15 Ott

La Scuola

– Dottore, non si reggono più.
– Ho notato.
– Bisogna fare qualcosa, dottore. Sono diventati ingestibili: si picchiano, urlano, non mangiano.
– Già. E poi c’è quel caso del mese scorso che potrebbe ripetersi.
– Sì, il paziente della 306. Ha cercato di fuggire ma fortunatamente è stato riportato al suo posto.
– Non possiamo permetterci che riaccada una cosa simile.
– Ha ragione dottore, ma abbiamo già limitato tutte le loro libertà: guardano e ascoltano le storie che abbiamo scelto per loro, mangiano quello che gli propiniamo, scelgono i loro rappresentanti tra i nostri uomini.
– Dottore, io un’idea ce l’avrei.
– Mi dica.
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Hari Seldon, di Michael Whelan

– Abbiamo sempre detto di non comunicargli mai la vera natura di questo luogo. Ora dobbiamo inserire un tassello successivo, dottore.
– Di che tassello si tratta? Non vorrà mica tirar fuori quella storia della vita eterna? Lo sa che non ha funzionato e che, al contrario, ha creato ancora più trambusto.
– No, no. Dobbiamo convincerli che si trovano in una scuola e che sono qui per imparare.
– Non dica sciocchezze!
– Mi ascolti. Il nucleo della questione è che, a un certo punto, tutti cominciano a domandarsi perché sono qui. Non serve a nulla continuare a riempire le loro esistenze di oggetti, impegni e cose così. Prima o poi uno spazio di lucidità arriva a tutti, persino a loro. E quello spazio, che prima le nostre strategie di controllo chiamate “religioni” riuscivano a occupare serenamente, ora è troppo libero.
– Sì, questo l’abbiamo notato. Il rischio che si accorgano di essere internati qui oggi è alto come mai prima d’ora. Ricordo infatti che il vecchio presidente, il…
– Mi lasci finire, è urgente. Dicevo, quello spazio oggi è terribilmente libero e non possiamo assolutamente permettercelo. Io credo di aver capito cosa fare per coprire interamente quella possibilità.
– Lo dica, si sbrighi.
– Dobbiamo creare una super religione.
– Si spieghi meglio.
– In realtà è molto semplice: si tratta innanzi tutto di prendere gli aspetti più grossolani delle religioni e unirli insieme.
– Che banalità.
– Mi ascolti: dobbiamo far credere a tutti che in realtà si trovano in una grande Scuola dentro cui possono imparare a evolversi.
– È un’idea assurda, non ci crederà nessuno.
– Mi creda. Bisogna metterli nella condizione di convincersi d’essere i creatori del mondo.
– Abbiamo già provato a convincerli dell’esistenza di un aldilà a immagine dell’aldiqua e sa bene com’è finita: continuano a uccidersi nell’aldiqua per ottenere l’aldilà. E così ci complicano incredibilmente il lavoro.
– Questa volta è diverso, vedrà. Non sono mai stati così delusi. Bisogna cominciare dal togliere i nomi: la religione non si chiamerà religione, i sacerdoti non si chiameranno sacerdoti e i fedeli non si diranno fedeli, né sapranno di esserlo. In secondo luogo dovremo mischiare le credenze, come le dicevo.
– A che scopo?
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Mule, di Michael Whelan

– Servirà a confonderli e a non dargli riferimenti sostanziali. Al tempo fu un grave errore dargli stabilità, ma non potevamo fare altrimenti. E poi bisognerà sviluppare un linguaggio; quella è la parte più difficile. Dovremo fare in modo che tutti loro ripetano incessantemente le stesse cose, e che la loro unità sintattica non sia più la parola ma la frase. Devono pensare per frasi e ricondurre tutto a quelle frasi.

– In parte è quel che proviamo a fare da tempo. Convincerli a credere in una storia senza capo né coda. Ma ogni volta ribaltano la storia e cominciano a distruggersi.
– Sì, ma ora sarà diverso. Abbiamo sempre pensato che per svuotare un individuo fosse necessario disperderlo in una massa informe. Ma ogni volta qualcosa dell’individuo restava, e il rischio di ritrovarsi un pericolo in casa non è mai stato azzerato. Ora abbiamo finalmente compreso che per svuotarli davvero dobbiamo farli piombare interamente dentro loro stessi. Non più una religione per le masse, ma una massa di religioni personali.
– Ma è sicura che non sia arrivato il momento della Soluzione Finale?
– Secondo me possiamo aspettare. Facciamo quest’ultimo tentativo.
– Sì. Ma è l’ultimo. Altrimenti saremo costretti a chiudere il nostro Manicomio Spaziale e io e lei perderemmo il lavoro.
– È l’ultimo tentativo di tenerli buoni. Siamo d’accordo.

di Andrea Colamedici

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