E. J. Gold – La differenza tra presenza e attenzione

L’articolo è stato estratto da l’intervista radiofonica a E. J. Gold de Il Lupo e i il Contadino.

 

E. J. che differenza c’è, da un punto di vista pratico ,tra attenzione e presenza, secondo le tue definizioni?

Che bella domanda, avrei dovuto pensarci. L’attenzione è il prodotto di una coscienza coerente, che abbia o no una mente, questa è un’altra storia. È uno strato sovraimposto, ma, una coscienza può concentrare il proprio sguardo, può mettersi in relazione con qualcosa e può farlo in maniera potente. Può anche creare attenzione su più oggetti separati invece che in maniera unificata. In altre parole, si può avere un’attenzione multipla, si può avere un’attenzione guidata o un’attenzione percettiva, si può avere ogni tipo di qualità di attenzione, ma l’attenzione consiste semplicemente nel concentrare il proprio sguardo in un modo specifico e comunque si può avere attenzione non diretta, oppure guidata in più direzioni, come ho detto, e dunque non guidata. Ora, la presenza è l’attivazione della propria, chiamiamola così, memoria spirituale. Ci si ricorda esattamente chi si è, cosa si è, perché si è qui. Questa è la presenza. L’attenzione è dotata di gradi, la presenza no.

Quindi, se ho capito bene, l’attenzione è una qualità operativa della coscienza centrata sulla messa a fuoco, giusto?

Giusto!

Un’altra cosa che mi sembra interessante è che si può puntare l’attenzione su più oggetti allo stesso tempo, come hai detto, e questo significa, se non vado errata, che si può mettere a fuoco la coscienza su più dimensioni allo stesso tempo, giusto?

Hai mai visto un suonatore di battente? Il battente è un elemento della batteria, c’è un battente qui proprio accanto a me. Se hai visto qualche volta un suonatore di battente all’opera sai che ci sono più attenzioni in atto nello stesso tempo. Un ballerino fa la stessa cosa, braccio sinistro e braccio destro, gamba sinistra e gamba destra, piede sinistro e piede destro, tronco, dorso, petto, testa, espressioni del volto, tutta una serie di teatralizzazioni. Tutte queste cose sono attenzione guidata in più direzioni, richiedono attenzione multipla e solidale. Se hai fatto qualche volta un’equazione di matematica, di fisica o di chimica o di biochimica, sai che devi tenere presenti a volte migliaia di dati e di elementi. È una specie di danza, e questa è una forma di attenzione. Quando sei semplicemente seduto in un parco e guardi i piccioni, gli alberi e le nuvole, i bimbi che corrono e giocano e gli uccelli, la tua attenzione è mostruosamente suddivisa, è divisa in duecento direzioni, perché stai guardando ed ascoltato tutto quello che succede, perché l’animale è attento in modo naturale, deve esserlo. Anche solo per restare vivo, almeno abbastanza attento da sopravvivere. Ma, al di sopra di questa, c’è un’attenzione superiore che può essere fissata o usata o volta all’interno. Generalmente quello che si fa è andare oltre l’attenzione relativa al corpo, superare l’attenzione organica, levarsela di torno. In certe condizioni la macchina biologica cerca di mantenere attiva la propria attenzione e non permette all’essenza di usare la sua. Questo si chiama crimpatura, cioè una fissazione deformante, è una specie di restrizione, un’auto-restrizione, nella quale, essenzialmente, ci si trattiene dalla propria presenza spirituale, attraverso l’uso di svariati mezzi. Ad esempio il corpo può riempirsi di un’infinità di pulci di mare che gli brulicano addosso e così, all’improvviso, l’attenzione va a farsi benedire. Esiste un allenamento dell’attenzione, i monaci buddisti ne fanno moltissimo, maschi e femmine. Per allenare l’attenzione in una forma di coscienza centrata su di un solo punto, in modo che sia radunata insieme, che costituisca un fascio, una coscienza riunita che diventa una coscienza riunificata. Attraverso una serie di esercizi particolari, si fondono in una specie di cavo multi assiale, per così dire. A quel punto l’attenzione funziona come una coda prensile che assume la funzione di un’antenna radio. L’attenzione quindi è uno strumento molto importante, e anche la presenza è uno strumento molto importante. La presenza si può sentire, è quella cosa che ti fa avvertire che c’è qualcuno che ti viene incontro due edifici più in la. È un’esperienza che hai fatto, ne hai incontrate di persone così, le hai incontrate di persona, quindi è un’esperienza che possiedi all’interno di te, per quanto non posso dirti molto, perché non hai alcuna esperienza del quanto, ma ce l’hai l’esperienza diretta del sentire la presenza di qualcuno a distanza, un edificio, due edifici più in la, un milione di chilometri più in la. Questa è una prova diretta della presenza. Non esiste alcuna prova scientifica della presenza, ma allo stesso tempo, solo colui che è estremamente presente può far saltare tutti i circuiti del laboratorio durante i test.

 

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