendo a questo narcisismo un ascolto reale e paritario delle esigenze di tutti, senza limitarsi a mescolare le carte.

Questo elitismo strisciante l’ha evidenziato Donald Trump in un minuto del suo lungo discorso in Ohio del 4 agosto scorso, che merita di essere analizzato.

Trump, dopo aver ricordato che grazie a lui “I dimenticati dell’America non sono più dimenticati”, arringa la folla così:

«Voi siete grandi persone. Lavorate duro, pagate le tasse, fate tutto questo e siete stati dimenticati. Si sono dimenticati di voi. E voi siete la gente più intelligente».

 

 

Fin qui nulla di nuovo. Voi contro loro. Voi non siete stati difesi, ma fortunatamente ora ci sono io. Voi siete fantastici e loro non vi hanno rispettato. E, visto che la vecchia politica è stata pessima, la nuova è per forza eccellente. Solito, efficacissimo, copione. Ma è subito dopo che Trump, in due passaggi da osservare con attenzione, esprime chiaramente il nocciolo del neopopulismo, ed è capendo cos’è che dice davvero che possiamo costruire nuove parole e strategie di vera condivisione.

«Sai di cosa parlano? Parlano dell’élite, l’élite. Hai mai visto l’élite? [Fischi dal pubblico] Loro non sono l’élite. Siete voi l’élite. Voi siete l’élite. [Applausi e grida] Siete più intelligenti di loro. Guadagnate di più. Avete tutto, lo sapete».

Le stesse persone che prima fischiavano all’idea dell’élite, ora applaudono festose: cos’è cambiato? È cambiato il fatto che ora Trump li definisce “élite”. Ora sono loro la “casta”, e ne sono felicissimi. Il problema, quindi, non era il fatto che ci fossero delle persone con privilegi speciali, con il diritto di decidere della vita altrui, con possibilità precluse al resto della popolazione. Era il fatto che fossero “altri” a farlo. Se io sono l’élite, l’élite allora va bene. Chiaramente questo non solo è antidemocratico, ma è soprattutto antipolitico. Ma non finisce qui, Trump fa un ultimo passaggio cruciale che vale la pena analizzare:

«L’elite? [Risate] Loro sono più d’élite di me? Ho di meglio in tutto ciò che hanno, compreso questa [indica la testa]. E io sono diventato presidente e loro no, il che significa che voi siete diventati presidente. E questo li sta facendo impazzire».

Trump non si nasconde, anzi, si vanta: lui è la vera élite. E spiega perché: lui è molto più ricco – in un altro discorso dirà che lui è l’élite perché i suoi appartamenti sono migliori di quelli degli altri – ed è anche più intelligente. Lui è il potere. E, visto che lui è il presidente, di conseguenza i suoi elettori sono l’élite. E sono i più intelligenti, proprio perché votano lui. “Perché IO – leader – sono VOI – popolo – e quindi VOI siete ME. E se VOI siete ME godete automaticamente dei miei privilegi. E sarete felici di essere invidiati e odiati dagli ALTRI”.

Il “sistema”, in questo modo, non viene affatto scalfito. Anzi, ne esce rafforzato.
L’ingiustizia resta; cambiano soltanto i colpevoli.

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