Luca de Biase – Educazione digitalizzata

Intervista a Luca de Biase pubblicata il 21 luglio 2011 su mosaicoelearning.it.

A proposito di cambiamenti, il 7 Giugno scorso hai lasciato la direzione di Nòva, diventandone, come tu stesso hai scritto, portatore di idee. Cosa dobbiamo aspettarci da questo tuo nuovo ruolo?

Si. Quello che sto facendo adesso è scrivere e dare spunti di proposte per approfondimenti che si possono fare. Il giornale ha preso una linea più consona a quello che il nuovo direttore vuole portare ai suoi lettori. È uscito alla Domenica e le persone che comprano Il Sole 24 Ore la Domenica sono diverse da quelle del resto della settimana. Certamente stanno trovando un nuovo valore alla Domenica con la nuova linea. Io faccio quello che ho detto, porto idee, scrivo, e cerco di contribuire all’innovazione. Continuo a fare la Vita Nòva, che è l’applicazione di ricerca del Sole 24 Ore nel Mondo dell’iPad e dei tablet.

Io vorrei parlare con te di e-learning. So che tra l’altro è uno degli argomenti di cui hai scritto in passato. Tu sei considerato il miglior giornalista tecnologico italiano, caporedattore di Nova24, come abbiamo detto. Ho scritto un articolo che ho intitolato l’elearning in Italia ha bisogno di correre.  A suggerirmi l’idea è stato il filosofo dell’ottocento Arthur Schopenhauer, che disse che: “Ogni verità attraversa tre fasi. Prima viene ridicolizzata. Poi incontra una violenta opposizione. Infine viene accettata come palese”. Oggi secondo te, l’elearning, in Italia quale di queste tre fasi sta vivendo?

Beh, non è ancora digerita certamente, non è ancora accettata in pieno, ma bisogna ammettere che l’e-learning a sua volta ha attraversato diverse fasi di sviluppo sia del concetto che della pratica. Credo che l’epoca in cui si è proposto come aula virtuale e grandi piattaforme molto costose per rispondere essenzialmente alla domanda di corsi a distanza non ha giovato al concetto nel suo insieme, perché non ha risposto all’esigenza di migliorare il servizio di apprendimento, e non soltanto.. La ergonomia di approccio ai corsi come veniva consentita dalle tecnologie che facevano insegnamento a distanza.

Credo che oggi la questione sia di ridefinire le esperienze di apprendimento, usando tutte le piattaforme possibili con una grande ricerca nel qualcosa in più che può dare il digitale. Questo significa certamente una relazione più sociale, più “social”, più network sociale nel rapporto tra gli allievi e chi insegna, un grande ricorso a quello che oggi si chiama “Gamification”, cioè l’approccio divertente che è simile al gioco dell’insegnamento, che in qualche misura sta funzionando per esempio per Khan Academy, che sembra essere il terreno di sperimentazione di maggiore successo al momento. Insegnano matematica con dei giochi online, usando ogni strumento possibile di miglioramento della esperienza di apprendimento, anche con l’idea del gioco e soprattutto con l’idea che gli studenti tra loro siano tutor l’uno dell’altro. Il lavoro dei professori, dei maestri, è quello di alimentare la loro voglia di partecipare e di controllare il modo con il quale si scambiano informazioni e si aiutano per procedere nel corso. Certamente questo è un concetto che per il Mondo sta cominciando a funzionare, per l’Italia mi sembra ancora nuovo.

Tra l’altro hai anticipato la mia prossima domanda. Infatti a proposito proprio di Social networking, di nuovi media, di te stesso dici che la tua ricerca è sulla linea dell’intersezione tra innovazione tecnologica, storia culturale, prospettive sociali ed economiche dei nuovi media. Molti dicono che il prossimo step evolutivo dell’e-learning consista proprio nell’integrazione della formazione online con il mondo dei Social Network. Sei d’accordo con questa affermazione?

Si. Fondamentalmente i Social Network non sono un’esperienza formativa nel momento in cui non incontrano delle sfide a migliorare la cultura e la conoscenza dei partecipanti, ma sono chiaramente un territorio di grandissima energia delle persone che vogliono mettersi in relazione tra loro. Nell’incontro tra le persone c’è moltissimo da imparare purché, appunto, il gioco sia quello di imparare. Quindi il tema è come calare una esigenza di e-learning all’interno di una dimensione della rete, che è così tanto capace di attrarre le energie delle persone.

Le nuove tecnologie possono sicuramente migliorare l’educazione. Invece cosa può fare uno sviluppatore per migliorare sé stesso ed essere protagonista di questo cambiamento che è in atto?

Guarda, gli sviluppatori hanno un compito straordinario davanti. Quello che sta succedendo è che la possibilità di realizzare ciò che immaginiamo sia possibile, che profondamente è dentro la cultura degli sviluppatori, sta diventando il centro propulsore della innovazione. Cioè questa cultura del prendere un problema, immaginare, vedere una soluzione, e poterla realizzare, che è proprio la caratteristica del software, dello sviluppo etc, è il grande pezzo di cultura innovativa, nuova, che sta venendo fuori con la rete. Questo innanzitutto provoca il fatto di prendere consapevolezza di questo compito, e di imparare a parlare con quelli che non sono sviluppatori, ma hanno la stessa cultura dell’immaginare una soluzione e realizzarla. Sono convinto che un nuovo rapporto con design e con autori di contenuti si formerà, e si formerà sulla base di un ruolo ancora più grande degli sviluppatori in questo momento.

Ti chiedo di lasciare un messaggio al nostro pubblico.

Non c’è investimento più importante nell’economia della conoscenza. Un’economia nella quale il valore si concentra sull’immateriale, sulla informazione, sulla ricerca, sul senso dei prodotti. Non c’è in questa economia investimento più ricco, importante e denso di capacità di generare valore che l’investimento nell’educazione. L’educazione è la dinamica fondamentale dell’economia della conoscenza dal punto di vista del grande investimento del patrimonio e capitale sociale. Lavorare in questo settore credo che sia una grande fortuna ed una grande saggezza.

Un arricchimento anche personale oltre che per gli altri. Fare formazione è bello anche per sé stessi..

È partecipare alla filiera produttiva più importante dell’economia della conoscenza.

 

 

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