Gurdjieff e i maestri del futuro

Articolo scritto da Andrea Colamedici nel novembre 2012.

Un estratto dall’incontro inedito di Gurdjieff del 20 dicembre 1944, in cui il maestro di danze armeno offre alcune indicazioni molto precise agli allievi. Ho commentato le sue risposte per mettere in luce gli spunti che offrono, più che per effettuarne un’analisi critica. La trascrizione dell’incontro è in grassetto.

 

Wack: C’è una parte di me che non sono mai riuscito ad educare intenzionalmente quando cerco di ricordare me stesso. Questa parte si risveglia soltanto come risultato di uno shock esterno. Come posso farla apparire?

Gurdjieff: Devi uccidere qualcosa in te. Devi fare spazio per questo nuovo sentimento. Noi abbiamo nel nostro sistema (organismo?) un numero di fattori definito. In te tutti i fattori sono già stati incisi, come dischi del grammofono, e queste incisioni sono già false. Devi distruggere una di queste incisioni, e metterne un’altra al suo posto.

 

Se paragoniamo l’essere umano ad un telefono cellulare possiamo comprendere meglio il discorso di Gurdjieff. Scrive a proposito Rocco Bruno:

«L’uomo è come uno “smartphone” che consuma batteria o carica con applicativi o “apps”, che lui considera necessarie e che provengono da un unica centrale di programmazione (il mondo delle macchine in Matrix). Le “apps” di per sé possono essere utili al suo sviluppo intellettuale come anche alla sua degenerazione; dipende dal codice e da quali processi nascosti genera sotto. Siamo invogliati ad usare queste apps (penso a what’s up! e a molte altri simili per comunicare in “libertà”) di cui non ne conosciamo fino in fondo il funzionamento e lo scopo, e siccome è nella normalità usarle, non ci poniamo nemmeno la questione».

In più, tali applicazioni non consumano soltanto batteria o carica. La memoria interna dello smartphone è programmata fin dall’inizio con applicazioni inutili, aggiornate automaticamente dall’iLifeStore – il nostro centro commerciale interiore. Fin dal pancione il telefono è connesso alla rete e scarica condizionamenti, paure, convinzioni, idee, ideali in linea con il modello con cui siamo stati concepiti. Se per riempire la memoria di un individuo nato un secolo fa una vita spesso non bastava e negli anni ’80 erano necessari trenta o quarant’anni, oggi l’infanzia è più che sufficiente a sovraccaricare tutto. La soluzione offerta nel 1944 da Gurdjieff fu la seguente: cominciare a distruggere un’applicazione per volta, sostituendola subito – prima che il software scarichi un sostituto – con qualcosa di davvero “nuovo”.

 

Wack: Come si può distruggere?

Gurdjieff: Tramite una forza specifica. Scegli un ideale esterno. La fede religiosa, per esempio. Qualcosa di cui sei sicuro e che si trova fuori di te. Quindi liquida questa credenza, distruggila. Non perderai niente, per questo è falsa. Presto o tardi ogni cosa dovrà essere nuova in te. Per il momento tutto è merda. Fai spazio, così da cristallizzare un nuovo fattore per una nuova vita. Ti ho detto di prendere la fede, ma forse hai un altro sentimento di cui sei sicuro. In ogni caso, ce n’è uno che devi riuscire a distruggere e a sostituire, così da avere un reale contatto col sentimento.

 

Applicazione dopo applicazione, cambierà di conseguenza il software. Ma in che modo è possibile disinstallare le applicazioni che sono parte integrante del telefono? Cominciando da quelle che evidentemente non ci appartengono. La “fede” religiosa è la prima credenza da eliminare perché, a un’analisi attenta, è chiaramente innaturale. Non la fede in sé, beninteso. Dai Racconti di Belzebù:

«La Fede della coscienza è libertà
La Fede del sentimento è debolezza
La Fede del corpo è stupidità.

L’Amore della coscienza richiama lo stesso in risposta
L’Amore del sentimento richiama l’opposto
L’Amore del corpo dipende solo dal tipo e dalla polarità.

La Speranza della coscienza è forza
La Speranza del sentimento è schiavitù
La Speranza del corpo è malattia».

Mettiamo subito in chiaro la differenza tra fede speranza, spesso confuse tra loro:

Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono. Paolo, Ebrei 11:1

 La speranza è una visione proiettata verso il futuro, mentre la fede è diretta nel presente. Con la fede si manifesta l’abbandono, l’offerta di sé, l’attiva passività; con la speranza prende forma lo slancio, la progettazione, la passiva attività. La fede religiosa è fede nel corpo e nel sentimento, è la debolezza di chi non vuole credere in se stesso e la stupidità di chi non riesce a immaginarsi diverso.

La speranza è legata al centro intellettuale, mentre la fede (e con essa l’amore) ha a che fare con il centro emozionale. Scrive ancora Paolo:

«Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell’amore e preso per elmo la speranza della salvezza». Paolo, Tessalonicesi, 5:8.

La corazza, posta sul cuore, è composta dalla fede e dall’amore. La fede e l’amore della Coscienza rappresentano il Centro Emozionale SuperioreL’elmo, posto sul capo, è fatto di speranza. La speranza della Coscienza rappresenta il Centro Intellettuale Superiore.

Analizziamo poi le dinamiche del corpo:

La Fede del corpo è stupidità: Fede, dal sanscrito Bandh, legare, implica necessariamente un vincolo. Sebbene sia il corpo stesso il luogo dello scontro, non è nel corpo fisico che bisogna aver fede. Il Corpo vero è la Coscienza, da ricercare però non al di fuori dell’Uomo, ma nelle sue cellule – o meglio negli interstizi tra le cellule, nel presente del corpo futuro. Se mi abbandono al corpo attuale – ai suoi bisogni e ai suoi vizi – sono stupido, perché non prendo in considerazione le possibilità reali.

 L’Amore del corpo dipende solo dal tipo e dalla polarità. L’uomo comune è vincolato ad agire in funzione delle proprie caratteristiche di fabbrica: il tipo (planetario, quindi la conformazione psicofisica di nascita) e la polarità (positiva, negativa), che lo indirizzeranno verso una persona, un oggetto, una religione in linea con la propria natura mediocre.

La Speranza del corpo è malattia. Scrive Nietzsche:«La grande salute – una salute che non soltanto si possiede, ma che di continuo si conquista e si deve conquistare, poiché sempre di nuovo si sacrifica e si deve sacrificare…» (La Gaia Scienza, V, 382). È fondamentale aprirsi a nuovi concetti di salute: rimanendo vincolati alla salute, all’idea che si debba essere sempre sani, impediamo alla malattia di mostrare il proprio insegnamento e di indicare nuove forme di salute. Il corpo che spera di guarire è un corpo che si ammala senza scopo.

 

Wack: Cosa sarà il nuovo fattore?

Gurdjieff: La coscienza. Fino ad ora tu hai cristallizzato solo abnormalità provenienti dall’esterno.

 

Non a caso la Fede, l’Amore e la Speranza, nelle righe citate qui sopra dai Racconti di Belzebù si esprimono in maniera sana soltanto se riferite alla Coscienza. Tornando al nostro cellulare, è come se noi disponessimo di un credito elevatissimo ma continuassimo a telefonare e a navigare in roaming, spendendo cifre astronomiche. In più, bruciamo la batteria del telefono che, seppur potentissima, non può gestire tutto quel sovraccarico inutile.

Esaminiamo nel dettaglio le tre dinamiche attive nella Coscienza:

– La libertà, intesa come Fede della Coscienza, consiste nella disattivazione di tutte le applicazioni esterne dello smartphone, e nella sostituizione di queste con applicazioni nuove e personali.

– L’atto di richiamare lo stesso in risposta, inteso come Amore della Coscienza, è la capacità di utilizzare il telefono per creare connessioni sane con altri esseri, al di fuori delle dinamiche ordinarie, e sviluppando progetti comuni di liberazione interiore. Il centro emozionale superiore – rappresentato dall’Amore della Coscienza – permette infatti all’individuo che vi accede di percepire la connessione tra tutte le cose esistenti.

– La forza, intesa come Speranza della Coscienza, è la disposizione a incarnare una visione e a diffonderla nel mondo con l’atto stesso di esistere, diventando in questo modo vera e propria Influenza C – influenza cosciente – atta a trasformare le relazioni tra individui. Il centro intellettuale superiore – rappresentato dalla Speranza della Coscienza – permette infatti di riconoscere le leggi che regolano i rapporti tra tutte le cose esistenti.

 

Mme. David: Cosa si deve fare per seguire il consiglio che hai dato nel tuo libro; convincere tutte le cose, tutte le parti inconsce della propria presenza a lavorare come se fossero consce, e così via?

 Gurdjieff: Non è il mio libro, è del signor Belzebù, ed è il consiglio che sta dando a suo nipote.

 Mme. David: Quindi è solo per suo nipote?

 Gurdjieff: Te lo spiegherà Belzebù. In quanto a me, ti do un altro pezzo di consiglio: abituati a chiamare Belzebù “mio caro nonno”. Questo ti aiuterà. La condizione è che tu ti rivolgi a lui rispettosamente, “mio caro nonno, con tutti i dettagli”. Poi forse risponderà.

 

Parlare direttamente con Belzebù, nei nostri termini, non significa mettere lo smartphone nelle mani di un essere superiore che in una sessione energetica lo svuoterà del marcio e lo riempirà del nuovo. Belzebù non è un maestro asceso che lavora al posto degli umani. È comune, infatti, l’immagine degli sguatteri ascesi, individui illuminati che lavorano al posto nostro, prendendosi il peggio e lasciando a noi il meglio. Non mi pare che funzioni proprio così. Piuttosto, gli insegnamenti superiori si manifestano attraverso il meccanismo della maieutica socratica, spingendo gli iniziati verso la nascita di se stessi.
Affinché questo accada, è necessario:

1) riconoscere di essere gravidi

2) disporsi alla gravidanza

3) accettare che il travaglio possa durare una vita intera, con tutto il dolore che comporta

4) disporsi all’amore incondizionato del nascituro.

Belzebù è ciò che l’uomo-smartphone può essere, il maestro invisibile che può diventare. Contattare Belzebù significa costruire l’Io del futuro, il vecchio e caro nonno che un giorno saremo.

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