Gilles Deleuze – La filosofia accade con le intersezioni

Estratto di un intervista a Gilles Deleuze del 5 giugno 1977.

 

– Quando denunci il marketing lo fai perché militi per una concezione del libro e delle scuole alla vecchia maniera?

No, no, no. Non esiste da nessuna parte la necessità d’una tale scelta: o marketing o vecchissima maniera. Una tale scelta non è vera. Ciò che succede di vivo attualmente sfugge a una tale alternativa. Osservate come lavorino i musicisti, come lavori la gente nel campo scientifico, come cerchino di lavorare certi pittori , o come i geografi organizzino il loro lavoro. Il primo tratto distintivo sono gli incontri. Per niente attraverso colloqui o dibattiti, ma lavorando in un campo, si incontrano persone che lavorano in tutt’altro campo, come se la soluzione venisse sempre da altrove. Non si tratta di comparare o di analogie intellettuali, ma di vere e proprie intersezioni, d’incrociarsi di linee.

Per esempio, André Robinet rinnova la storia della filosofia, con i computer ; incontrerà per forza Xenakis. Che dei matematici possano far evolvere o modificare un problema di tutt’altra natura non significa che il problema riceverà una soluzione matematica ma che comporta una sequenza matematica che si coniuga con altre sequenze. È ignobile il modo in cui les nouveaux philosophes trattano la scienza.

Incontrare col proprio lavoro il lavoro dei musicisti, dei pittori o degli scienziati è la sola combinazione attuale che non si riferisca né alle vecchie scuole né a un néo-marketing. Sono tali punti singolari che costituiscono i focolai di creazione, delle funzioni creatrici indipendenti dalla funzione autore, distaccate dalla funzione autore. Il che non vale soltanto per gli incroci di campi differenti, è ogni campo, ogni pezzo di campo, per quanto piccolo esso sia, ad essere fatto di tali incroci. I filosofi devono venire da ogni dove: non nel senso che la filosofia dipenderebbe da una saggezza popolare un po’ ovunque, ma nel senso per cui ogni incontro ne produce, allo stesso tempo che definisce un nuovo uso, una nuova posizione di connessione – musicisti selvaggi e radio pirata. (nel senso di radio libere, proibite all’epoca in Francia)

Ebbene ogni volta che le funzioni creatrici disertano in tal modo la funzione- autore, la si vede rifugiarsi in un nuovo conformismo di « promozione ». È una serie di battaglie più o meno visibili: il cinema, la radio, la televisione sono la possibilità delle funzioni creatrici che hanno destituito l’Autore; ma la funzione-autore si ricostituisce al riparo offerto dagli usi conformisti di questi media. Le grandi società di produzione si rimettono a favorire un « cinema d’autore»; Jean-Luc Godard trova allora il modo di far passare la creazione nella televisione; ma la potente organizzazione della televisione ha essa stesa delle funzioni-autore grazie a cui impedisce la creazione.

Quando la letteratura, la musica, ecc, conquistano i nuovi campi della creazione, la funzione-autore si ricostituisce nel giornalismo che soffocherà le proprie funzioni creatrici e quelle della letteratura.E così ritorniamo ai nouveaux philosophes : hanno ricostituito una stanza soffocante, asfissiante, laddove si respirava un po’ d’aria. È la negazione di ogni politica e sperimentazione. Insomma, quello che gli rimprovero, è di fare un lavoro meschino; e che un tale lavoro si inserisce in un nuovo tipo di rapporto stampa-libro perfettamente reazionario: nuovo si, ma conformista nel senso più profondo del termine.

Anche se sparissero domani, la loro impresa di Marketing sarebbe ricominciata. In effetti rappresenta la sottomissione di tutto il pensiero ai media: allo stesso tempo, offre a questi media il minimo di cauzione e tranquillità intellettuale per soffocare i tentativi di creazione che li farebbero muovere da soli. Tanti dibattiti cretini alla televisione, tanti piccoli film narcisisti d’autore – per quanta meno creazione possibile alla televisione e altrove.

Vorrei proporre una charte degli intellettuali , nella loro situazione attuale rispetto ai media, tenuto conto dei nuovi rapporti di forza: rifiutare, far valere delle esigenze, divenire produttori, piuttosto che autori che non hanno niente di più dell’insolenza dei domestici o delle esplosioni dei buffoni di corte. Beckett, Godard hanno saputo tirarsene fuori e creare due modi differenti: ci sono molte possibilità , nel cinema, nell’audiovisivo, nella musica, nelle scienze, nei libri… Ma i nouveaux philosophes, sono veramente l’infezione che si sforza di impedire tutto questo. Niente di vivo passa dalle loro parti, ma avranno compiuto la loro funzione se conserveranno a sufficienza la scena per mortificare qualcosa.

 

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