La fine è vicina: per una metafisica dell’escathon

Terence: Molte teorie della creazione richiedono una singolarità. Questo significa che per avviare il motore intellettuale bisogna uscire dal sistema. Si ha una singola ipotesi gratuita, e una volta che la si è usata, il sistema deve scorrere in modo del tutto liscio fino alla fine. La scienza usa la sua singola ipotesi gratuita con il Big Bang, dicendo di fatto: “Dammi i primi dieci-dodici nanosecondi, e se posso fare un gioco di prestigio in quell’intervallo di tempo, il resto procederà in modo tranquillo e ordinato.” Io credo che se si può includere una singolarità gratuita nella costruzione del proprio modello, il posto migliore in cui metterla sarebbe non in un super-vuoto senza caratteristiche, processi o dimensioni, all’inizio, ma in un regno di molti regimi di temperatura, molte forme di energia, molti linguaggi, molti sistemi chimici, molti diversi livelli di scambio di energia, che sia più avanti nella vita dell’Universo. Quel che si ha, allora, è un’immagine non di un processo spinto dalla causalità verso una qualche morte termica miliardi di anni nel futuro, ma di un Universo che scorra naturalmente verso una complessità ancora più grande, alla fine.
Certo, questo modello è irrazionale, ma l’irrazionalità non ci butta fuori dal gioco. È il nome del gioco. Il problema è che non possiamo cambiare le nostre menti alla stessa velocità in cui possiamo riprogettare i porti, spianare le montagne, abbattere le foreste pluviali, costruire dighe sui fiumi.
Non è la marcia trionfale nel regno di Dio immaginata dalla cristianità, ma nemmeno la fluttuazione priva di tendenze specifiche di cui si insegna nel mondo accademico.
Se vai in un’università e chiedi: “Cos’è la storia?”, ti diranno che è un processo fluttuante senza tendenze specifiche. Quello che intendono è che non va da nessuna parte. Pensare la storia – questo stesso processo in cui la mente è incorporata e attraverso il quale essa si esprime – come priva di tendenze è un assurdo esistenziale. Platone ha detto che se gli dèi non esistessero sarebbero gli esseri umani a crearli. Stiamo creando Dio. La nostra macchina culturale, i nostri sogni di integrazione ed equilibrio, il nostro aver cura gli uni degli altri e del mondo – queste sono aspirazioni di tipo divino. Aspiriamo a essere Dio quando parliamo di diventare i custodi del mondo. Non vogliamo essere Adamo ed Eva che sgranocchiano i frutti del giardino. Vogliamo essere il giardiniere. Il potere in nostro possesso significa che realizzeremo questi sogni. Se non c’è un vero millennio con un vero Eschaton, allora ci sarà un Eschaton virtuale, creato con tale cura e attenzione al dettaglio che diventerà una realtà alternativa di qualche genere.
Se stessimo dicendo che questo accadrà nell’arco di mille o cinquecento anni, questo sarebbe solo un interessante argomento di conversazione. Ma il ritmo di chiusura, la velocità di accelerazione verso il Punto Omega, sono esponenziali. I frequentatori di cocktail party si annoiano a vicenda osservando: “Hai notato che il tempo sta accelerando?”. Il tempo stesso si sta muovendo più veloce, e stiamo comprimendo in esso sempre più eventi.
Mi piacerebbe prendere la cosa seriamente. Il tempo sta accelerando. Non il tempo umano, ma il tempo della fisica. Possiamo immaginarci in collisione con un asteroide, o abbattuti dai terremoti, o cose del genere, ma quello che non riusciamo a concepire è che siamo in rotta di collisione con un oggetto iperdimensionale di qualche genere.
La gente obietta sempre all’intuizione millenaristica dicendo: “Bene, dici che un oggetto trascendentale sta arrivando, parallelo o tangenziale alla storia – non trovi sia un po’ strano che, in tutti questi miliardi di anni, stia succedendo proprio nell’arco della tua vita? Comodo”. Questa non è affatto un’obiezione. Vedete, la storia è la tromba del giudizio. Un milione di anni fa c’erano solo animali e piante e fiumi e ghiacciai su questo pianeta. La storia umana è l’annunciazione dell’Eschaton. Quando apriamo una porta, prima c’è una linea di luce che si fa spazio nell’oscurità. Quella è la storia umana. Abbiamo aperto la porta di appena una fessura. Quel momento dura solo 25000 anni circa, creando un ordine in natura mai visto prima, rappresentato dalla tecnologia, dal linguaggio. Quando si apre la porta del tutto, si vede che la storia è l’onda d’urto che precede l’Eschaton. La fine della storia è un oggetto naturale come l’elettrone, la galassia a spirale e il corpo umano, un “nexus complesso”, per usare le parole di Whitehead, di complessità temporale che rende conto della nostra esistenza. Senza l’Eschaton, non ci sarebbero stati esseri umani – niente tu, niente io, niente piramidi, niente Stonehenge, niente Chiesa cattolica, niente chassidismo – niente di tutto ciò esisterebbe.
La scienza lo ha riconosciuto, solo che ha messo la singolarità fuori portata, al sicuro, nel passato. Questo non spiega gli organismi, l’intelligenza o la storia. Per far questo, è necessario prendere questo momento misterioso di concrescente totalità involutiva e porlo nello stato finale. È una questione di semplice necessità logica.

Ralph: Terence, vorrei prendere in considerazione questa tua ossessione millenaristica nel contesto di un’abitudine profonda, una corrente nel campo morfico della nostra civiltà. Pensiamo al tempo in modi abituali. Abbiamo filosofie del tempo, e le nostre considerazioni su di esso seguono certi modelli. L’idea del tempo con una singolarità all’inizio e una singolarità alla fine è uno dei modelli del tempo e, come Rupert ha osservato in passato, quando si crede nel Big Bang, è più facile credere che ci sia una singolarità alla fine.

Terence: Ci sono più prove a favore di una singolarità alla fine.

Ralph: Mi sembra che la situazione sia alquanto simmetrica, e che né la singolarità alla fine, né la singolarità all’inizio faccia alcuna differenza. C’è un altro modello del tempo, quello ciclico, in cui abbiamo il ciclo delle quattro ere ripetuto infinitamente, con non soltanto un’Età dell’Oro nel passato, ma anche un’Età dell’Oro nel futuro. La nostra capacità matematica si è evoluta fino a un punto in cui possiamo riconoscere molte altre forme di trasformazione in natura che avvengono nel tempo. L’aspettativa della New Age è quella di una trasformazione sociale, una storia futura che non sia noiosa. Il sogno di una trasformazione sociale trova supporto nella storia.
Le testimonianze storiche sono compatibili con l’idea di una trasformazione sociale straordinaria, difficile e creativa, che incombe sul nostro immediato futuro. Il futuro non sarà noioso. La trasformazione sarà una transizione caotica da un attrattore a un altro, un periodo di destabilizzazione in cui tutti i vincoli della storia sono sciolti, la novità è potenziata al punto di fare effettivamente qualcosa invece di essere costantemente frustrata, e noi ci svegliamo un giorno e leggiamo sul giornale che il sole sta sorgendo in un modo diverso. Questo è successo in passato. In questo modello, le trasformazioni catastrofiche sono preannunciate da pestilenze e disastri, e dalla dissoluzione delle strutture consolidate, dalle quali, come una fenice dalle sue ceneri, sorge una nuova organizzazione che potrebbe essere gloriosa.

Terence: Questo mostra il genere di attenzione che riserva alla storia umana.

Ralph: In quest’ottica, anche la specie umana potrebbe scomparire e la vita potrebbe essere noiosa per i microbi, ma andrebbero avanti, la biosfera non finisce, la vita non finisce. Forse l’Eschaton è solo per la specie umana.

Terence: La ragione per cui non mi convince l’idea che questo sia semplicemente un altro rinascimento, o un altro revival gotico, è perché queste esplosioni di novità stanno accadendo sempre più velocemente. Non è solo il fatto che avvengono, è che avvengono più velocemente e con maggior frequenza. Quando guardi la storia e la tecnologia umane, la diffusione delle popolazioni e dei geni e così via, è chiaro che abbiamo raggiunto un qualche genere di limite. Forse avrai un altro rinascimento prima di andare a sbattere contro il muro, ma non una dozzina, non un centinaio. Questo non è il Rinascimento, questa non è l’ascesa di Roma, questa è la crisi globale finale.



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