La fisica degli Angeli – Il ritorno degli Angeli

Estratto da “La fisica degli angeli” di Matthew Fox e Rupert Sheldrake, Edizioni Tlon.

 

Perché oggi gli angeli stanno tornando? Negli ultimi anni sono stati l’argomento di molti articoli e programmi televisivi, e una marea di libri, tra i quali molti bestseller, ne parlano. È una moda passeggera? Gli angeli non sono altro che l’ultimo oggetto di consumo per anime affamate? Si tratta di un viaggio verso un altro mondo, una fuga verso il regno etereo di luce, una distrazione che ci permette di non affrontare le urgenti questioni sociali e politiche? Il ritorno degli angeli può forse ispirare la nostra immaginazione morale? Possono darci il coraggio di occuparci in modo più efficace e fantasioso di questi argomenti mentre entriamo nel terzo millennio? Negli anni ‘90 ho fatto un sondaggio, chiedendo alle persone se avessero mai incontrato gli angeli. Tra il 60 e l’80 per cento di quelli che partecipavano alle mie conferenze rispose di sì. Forse non si tratta di persone ordinarie, ma sondaggi a campione sulla popolazione americana mostrano che un terzo, a un certo punto della propria vita, ha sentito la presenza di un angelo. Ciò suggerisce che non sempre bisogna credere agli angeli per percepirli. Quando si fa esperienza di qualcosa, non c’è più bisogno di crederci; non è una questione di fede ma di esperienza. Il misticismo riguarda il confidare nella nostra esperienza. E forse quello che ci viene chiesto oggi è di fidarci della nostra esperienza degli angeli. Nella cosmologia meccanicistica degli ultimi secoli, non c’era spazio per gli angeli. Non c’era spazio per i mistici. Non appena supereremo questa visione, non c’è alcun dubbio che ritorneranno i mistici; gli angeli lo stanno già facendo perché una cosmologia vivente sta tornando. San Tommaso d’Aquino, teologo del XIII secolo, ha detto: «Tutto l’Universo corporeo viene governato da Dio per mezzo degli angeli». L’insegnamento antico e tradizionale dice che quando vivi nell’Universo, e non in una macchina artificiale, c’è spazio per gli angeli. Ma che cosa è un angelo? E cosa fa? Innanzitutto, gli angeli sono potenti. Non bisogna farsi fuorviare dagli angioletti seminudi con cui il Barocco ha riempito il nostro immaginario. Quando nelle Sacre Scritture appare un angelo, le sue prime parole sono: “Non aver paura”. Direbbero veramente questo se apparissero come angioletti seminudi? Sarebbe più plausibile che esclamassero: “Mettimi il pannolino”. Ma gli angeli sono grandiosi. Il poeta Rilke dice che ogni angelo è terribile. Ma in che cosa sono potenti? Gli angeli sono per essenza entità che comprendono. Hanno una profonda capacità di intellezione. Sono specialisti nel comprendere – nel “prendere con”. Secondo l’Aquinate e altri esperti di angeli, conoscono tramite intuizione i pensieri originari che sostengono tutti gli altri nostri pensieri. Non devono andare a scuola per imparare l’essenza delle cose. Non hanno bisogno del pensiero discorsivo e della sperimentazione per apprendere. Colgono tutto intuitivamente, in maniera immediata. Sono esperti nell’intuire, e possono aiutare la nostra intuizione. Questo è uno dei motivi per cui angeli e artisti fanno amicizia così profondamente. Quando guardiamo le meravigliose immagini degli angeli che gli artisti ci hanno donato, non abbiamo a che fare solo con una sontuosa materia pittorica ma con una relazione che continua ad andare avanti tra angeli e artisti. L’intuizione è la strada che viene percorsa dagli angeli. Gli angeli sono anche gli amici speciali dei profeti, e noi oggi abbiamo bisogno di profeti. Ne abbiamo bisogno in ogni professione, in ogni incarico civile, in ogni generazione. Abbiamo bisogno di profeti giovani e anziani. “Cosa fanno i profeti?”, chiede Rabbi Heschel. “I profeti intervengono”. Se oggi stiamo per cambiare il corso dell’umanità ci servono dei profeti e, secondo l’Aquinate, gli angeli si occupano di profezia.

 

Jacopo Vignali – San Giovanni evangelista a Patmo

 

Gli angeli, inoltre, hanno una forte volontà, e sempre l’Aquinate dice: «La loro volontà è per natura quella di amare». Non sono astratti intellettuali; sono esseri comprensivi e pieni d’amore. L’amore invade la loro capacità di comprendere. La loro conoscenza è conoscenza del cuore. È saggezza, non semplice sapere. Vediamo così che nelle loro specifiche prerogative di comprensione, amore, compassione e profezia, gli angeli hanno chiaramente molto da insegnarci sulla spiritualità. E i loro compiti non sono banali. Hanno degli impegnativi doveri cosmici da eseguire, relativi alla saggezza e alla conoscenza che portano. Uno di questi compiti è pregare. Ovunque si stia pregando, gli angeli sembrano apparire. Infatti, ritengo che la loro assenza corra parallela a quella che chiamo crisi della preghiera nella civiltà occidentale. Imparando nuovamente a pregare, vedremo gli angeli ritornare. Sia Ildegarda di Bingen che Tommaso d’Aquino insegnano che il diavolo non prega, e ciò lo rende diverso dagli angeli: il rifiuto del pregare. Gran parte della nostra cultura degli ultimi secoli non è stata proprio un rifiuto del pregare? Cos’è la preghiera se non il frastuono (esplosione) della gioia e dello stupore? Se siamo privi della preghiera, è perché nel mondo in cui viviamo, meccanico e simile a una gabbia, siamo stati privati dello stupore e della gioia. La nuova cosmologia ridesta la nostra meraviglia e il nostro stupore, e quindi suscita la preghiera. Studiare gli angeli è fare luce su noi stessi, specialmente su quegli aspetti che sono stati demoliti dalla nostra civiltà che ha secolarizzato il nostro sistema educativo e persino il nostro sistema di culto. Quando parlo di secolarizzazione intendo ciò che svuota le cose dello stupore. Gli angeli, per noi esseri umani, sono dei collaboratori. A volte ci proteggono e difendono; altre ci ispirano e ci annunciano grandi novità – ci smuovono. Altre volte ancora ci guariscono, e talvolta ci accompagnano in altri regni, dai quali ritorniamo carichi di misteri. L’Aquinate dice: «Noi compiamo le opere di Dio insieme agli angeli». E non solo: ci avverte che gli angeli annunciano sempre il silenzio divino, quello che precede la nostra ispirazione, le nostre parole, il silenzio portato dalla meditazione e dalla contemplazione. Gli angeli rendono felici gli esseri umani. È molto raro trovare qualcuno che ha incontrato un angelo senza il sorriso sul viso. Imbattersi in un angelo è ridiventare gioiosi. Come dice l’Aquinate, la felicità consiste nell’afferrare qualcosa di meglio di noi stessi. Lo stupore, la meraviglia e il potere rappresentato dagli angeli sono di questo tipo. Ci chiamano a essere più grandi di noi stessi. Infine, il peccato degli angeli oscuri ha a che fare con l’arroganza e l’uso improprio della conoscenza e del potere. Non ci suona familiare questo, se riflettiamo sugli ultimi tre secoli della civiltà occidentale? In questo periodo una meravigliosa conoscenza si è fatta avanti, e anche un sano potenziamento. Ma c’è stato anche un lato oscuro. L’arroganza ha inciso molto sulla nostra disperazione ecologica. Il mito di Faust è una dichiarazione che riguarda il cattivo uso del sapere, del potere e dell’arroganza nel nostro sforzo di conoscere l’Universo. Gli angeli oscuri non rappresentano forse il lato ombra della civiltà occidentale, quello che ha reso l’arroganza e l’uso improprio della conoscenza un normale stile di vita?

 

Matthew Fox, Rupert Sheldrake

La fisica degli angeli

Un dialogo eretico tra scienza e spirito

Edizioni Tlön

€ 6,80

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