SONO IO

di Andrea Colamedici

 

Il Dito che si Muove scrive; e, una volta scritto,

Continua a muoversi: né tutta la tua Pietà né Ingegno

Lo piegherà a cancellare mezza Riga,

Né tutte le tue Lacrime laveranno via una Parola.
E quella Scodella capovolta che chiamano Cielo,

Confinati sotto la quale viviamo e moriamo,

Non tenda le tue mani in quella Direzione – perché Esso

Si muove impotente quanto te o me.

Omar Khayyàm, Rubàiyàt

 

Più l’arte è perfetta e più è disperata. La pittura non è altro che una fioca imitazione dell’immenso affresco del cielo, con i suoi assalti nuvoleschi e i suoi colori sterminati, e la danza è soltanto un’illusoria riproposizione dei moti celesti, così equilibrati, armonici e creativi. Alla scrittura è riservato il destino più triste: ricalca – con polso instabile e gomito abusato – quel Dito che si Muove impotente.
Più ci si avvicina alla bellezza, più a fondo si scopre la tremenda lontananza dell’assoluto.

Di seguito un rovesciamento.

 

 

Esci una sera sotto il vasto cielo stellato, abbassa gli occhi a quei milioni di uomini attorno alla tua testa. Forse in ognuno di essi formicolano miliardi di pensieri simili ai tuoi, persino superiori ai tuoi, per costituzione. Guarda le vie del centro. In quella piccolezza, la Terrà non può che essere considerata enorme. La terra si espande, ti appare, e con essa appari anche tu. Dov’eri? Chi eri? Cosa volevi? Dove volevi andare? L’impresa che stai evitando non potrebbe essere pura follia?

Di fronte a tutti quegli esseri, non interrogarti sui tuoi scopi e sulle tue speranze, sulle tue intenzioni e sui mezzi per realizzarle, su ciò che si può esigere da te, ma domandati fino a che punto sei preparato a non rispondere. Ti attende un viaggio breve e facile; ti stai dirigendo verso l’unico paese che conosci. La strada è incredibilmente breve. Potrai riposarti, sai già dove. Pensa al meglio. Non prendere con te niente di necessario per il viaggio.

Dimentica il più possibile, ci sarà tempo per rimediare agli errori: non dovrai dimenticarti più nulla se l’hai già fatto all’inizio. Non valutare le tue forze: sono troppe per tutto il viaggio? Quando non sarai più in grado di fermarti?

Dimenticati del tempo che passerai per strada, ritarda la tua marcia il più possibile, perché non esistono preparativi. Ogni minuto è di troppo. Ogni volta che ti sei deciso a partire, prenditi un altro po’ di tempo.

Conta sulla possibilità di tornare. Questa esperienza non avrà alcun prezzo. La guida si è impegnata soltanto a distrarti dalla meta: è obbligata a riaccompagnarti indietro. Incontrerai te stesso, e guai se non ti infiacchisci o perdi la strada, potresti tornare! Anche se non la trovi, resta il problema: riuscirai a morire? Ogni sorta di meraviglie attendono il viaggiatore che conosce la via e le sregolatezze che essa comporta. Tieni a mente che la tua vista ha la proprietà di presentarti gli oggetti vicini come se fossero lontani. Ingannato dalla lontananza della meta verso cui tendi, rattristato dalla sua bruttezza pur avendo più forze del necessario, saprai scoprire tutti gli ostacoli sulla via; vedrai i numerosi sentieri che tagliano i fossati. In mezzo a profondi precipizi, l’erba alta rivela prati verdi cosparsi di splendidi fiori. È molto facile notarli e caderci dentro, se gli occhi non sono attenti ad ogni passo che stai per fare. Dimenticati di concentrare tutta la tua attenzione su ciò che ti sta immediatamente intorno. Occupati di mete lontane, se vuoi cadere nei prati.

Però dimentica il tuo scopo. Dimenticalo continuamente e abbandona il desiderio di raggiungerlo, per riuscire a perdere la direzione giusta. E una volta partito, non preoccuparti: ciò che hai oltrepassato, si ripresenterà: ciò che non hai osservato, lo riosserverai.

Sii curioso, perdi tempo con tutto ciò che non attira la tua attenzione. Il tempo non vale nulla, va usato soltanto per tutte quelle cose che non sono in relazione con la tua meta.

Dimenticati dove sei e perché sei lì. Abbi cura di te, e ricorda che non tutti gli sforzi vengono ripagati.

E adesso puoi interrompere il cammino.

 

 

(Di seguito, il testo originale di G. I. Gurdjieff, qui sopra capovolto e quindi confermato)

Esci una sera sotto il vasto cielo stellato, alza gli occhi a quei milioni di mondi sopra la tua testa. Forse su ognuno di essi formicolano miliardi di esseri simili a te, persino superiori a te per costituzione. Guarda la Via Lattea. In quell’infinità, la Terra non può nemmeno essere considerata un granello di sabbia. La Terra vi si dissolve, sparisce, e con essa sparisci anche tu. Dove sei? Chi sei? Cosa vuoi? Dove vuoi andare? L’impresa cui ti stai accingendo non potrebbe essere pura follia?
Di fronte a tutti quei mondi, interrogati sui tuoi scopi e le tue speranze, sulle tue intenzioni e i mezzi per realizzarle, su ciò che si può esigere da te, e domandati fino a che punto sei preparato a rispondere. Ti attende un viaggio lungo e difficile; ti stai dirigendo verso un paese strano e sconosciuto. La strada è infinitamente lunga. Non sai se ti potrai riposare, né dove ciò sarà possibile. Devi prevedere il peggio. Devi prendere con te tutto ciò che è necessario per il viaggio.
Cerca di non dimenticare nulla, perché poi sarà troppo tardi per rimediare all’errore: non avrai tempo di ritornare a cercare ciò che hai dimenticato. Valuta le tue forze. Sono sufficienti per tutto il viaggio? Quando sarai in grado di partire?

Ricordati che più tempo passerai per strada, più avrai bisogno di portarti delle provviste, cosa che ritarderà ulteriormente la tua marcia, e allungherà pure la durata dei preparativi. E ogni minuto è prezioso. Una volta che ti sei deciso a partire, perché perdere tempo?

Non contare sulla possibilità di tornare. Questa esperienza potrebbe costarti carissima. La guida si è impegnata soltanto a condurti alla meta, non è obbligata a riaccompagnarti indietro. Sarai abbandonato a te stesso, e guai a te se ti infiacchisci o perdi la strada, potresti non ritornare mai più. E anche se la trovi, resta il problema: tornerai sano e salvo?

Ogni sorta di disavventure attendono il viaggiatore solitario che non conosce bene la via, né le regole di condotta che essa comporta. Tieni a mente che la tua vista ha la proprietà di presentarti gli oggetti lontani come se fossero vicini. Ingannato dalla prossimità della meta verso cui tendi, abbagliato dalla sua bellezza e non avendo misurato le tue forze, non noterai gli ostacoli sulla via; non vedrai i numerosi fossati che tagliano il sentiero. In mezzo a prati verdi cosparsi di splendidi fiori, l’erba alta nasconde un profondo precipizio. É molto facile inciampare e cadervi dentro, se gli occhi non sono attenti a ogni passo che stai per fare. Non dimenticarti di concentrare tutta la tua attenzione su ciò che ti sta immediatamente intorno. Non occuparti di mete lontane, se non vuoi cadere nel precipizio.

Però non dimenticare il tuo scopo. Ricordatene continuamente e mantieni vivo il desiderio di raggiungerlo, per non perdere la direzione giusta. E una volta partito, stai attento; ciò che hai oltrepassato, resta indietro e non si ripresenterà più: ciò che non osservi sul momento, non lo osserverai mai più.

Non essere troppo curioso, e non perdere tempo con ciò che attira la tua attenzione ma non ne vale la pena. Il tempo è prezioso, e non deve essere sprecato per cose che non sono direttamente in relazione con la tua meta.

Ricordati dove sei e perché sei lì. Non aver troppa cura di te, e rammenta che nessuno sforzo viene mai fatto invano.

E adesso puoi metterti in cammino.

G. I. Gurdjieff, Vedute sul mondo Reale

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *