Byung Chul Han: Se sei felice sei un illuso

«Siamo in una servitù. I signori feudali del digitale come Facebook ci danno la terra e ci dicono: arala e puoi averla gratis. E la ariamo come pazzi, questa terra. Alla fine, i signori feudali tornano e prendono il raccolto. Questo è lo sfruttamento della comunicazione».

 

Intervista a Byung-Chul Han di Niels Boeing e Andreas Lebert. Traduzione di Nicola Bonimelli.

Byung-Chun Han ha suggerito, come luogo dell’incontro, il Café Liebling di Prenzlauer Berg. Il reticente filosofo insegna alla the Universität der Künste (Università delle Arti) di Berlino e i suoi libri sulla Società della Trasparenza e sulla Società della Stanchezza hanno sollevato un polverone. Evita interviste.

L’orario dell’appuntamento è passato da dieci minuti. Ci ha dato buca?, ci chiediamo.

A questo punto lo vediamo arrivare in bici. Si siede e ordina una Coca-Cola.

Zeit-Wissen: Da dove viene?

Byung-Chul Han: Dalla mia scrivania, come sempre.

ZW: A che cosa sta lavorando?

BCH: Sto scrivendo un libro sulla bellezza. Ho deciso di farlo dopo un’intervista con Botho Strauss. Alla domanda “cosa le manca”, Botho Strauss ha risposto: “la bellezza”. Non ha detto altro – mi manca la bellezza, e l’ho capito. Così ho pensato: scriverò un libro sulla bellezza.

ZW: Quindi sta pensando alla bellezza. Che aspetto ha questo pensiero?

BCH: Pensare consiste nell’accorgersi delle somiglianze. Faccio spesso esperienza di questo: mi accorgo d somiglianze tra eventi, tra un evento attuale e uno passato, o tra cose che stanno succedendo nello stesso tempo. Io inseguo queste relazioni.

ZW: E che cosa pensa che sia la bellezza?

BCH: Mi accorgo di una connessione tra cose diverse che stanno avendo luogo oggi o che sono popolari oggi. Per esempio la depilazione intima brasiliana, le sculture di Jeff Koon e l’iPhone.

ZW: Sta paragonando la rimozione dei peli superflui con uno smartphone e un artista?

BCH: È facile da vedere il fattore comune: riguarda la levigatezza. Questa levigatezza caratterizza il nostro tempo. Conoscete il G Flex, uno smartphone fatto dalla LG? Questo smartphone ha un rivestimento molto speciale: se viene graffiato, i graffi spariscono in pochissimo tempo, come se avesse una pelle auto-guarente, quasi una pelle organica. Questo significa che lo smartphone rimane totalmente levigato. Mi chiedo: perché qualche graffio su un oggetto dovrebbe essere un problema? Perché questi sforzi per una superficie levigata? Ecco che abbiamo la connessione tra lo smartphone levigato, la pelle levigata e l’amore.

ZT: L’amore? Per favore, si spieghi.

BCH: Questa superficie levigata su uno smartphone è una pelle che non è vulnerabile, che evita qualsiasi, che evita tutte le ferite. E non forse vero che quando capita di amare oggigiorno evitiamo le ferite? Non vogliamo essere vulnerabili, evitiamo di ferire e di essere feriti in qualsiasi modo. L’amore richiede un impegno elevato, ma evitiamo questo impegno, perché esso comporta delle ferite. Evitiamo la passione, e innamorarsi ci ferisce troppo.

Innamorarsi [in Liebe verfallen in tedesco, falling in love in inglese, letteralmente: cadere nell’amore. N.d.T.] non è più permesso, in francese si direbbe “tomber amoureux”. Questa caduta è troppo negativa, si tratta sicuramente di una ferita da evitare. Vedo la connessione con un’altra idea…

Viviamo nell’era del “Like”. Non c’è il pulsante “Dislike” su Facebook, c’è “LikE”, e questo “Like” accelera la comunicazione, mentre invece il “Dislike” la rallenterebbe. Similmente, essere feriti rallenta la comunicazione. Nemmeno l’arte, oggigiorno, vuole più ferire nessuno. Nelle sculture di Jeff Koon non ci sono ferite, interruzioni, crepe, fratture, bordi taglienti, men che meno alcuna cucitura. Ogni cosa fluisce con dolcezza, transizioni levigate. Ogni cosa sembra arrotondata, lucidata, spianata – l’arte di Jeff Koon è fatta di superfici levigate. Sta emergendo una cultura del “mi piace”. Posso applicare questo discorso anche alla politica.

ZT: Intende dire che la politica è levigata?

BCH: Anche i politici evitano ogni genere di impegno. Ciò che si sta evolvendo è una politica del “mi piace”. Quale personaggio politico è un esempio di questa tipo di atteggiamento? Forse Angela Merkel, ecco perché è così popolare. Non ha ovviamente alcuna convinzione, alcuna visione. Tiene un occhio sull’opinione pubblica, e se questa cambia, cambia anche il suo punto di vista. Dopo la catastrofe nucleare in Fukushima, divenne improvvisamente contro l’energia nucleare. Si potrebbe anche dire che sguscia via come un’anguilla. Perciò oggigiorno abbiamo a che fare con una politica levigata.

C’è un’interessante connessione tra la pelle levigata, l’arte levigata e la politica levigata. In un senso enfatico, tuttavia, l’azione politica richieda una visione e un impegno. Deve essere capace di ferire. Ma la politica attuale non lo fa. Non si tratta solo di Angela Merkel, nessun politico oggi è in grado di farlo. Sono soltanto i seguaci del sistema del “mi piace”. Aggiustano tutte quelle parti in cui il sistema fallisce, e lo fanno nell’illusione che non ci sia alternativa. Ma la politica deve offrire alternative, altrimenti non è diversa da una dittatura. Oggi, viviamo sotto la dittatura del neoliberalismo. Nel liberalismo, ciascuno è imprenditore di se stesso. Al tempo di Marx, il capitalismo aveva una struttura del lavoro completamente diversa. L’economia consisteva nei proprietari delle fabbriche e nei lavoratori, e nessun lavoratore era un imprenditore di se stesso. C’era uno sfruttamento esterno. Oggi noi sfruttiamo noi stessi – mi sfrutto illudendomi che sto esprimendo me stesso.

La libertà è il contrario della coazione ossessiva

ZW: Per questo il concetto di Neoliberalismo è spesso considerato l’arma argomentativa preferita della sinistra.

BCH: Non è esatto. Il Neoliberalismo descrive molto bene la condizione della società attuale, perché riguarda lo sfruttamento della libertà. Il sistema si batte per incrementare la produttività, e così sostituisce lo sfruttamento degli altri con lo sfruttamento di sé, perché questo genera maggiore efficienza e maggiore produttività, tutto sotto la maschera della libertà.

ZW: La sua analisi non è molto incoraggiante. Stiamo sfruttando noi stessi, non rischiamo nulla, né in amore né in politica, e non vogliamo essere ferito o ferire.

BCH: Mi dispiace, ma questo è un dato di fatto.

ZW: Come può un individuo trovare la felicità in questa società – dovremmo impegnarci di più nelle nostre idee?

BCH: Il sistema lo rende difficile. Non sappiamo nemmeno cosa vogliamo. I bisogni che percepisco come i miei bisogno non sono i miei bisogni. Come esempio prendete Primark, la catena di abbigliamento a basso costo. Le persone organizzazione car-sharing perché non ci sono negozi Primark in ogni città. Quando arrivano a destinazione, saccheggiano letteralmente il negozio. C’era un articolo su un giornale recentemente; riguardava una ragazza: quando è venuta a sapere che Primark stava aprendo un punto vendita vicino a C&A in Alexanderplatz [Berlino], ha urlato di gioia e ha detto: se qui c’è Primark allora la mia vita è perfetta. Questa vita è davvero perfetta per lei, o si tratta di un’illusione generata dalla cultura consumistica? Cerchiamo di vedere con esattezza cosa sta succedendo. Le ragazze comprano centinaia di vestiti, e ogni vestito costa forse cinque euro – che di per sé è follia, perché le persone muoiono per questi vestiti in paesi come il Bangladesh se un’industria di abbigliamento fallisce. Queste ragazze comprano centinaia di vestiti, ma difficilmente li indossano. Sapete cosa fanno con questi vestiti?

ZW: Li fanno vedere su YouTube, su video Haul.

BCH: Esattamente, li pubblicizzano! Fanno caterve di video in cui promuovono i vestiti che hanno comprato e giocano a fare le modelle. Ogni video su YouTube è guardato mezzo milione di volte. I consumatori comprano i vestiti e altre cose, ma non li usano, li pubblicizzazione, e queste pubblicità generano nuovi consumi. In altre parole, questo è un consumo assoluto derivato, che è disconnesso dall’uso delle cose. Le aziende hanno delegato la pubblicità ai consumatori. Esse di per sé non pubblicizzano più. È un sistema perfetto.

ZW: Dovremmo protestare per questo?

BCH: Perché dovrei protestare se arriva Primark e rende la mia vita perfetta?

ZW: «La libertà sarà stata un episodio», scrive nel suo nuovo libro Psicopolitica. Perché?

BCH. La libertà è il contrario della coazione ossessiva. Se senti come libertà la coazione ossessiva a cui sei inconsciamente assoggettato: ecco la fine della libertà. La crisi della libertà consiste nel percepire la coazione ossessiva come libertà, così nessuna resistenza è possibile. Se tu mi costringi a fare qualcosa, allora io posso combattere questa coazione esterna. Ma se non c’è più un oppositore che mi sta convincendo a fare qualcosa, allora non ci può essere resistenza. Ecco perché, per iniziare il mio libro, ho scelto il motto: “protect me from what I want” [in inglese nell’intervista: proteggimi da ciò che voglio. N.d.T.], la frase resa celebre dall’artista Jenny Holzer.

ZW: Perciò dobbiamo proteggere noi stessi da noi stessi?

BCH: Se un sistema attacca la mia libertà, allora devo resistere. L’aspetto perfido è quindi che il sistema di oggi non attacca la libertà ma la “instrumentisce”. Per esempio: quando ci fu un censimento negli anni ’80, ci furono delle proteste. Fu addirittura messa una bomba nel palazzo del governo. Le persone scesero in piazza perché nello stato vedevano un nemico che voleva raccogliere informazioni contro la loro volontà. Oggi trasferiamo dati personali più che mai. Perché non si protesta per questo? Perché, paragonato a quel che successe allora, ci sentiamo liberi. Allora e persone sentivano che la loro libertà era sotto attacco o che veniva ridotta, e per questo scendevano in piazza. Oggi, noi ci sentiamo liberi e trasferiamo i nostri dati personali volontariamente.

ZW: Forse perché gli smartphone può aiutarci ad andare dove vogliamo. Consideriamo il beneficio maggiore del danno.

BCH: Forse, ma nella sua struttura questa società non è diversa dal feudalisimo medievale. Siamo in una servitù. I signori feudali del digitale come Facebook ci danno la terra e ci dicono: arala e puoi averla gratis. E la ariamo come pazzi, questa terra. Alla fine, i signori feudali tornano e prendono il raccolto. Questo è lo sfruttamento della comunicazione. Comunichiamo gli uni con gli altri e ci sentiamo liberi. I signori feudali si arricchiscono con questa comunicazione, i servizi segreti la monitorano. Questo sistema è estremamente efficiente. Non ci sono proteste contro tutto ciò, perché stiamo vivendo un sistema che sfrutta la libertà.

La società digitale di oggi non è una società senza classi.

ZW: Come si rapporta a tutto ciò, personalmente?

BCH: Come chiunque altro, di certo non mi sento a mio agio quando non sono connesso. Anch’io sono una vittima. Senza tutta questa comunicazione digitale non posso fare il mio lavoro, come professore e come scrittore. Ognuno è coinvolto, integrato.

ZW: Che ruolo giocano le tecnologie dei Big Data?

BCH: Un ruolo importante, perché i Big Data non sono, attualmente, usati solo per sorvegliare, ma in particolar modo per controllare il comportamento umano. E se il comportamento umano viene controllato, se le decisioni che prendiamo, nella convinzione di essere liberi, sono totalmente manipolate, allora il nostro libero arbitrio è minacciato. In altre parole, i Big Data mettono alla prova il nostro libero arbitrio.

ZT: Lei ha scritto che i Big Data danno origine a una nuova società a classi.

BCH: La società digitale di oggi non è una società senza classi. Prendete ad esempio la Acxiom, la compagnia di dati: divide le persone in categorie. L’ultima categoria è “waste” – “rifiuti”. Acxiom commercia i dati di circa 300 milioni di cittadini americani, quindi di quasi tutti gli americani. Al momento la compagnia conosce meglio dell’FBI i cittadini americani, probabilmente meglio della NSA. Per Acxiom, le persone sono divise in 70 categorie, e sono offerte in un catalogo come beni in vendita, e tu puoi comprarne uno per ogni necessità. I consumatori con un alto valore di mercato sono nel gruppo “Shooting Stars” [Stelle cadenti. N.d.T.]. Hanno tra i 26 e i 45 anni, dinamici, si svegliano presto per fare jogging, non hanno figli ma potrebbero essere sposati, hanno uno stile di vita vegano, amano viaggiare, guardare Seinfield in TV. Questo è come i Big Data stanno creando una nuova società digitale a classi.

ZW: E chi è la classe “waste”?

BCH: Quelli con punteggio molto basso. Ad esempio, non possono fare credito. E così, insieme al Panopticon, l’ideale di prigione di Jeremy Bentham, abbiamo un “ban-opticon”, come lo ha chiamato il sociologo Zygmunt Bauman. Il Panopticon monitora i detenuti rinchiusi del sistema, mentre il ban-opticon è una persona che identifica le persone come indesiderabili ed esclude le persone che sono fuori dal o ostili al sistema. Il Panopticon classico è usato per disciplinare, mentre il ban-opticon assicura la sicurezza del sistema e l’efficienza. È interessante che la NSA e l’Acxiom stanno lavorando insieme: i servizi segreti e il mercato.

ZW: È possibile che la classe waste raggiunga prima o poi una massa critica, così da non poter più essere controllata?

BCH: No. Si nascondono, si vergognano, per esempio hanno il sussidio di disoccupazione. Viene loro costantemente fatta sentire la paura. È folle con quanta paura vivano, qui, coloro che cercano un lavoro. Sono imprigionati nel ban-opticon, così non possono uscire dalla loro prigione di paura. Conosco molti che cercano un lavoro, sono trattati come rifiuti. In uno dei paesi più ricchi del mondo, la Germania, le persone sono trattate come feccia. La loro dignità è portata via. Ovviamente queste persone non protestano, perché si vergognano. Accusano se stesse invece di rendere la società responsabile, invece di accusarla. Non ci si può aspettare alcun atto politico da questa classe.

ZW: È abbastanza deprimente. Quando finirà?

BCH: In ogni caso non può continuare così, se non altro a causa delle risorse naturali. Il petrolio durerà forse altri 50 anni. Siamo vivendo in un’illusione, qui in Germania. La nostra produzione è ampiamente esternalizzata. La Cina, oggi, produce i nostri computer, i nostri vestiti, i nostri telefoni. Ma il deserto si fa sempre più vicino a Pechino, e si può a malapena respirare, lì, a causa dello smog. Quando ero in Corea, vedevo queste nuvole di polvere gialla viaggiare verso Seoul. Era necessario indossare una mascherina perché le particelle sottili danneggiavano i polmoni. Il modo in cui le cose si stanno evolvendo è davvero drammatico. Anche se funziono ancora per un po’ – che genere di vita è questa? Oppure, basta guardare quelle persone che si mettono ogni sorta di sensore sul corpo e misurano la pressione sanguigna, la percentuale di zuccheri e di grassi nel sangue, e mettono questi dati in rete. Si chiama auto-tracciamento. Queste persone sono già zombie, sono pupazzi i cui fili vengono tirati da poteri sconosciuti, come ha detto Georg Büchner in Danton’s Death.

A questo punto è bene dire che la nostra conversazione al Café Liebling correva ripetutamente il rischio di sviare. C’era un costante via vai di musicisti di strada al nostro tavolo, che, senza pensarci due volte, alzavano in modo preoccupante il volume dei loro strumenti e suonavano a cuore aperto: un sassofonista le hit di Glen Miller, un suonatore di fisarmonica delle canzoni di Parigi, un cantante e un chitarrista il coro di “Que Sera”. Ma Byung-Chul Han parlava con grande concentrazione, si potevano quasi vedere i suoi pensieri che si formavano fino a diventare frasi, che poi organizzava con precisione. In questi momenti, la sua attenzione era interamente nei suoi pensieri – non sulle persone a cui li stava presentando. Né l’intrattenimento riusciva a sviarlo in alcun modo.

La Felicità non è una condizione a cui punto.

ZW: Professor Han, in Sud Corea lei ha inizialmente studiato metallurgia. Come è successo che Byung-Chul Han sia diventato un filosofo e un deciso critico del sistema?

BCH: Sono un tecnologico sui generis. Da bambino amavo armeggiare con le radio e con gli altri apparecchi elettrici e meccanici. Volevo realmente studiare ingegneria elettrica e meccanica, e questo si rivelò nella scelta della metallurgia. Ero davvero un tecnico e un riparatore entusiasta.

ZW: E perché ha smesso?

BCH: Perché una volta, quando stavo facendo degli esperimenti di chimica, ci fu un’esplosione. Ho ancora le cicatrici. Sono quasi morto, o per lo meno potevo rimanere cieco.

ZW: Dove accadde?

BCH: A casa, a Seoul. Ero uno studente. Trascorrevo tutto il giorno a lavorare i metalli, a saldarli. I miei cassetti erano pieni di fili, metri e prodotti chimici. Ero una specie di alchimista. La metallurgia è la moderna alchimia in realtà. Ma poi mi fermai, da quel giorno dell’esplosione. Continuo ad armeggiare, ma non con i fili o saldando il ferro. Pensare è come armeggiare [in inglese il gioco di parole è tra think e tink, armeggiare, riparare, lavorare a meno, che però è assente nel tedesco: denken e basteln. N.d.T.]. E pensare può comportare esplosioni. Pensare è l’attività più pericolosa, forse più pericolosa della bamba atomica. Può cambiare il mondo. Per questo Lenin diceva: “Impara, impara, impara!”.

ZW: Vuole ferire le persone?

BCH: No. Provo a descrivere cosa sia il presente. È difficile vedere attraverso le cose. Ecco perché provo a vedere di più – a imparare a vedere. Trascrivo ciò che ho visto. È possibile che i miei libri feriscano, perché mostro alle persone cose che non vogliono vedere. Non sono io, non è la mia analisi a essere senza pietà, ma il mondo in cui viviamo; è senza pietà, folle e assurdo.

ZW: Lei è una persona felice?

BCH: Non mi faccio questa domanda.

ZW: Intende dire che questa domanda non si dovrebbe fare?

BCH: Di fatto è una domanda senza senso. La felicità non è una condizione a cui punto. Deve definire il termine. Cosa intende con felicità?

ZW: Abbastanza semplicemente: gioisco dell’essere al mondo, mi sento a casa nel mondo, gioisco del mondo, dormo bene.

BCH: Iniziamo dall’ultima. Non dormo bene. L’altro ieri, a un simposio con il filosofo Wilhelm Schmidt, sulla vita buona, ho iniziato con un pezzo delle Variazioni Goldberg. Bach le compose per un conte che soffriva di una seria forma di insonnia. Ho ricordato al pubblico la prima frase de La Ricerca del Tempo Perduto, di Marcel Proust. Nella nostra lingua è: “Per molto tempo sono andato a letto presto”. Ma in francese in realtà è: “Longtemps je me suis couché de bonne heure.Bonheur è felicità. Perciò la traduzione corretta sarebbe: “Per molto tempo sono andato a letto felice”. Ho detto al pubblico che dormire bene è un segno per una vita buona e felice. Io soffro d’insonnia.

ZW: Cosa fa quando non riesce a dormire?

BCH: Cosa faccio? Semplicemente resto sdraiato. Per quanto riguarda l’altro punto: gioisco dell’essere al mondo? Come può gioire di essere in questo mondo falso? Non è possibile, e così non sono felice. Spesso non comprendo il mondo. Mi sembra molto assurdo. Non puoi essere felice nell’assurdo. Per la felicità è necessaria molta illusione, penso.

ZW: Lei gioisce per…?

BCH: Per?

ZW: Per cosa gioisce?

BCH: Non posso gioire del mondo.

ZW: Per un buon pezzo di torta?

BCH: Non mangio torte. Posso gioire per un buon pasto, ma il cibo, a Berlino, in Germania, è un problema. I tedeschi non sembrano apprezzare il cibo. Forse viene dl Protestantesimo, l’ostilità nei confronti della sensualità. In Asia il cibo ha un valore totalmente diverso, un valore molto più alto. Le persone spendono molti soldi per il cibo, diversamente da quanto succede in Germania. Prendete il Giappone come esempio: il cibo è culto lì, un’estetica. Specialmente la sua incredibile freschezza. Del riso profumato può rendere qualcuno davvero felice.

ZW: Questo sembra essere un chicco di felicità. Lei vive Germania da 30 anni. Come fa a tollelarlo?

BCH: Non direi tollerare. Mi piace vivere in Germania. Mi piace la calma qui, che non avrei a Seoul. In particolare amo la lingua tedesca e le sue parole. Chiunque legga i miei libri può vederlo. Ho una lingua qui in cui posso filosofare molto bene. Sì,ci sono cose che mi rendono felice. Il cibo non tanto, ma Bach suonato da Glen Gould sì. Ascolto spesso Bach per ore. Non so se sarei stato in Germania per così tanto tempo senza Bach, senza il Winterreise di Schubert, senza il Dichterliebe di Schumann. Quando studiavo filosofia avevo l’abitudine di cantare molto, specialmente la musica di Schumann e si Schubert, e presi anche lezioni di canto per questo. Cantare Winterreise accompagnato dal pianoforte, questo è molto bello…

Il linguaggio oggi è ammutolito

ZW: Allora c’è la bellezza. Lei passa tanto tempo a parlare male del mondo.

BCH: Forse. Faccio davvero disperare i miei studenti, perché parlo loro di tutti questi problemi nelle mie lezioni. Quando nella penultima lezione ho detto: “oggi penseremo alle soluzioni”, qualcuno ha applaudito. Finalmente! Adesso ci libera dalla disperazione.

ZW: Che caro. Anche noi vogliamo discutere delle soluzioni.

BCH: Volevo pensare alle soluzione, ma poi ho soltanto descritto altri problemi.

ZW: Oh bene. E quali sono gli altri problemi?

BCH: Non c’è un linguaggio oggigiorno – c’è ammutolimento e impotenza. Il linguaggio è ridotto al silenzio. Da una parte, questo immenso frastuono, questo frastuono della comunicazione, da un’altra parte c’è un’enorme assenza di parole, che è diversa dal silenzio. Il silenzio è molto eloquente. Il silenzio ha un linguaggio. Anche la quiete è eloquente, e può essere un linguaggio. Ma il frastuono e l’assenza di parole non hanno un linguaggio. C’è solo assenza di parole, comunicazione rumorosa, che è un problema. Oggi, non c’è nemmeno sapere, solo informazione. Il sapere è molto diverso dall’informazione. Il sapere ha anche una diversa struttura del tempo: abbraccia passato e futuro. E la temporalità dell’informazione è il presente, adesso. Inoltre, il sapere viene dall’esperienza. Un maestro ha sapere. Oggi viviamo nel terrore del dilettantismo.

ZW: Cosa pensa di ciò che sta succedendo nella sicenza? Crea sapere?

BCH: Gli scienziati non riflettono più sul contesto sociale del sapere. Fanno ricerche positive. Ogni sapere ha luogo dentro rapporti di forza, e i rapporti di forza, le nuove capacità, generano nuovo sapere, un nuovo discorso. Il sapere è sempre inserito in una struttura di potere. Puoi semplicemente fare una ricerca positiva senza riconoscere che sei sotto l’incantesimo di questo potere, e senza riflettere sulla contestualità del sapere. Questa riflessione sulla contestualità non h più luogo. Anche la filosofia sta diventando una scienza positiva. Non si riferisce alla società, ma a se stessa. Sta diventando cieca verso la società.

ZW: Intende l’intero mondo accademico?

BCH: Più o meno. Cosa succede oggi è la Google Scienza, senza alcuna riflessione critica sulla propria attività. L’umanità dovrebbe pensare criticamente circa le proprie attività, ma questo non succede. Molti fanno ricerche emozionali, per esempio. Mi piacerebbe chiedere a uno scienziato che è coinvolto in questa ricerca: perché fai quello che fai? Non pensano alla loro attività.

ZW: Cosa suggerisce?

BCH: Questo riguarda la rilevanza sociale che hanno le umanità. Dobbiamo comprendere chiaramente il background sociale delle nostre ricerche, perché ogni sapere è inserito in rapporti di forza del sistema. Perché le ricerche sulle emozioni vengono fatte con tanta intensità oggi? Forse perché le emozioni vengono viste come una forza produttiva. Le emozioni sono usate come strumenti di controllo. Se influenzi le emozioni, puoi controllare e manipolare il comportamento umano a un livello inconscio.

ZW: Adesso dà l’impressione di essere un teorico del cospirazionismo. È possibile creare un sistema migliore con maggiore intelligenza?

BCH: Intelligenza viene da intel-legere, leggere tra, distinguere. L’intelligenza è l’attività di differenziazione dentro un sistema. L’intelligenza non può sviluppare un nuovo sistema, un nuovo linguaggio. Lo spirito [Geist in tedesco, tradotto nell’articolo inglese con mind; il termine tedesco, sebbene variegato, ha un raggio semantico meno fumoso di come risulta solitamente in italiano il termine spirito; quest’ultimo, tuttavia, mi sembra più appropriato di altri, soprattutto in questo contesto. È interessante notare che la traduzione inglese mind fa del discorso di Byung-Chul Han un discorso cognitivo-cerebrale, pur ammettendo la distinzione della mind dal cervello. N.d.T] è completamente diverso dall’intelligenza. Non credo che i computer tanto intelligenti possano copiare lo spirito umano. Puoi progettare una macchina totalmente intelligente, ma le macchine non inventeranno mai un nuovo linguaggio, qualcosa di completamente differente, credo. Una macchina non ha lo spirito. Nessuna macchina può elaborare più dati di quelli che vengono inseriti. Questo è precisamente il miracolo della vita, che può elaborare più dati di quelli che vengono inseriti, e può elaborare qualcosa di completamente differente dai dati di partenza. Questa è la vita. La vita è spirito. Ecco perché è diversa da una macchina. Ma questa vita è minacciata quando ogni cosa è automatizzata, quando ogni cosa si basa su degli algoritmi. Un’immortale macchina umana, immaginata dai post-umanisti come Ray Kurweil, non sarebbe più umana. Forse dovremmo prima o poi raggiungeremo l’immortalità con l’aiuto della tecnologi, ma avremo perso la vita. Raggiungere l’immortalità al costo della vita.


Guarda la conversazione su Byung-Chul Han tra Maura Gancitano, Andrea Colamedici, Federica Buongiorno e Antonio Lucci.

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