Igor Sibaldi spiega i meccanismi della paura

Estratto da “Il mondo dei Desideri” di Igor Sibaldi.

Anche tu avrai paura, di tanto in tanto, in questo capitolo. E, quando avverrà, ti raccomando di tenere desta la tua attenzione, e di far caso a una caratteristica di ogni nostra paura: la sensazione che possa essere invincibile. È una sensazione realistica. Nel mondo la paura è veramente invincibile, in tutte le sue forme: sia come paura di qualche cosa conosciuta o sconosciuta, sia come paura della paura, sia come paura della paura della paura, sia come paura della paura della paura della paura – che è la più frequente di tutte.«Cioè?» Supponiamo che tu soffra di vertigini e che se in piscina tu salissi sul trampolino dei dieci metri avresti una terribile paura. Questa è la paura semplice: una normalissima paura del vuoto. «Come il vuoto di futuro?» Tale e quale. Tu, dicevo, soffri talmente di vertigini, che non ti azzarderesti mai a salire in cima a quel trampolino. Il tuo non salirci è la paura della paura dell’altezza. La sola idea di salirci ti farebbe venire i brividi, così ti impedisci di pensarci: questa è la paura della paura della paura dell’altezza. Ma siccome se andassi in piscina avresti continuamente quel trampolino nel tuo campo visivo, e l’idea di salirci potrebbe venirti in mente, preferisci non andarci nemmeno, in piscina: e questa è la paura della paura della paura della paura dell’altezza. «E perché dici che è la più frequente?» Perché moltissime persone organizzano meticolosamente la propria vita in base alla paura della paura della paura della paura di qualcosa – in genere, della scoperta di sé stessi, della propria verità, dei propri autentici de-sideri, e dell’altezza a cui si verrebbero a trovare se de-siderassero. «Ma per vincere queste paure e paure di paure non basterebbe un po’ di normalissimo coraggio?» No. Ogni paura è invincibile, nel mondo, perché quando cominci a sentirla, ha già vinto la partita: a partire dai primi sintomi indubbi di paura, tutto ciò che puoi fare per combatterla è una sua conseguenza. Anche il coraggio è uno dei comportamenti che la paura ti spinge ad adottare: è infatti un modo di resisterle, di opporlesi, e dunque esiste soltanto perché esiste la paura. Nel coraggio facciamo soltanto ciò che la paura ci impedirebbe di fare: e in tal modo lasciamo che la paura limiti le nostre possibilità d’azione – le quali, altrimenti, sarebbero migliaia in ciascun istante della nostra giornata. Per esempio: se un nostro amico superstizioso ha paura di un determinato numero, perché crede sia nefasto, può darsi che un giorno trovi il coraggio, su un aereo straniero, di sedersi in un posto che abbia proprio quel numero (sui nostri aerei, com’è noto, la numerazione dei posti tiene conto delle paure superstiziose); e magari il viaggio andrà felicemente, e nei giorni seguenti non capiterà nessun grave contrattempo a quel nostro amico, che potrà così convincersi di avere sconfitto, quella volta, la sua paura del tal numero. Ma non l’avrà affatto sconfitta: avrà soltanto scelto uno dei due comportamenti che la sua paura del tal numero gli consentiva: fuggire da quel numero, o sfidarlo. Proprio come prima, anche dopo quel suo viaggio i numeri non saranno per lui quel che semplicemente sono, cioè le unità minime di significato della lingua della matematica, L’inutilità del coraggio bensì ricettacoli di misteriosi poteri, che per ragioni ancor più misteriose emanano da alcuni numeri e da altri no, e che lui, il nostro amico, ha finalmente avuto il coraggio di affrontare – cosa di cui ora è inutilmente fiero. Né si tratterà soltanto dei numeri: per poter credere nei loro influssi, il nostro amico deve aver strutturato molte altre sue interpretazioni della realtà in maniera che non contrastino con quella sua credenza: deve, cioè, credere che nelle lettere degli alfabeti non ci siano i pericoli che ci sono invece nei numeri: che tutte le lettere siano “buone” mentre certi numeri no. In tal modo, dato che i numeri e gli alfabeti definiscono tutto ciò che conosciamo, la sua paura sta influenzando, per lui, tutto ciò che esiste. Non possiamo neppure dire che nel nostro amico agiscano meccanismi di difesa per giustificare la sua paura dei numeri, ma è questa paura ad attivare un meccanismo di difesa che, per lui, è grande quando l’intero universo. Più o meno lo stesso, se ci ragioni un poco, vale per tutte le nostre paure. «Non tutte le nostre paure sono superstiziose. La paura di ammalarsi durante l’inverno o la paura di non riuscire in quel che si sta facendo sono assolutamente ragionevoli, e anche utili, direi». Tu dici? A me risulta che la paura non sia utile mai. La prudenza e la determinazione possono attivare comportamenti utili, in tutte le circostanze in cui ci si potrebbe lasciar prendere dai processi epilettoidi che chiamiamo paura. Le paure non fanno che limitare le tue scelte e sfigurare la tua immagine della realtà. La paura di ammalarti determinerà una tua idea della natura, nella quale attacco e difesa ti appariranno fattori più importanti di quanto non siano realmente nel rapporto tra il tuo corpo e i virus. La tua paura di non riuscire in un’impresa ti farà sospettare che in te ci siano impulsi autolesionistici che probabilmente non ci sono affatto, il che distoglierà la tua attenzione dalle tue capacità. In più, l’uomo è assai bravo a stimolare in se stesso o negli altri i processi della paura senza che nulla lo spinga a farlo; ad aver paura di qualche suo pensiero, a figurarsi rischi inesistenti, e ad accumulare queste paure nella sua memoria tanto da sentirla, a un certo punto, foderata, strutturata di paure soltanto. E di paure delle paure. E di paure delle paure delle paure e via dicendo, che lo spingeranno a vivere un numero di esperienze incredibilmente scarso, se comparato alle sue autentiche possibilità – inclusi i suoi impulsi a de-siderare. Ti è evidente, credo, che chi ha paura non de-sidera, dato che de-siderare è spingersi oltre i confini del mondo: chi ha paura, si accontenta di una piccola porzione di mondo e ci si rifugia, a volte anche per tutta la vita. «Dunque la paura è servitù, giusto? Come l’ignoranza». Giusto. «Ma a differenza dell’ignoranza, la paura è invincibile, per chi ha cominciato a provarla». Sì. «Ed è grande come il mondo. Lo terrò presente. E, secondo te, anch’io vivrei in un mondo fatto di paure, e di paure della paura? Dato che io vivo nel mondo». Giudica tu. Comunque, da quel che stiamo dicendo deriva che al dominio che una qualsiasi nostra paura esercita su di noi si può sfuggire solo a una condizione: abbandonando il mondo che la nostra paura ci ha plasmato, e la nostra mentalità che ha prodotto la paura e se ne è lasciata plasmare. Tale abbandono è possibile solo adottando il “so di non sapere” in maniera radicale: pensando, cioè, che tutto ciò che il mio io sa adesso, e dunque tutto il suo mondo, non abbia valore per un altro mio io, che si è accorto di poterne sapere di più, e dunque di avere un mondo diverso. «Quanti io avrei, io?» Numerosi. Alcuni già esistenti, alcuni in attesa di esistere.

Igor Sibaldi

Il mondo dei Desideri

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