Bowie incontra Borroughs: discorsi sull’amore, sogni, buddismo e Reich

Estratto di un incontro tra William S. Burroughs e David Bowie mediato da Craig Copetas, pubblicato nel 1974 su Rolling Stone e tradotto da Alessandro G. De Mitri.

 

CRAIG COPETAS: Cosa mi dite dell’amore?
William S. Burroughs: Puah.
David Bowie: Non mi sento a mio agio con la parola “amore”.
WSB: Nemmeno io.
DB: Avevo sempre sentito dire che essere innamorati fosse una gran cosa, ma quando mi è capitato non lo è stato per niente. Dedicavo tutto il mio tempo e le mie energie a un’altra persona, e gli altri facevano lo stesso con me, e poi ci consumavamo a vicenda. E questo era quello che chiamavano “amore”… decidere di trasferire tutti i propri valori su un’altra persona. È come se ognuno volesse sottomettersi all’altro e metterlo su un piedistallo.
WSB: Non credo che “amore” sia una parola efficace. È un’asserzione che si basa sull’esistenza separata di qualcosa chiamata sesso e di qualcos’altro chiamato amore e sul fatto che siano distinti; come quelle arcaiche manifestazioni del vecchio Sud, quando la donna era messa su un piedistallo e l’uomo adorava sua moglie, per poi uscire e scoparsi una puttana. È fondamentalmente un concetto della cultura occidentale, che poi è passato in questa faccenda, tipica del flower-power, di amarsi tutti quanti. Non è qualcosa che si possa praticare, gli interessi personali sono troppo diversi.
DB: Sicuramente è una parola sbagliata. Dipende da come interpreti la parola “amore”. L’amore che si può notare tra le persone che dicono «ci amiamo» è piacevole da vedere… ma il desiderio di non essere soli, il desiderio di avere accanto una persona alla quale potersi legare per qualche anno, non è quasi mai l’amore che continua a esistere per tutta la vita. Ci dev’essere un’altra parola; non sono sicuro che si possa esprimere con una parola. L’amore è qualsiasi tipo di relazione che si possa concepire… sono sicuro che la parola voglia significare una relazione, qualsiasi tipo di relazione a cui tu possa pensare.

CC: Cosa pensate del concetto di sessualità e della direzione verso la quale sta andando?
DB: Dove stia andando la sessualità è una domanda straordinaria, dato che penso non stia andando da nessuna parte. È parte di me, e questo è tutto. Non è come lanciare una campagna pubblicitaria per l’anno prossimo. C’è, e basta. Tutto quello che puoi pensare sulla sessualità è già presente. Forse ci sono differenti tipi di sessualità, forse saranno portati sempre più alla luce. Ad esempio, una volta era impossibile essere un omosessuale agli occhi dell’opinione pubblica. Ora è accettabile. La sessualità non cambierà mai, perché tutti quanti scopano ognuno a modo proprio dall’inizio dei tempi, e continueranno a farlo. Potrebbero semplicemente emergere altri modi. Si potrebbe perfino ritornare a uno stile di vita puritano.
WSB: Ci sono molti indizi che possa finire così in futuro, sarebbe una conseguenza molto negativa.
DB: Oh sì, pensa al mondo del rock. Povero, vecchio Clive Davis. Lo hanno scoperto mentre scappava coi soldi, c’erano anche faccende di droga legate a quella storia. E dopo quello scandalo le compagnie discografiche hanno dato il via a una campagna di moralizzazione, stanno per buttare a mare diversi dei loro artisti. Un sacco di gente non mi considera da un punto di vista sessuale. E quelli che mi comprendono meglio sono davvero molto vicini a quanto riesco a capire di me stesso. Non molto, comunque, visto che mi sto ancora cercando. Non so, la gente che riesce ad avvicinarsi in qualche modo all’idea che io stesso ho di quello che sto facendo, mi considera più come vagamente erotico. Ma la gente che non sa molto di me mi considera più dal punto di vista della sessualità esplicita. Però, ripensandoci, forse ha a che fare con il disinteresse per il sesso a partire da una certa età, dato che la gente che si interessa maggiormente a me di solito è più vecchia. E quelli che hanno di me un’immagine più marcatamente sessuale sono generalmente i più giovani. I giovani affrontano i miei testi a un livello differente; si tratta di una forma di comprensione molto più immediata, ed è il metodo che preferisco, perché è questo il metodo che uso io per cominciare a esaminare un testo, specialmente uno di William. Non posso certamente dire che lo analizzi con attenzione e capisca esattamente quello che vuoi dire, ma a livello emotivo posso percepire cosa intendevi. È lì, un’intera casa delle meraviglie di forme strane, e colori, gusti, emozioni. Devo confessare che finora non potevo definirmi un fanatico lettore dell’opera di William. A essere sincero, non ho letto molto oltre a Kerouac. Ma da quando ho cominciato a scorrere il tuo lavoro, non riuscivo a crederci. Specialmente dopo aver letto Nova Express. Mi sono sentito in sintonia con il libro. Il mio ego, naturalmente, mi ha fatto saltare subito agli occhi il capitolo “Pay color” poi ho cominciato a pescare frasi a caso dalle altre parti del romanzo.

WSB: I tuoi testi si basano molto sulla percettività.
DB: Sono un po’ borghesi, ma va bene così, in fondo anch’io sono borghese.
WSB: Trovo piuttosto sorprendente che testi così complicati riescano a raggiungere un pubblico di massa. Il contenuto di molte canzoni pop è praticamente inconsistente, sul tipo “Power to the people”.
DB: Sono abbastanza convinto che il pubblico che ascolta la mia roba presti attenzione ai testi.

WSB: Ecco qualcosa che mi interessa sentire… secondo te li capiscono?
DB: Be’, tutto gli arriva più come un faccenda mediatica, è solo in seguito che si siedono e si preoccupano di dargli un’occhiata. A qualsiasi livello li leggano, sono sicuro che li capiscono, perché poi mi mandano le loro interpretazioni di quello di cui parlo, ed è una gran cosa per me, dato che qualche volta non lo so nemmeno io. Diverse volte ho scritto delle cose e le ho fatte uscire, e mi sono tornate indietro nelle lettere di qualche ragazzo, con le interpretazioni; ho dato molta importanza alle loro analisi, al punto fino a sposare il loro punto di vista. Scrivo quello che il mio pubblico mi dice di scrivere. Lou Reed è il più importante scrittore del rock contemporaneo. Non tanto per le sue canzoni, ma per la direzione in cui le spinge. Metà dei nuovi gruppi non esisterebbe se non fosse per lui. Il movimento che Lou ha fatto nascere è incredibile. New York è Lou Reed. Quello che Lou scrive proviene dal cuore della strada, mentre gli inglesi tendono a intellettualizzare maggiormente.

WSB: Prendi ispirazione dalla letteratura quando scrivi?
DB: No, non credo proprio.
WSB: Sai, ho letto quel tuo Eight Line Poem, e mi ricorda molto Eliot.
DB: Non l’ho mai letto.
WSB [ride]: Ricorda moltissimo La terra desolata. Prendi qualche idea dai tuoi sogni?
DB: Spesso.
WSB: Io prendo il settanta per cento delle mie, dai sogni.
DB: C’è un trucco, se tieni i gomiti in alto quando vai a letto, non superi mai la fase dei sogni. L’ho usato abbastanza spesso e riesco a sognare molto più a lungo rispetto a quando mi rilasso normalmente.
WSB: Io sogno moltissimo e dato che ho il sonno leggero, poi mi sveglio e butto giù in fretta qualche parola, e questi appunti in seguito mi fanno ritornare in mente tutto quanto.
DB: Io tengo un registratore vicino al letto, così se mi viene qualche idea la registro subito. Per quel che riguarda la mia ispirazione, devo dire la verità, non ho cambiato molto le mie opinioni da quando avevo più o meno dodici anni; ho la mentalità di un dodicenne. Quando studiavo, mio fratello era molto preso da Kerouac e mi ha fatto leggere Sulla strada quando avevo dodici anni. È un libro che continua a influenzarmi.

CC: Le immagini che trapelano dalle tue canzoni sono estremamente vivide, hanno una natura quasi fumettistica.
DB: Sì, e vero, mi riesce più facile scrivere questo tipo di descrizioni appena accennate; se provassi a scrivere materiale più concettuale, mi sentirei fuori dal mio campo. Non riesco a strutturare quello che voglio esprimere. Inoltre, se sei molto complesso, non rimane molto tempo per leggere o ascoltare; non ha molto senso essere troppo elaborati… ci sono troppe cose da leggere e interpretare. Se la gente leggesse per tre ore quello che hai scritto, ci metterebbe sette ore per analizzarlo e altre sette per le proprie riflessioni personali… mentre se dai loro trenta secondi del tuo materiale, di solito ci mettono comunque sette ore per rifletterci sopra. Scelgono delle immagini del tuo lavoro alle quali si possano agganciare. E ci pontificano sopra. C’è un senso di immediatezza nelle immagini; devono colpire sul momento. È uno dei motivi per cui sono interessato al video, l’immagine dev’essere immediata. Adoro il video e tutto quel che riguarda il montaggio. E tu, che progetti stai seguendo in questo periodo?
WSB: Attualmente sto cercando di mettere in piedi un istituto di studi avanzati da qualche parte in Scozia. L’obiettivo dovrebbe essere quello di ampliare la consapevolezza e alterare la coscienza fino al limite delle possibilità, della flessibilità e delle capacità, in un momento in cui le discipline tradizionali hanno fallito nel compito di trovare soluzioni efficaci. Vedi, l’avvento dell’era spaziale e la possibilità di esplorare le galassie e contattare forme di vita aliene che pongono il problema dell’urgente necessità di soluzioni radicalmente innovative. Dovremmo considerare soltanto metodi non chimici, ponendo l’accento su combinazione, sintesi, interazione e rotazione di metodi attualmente in uso in Oriente e in Occidente, assieme ad altri metodi, al momento non usati, per ampliare la consapevolezza e incrementare il potenziale dell’essere umano. Sappiamo esattamente cos’abbiamo intenzione di fare e come muoverci per realizzarlo. Come ho già detto, non sono previsti esperimenti con le droghe e non sarà permesso nel centro l’uso di droghe, con l’eccezione di alcol, tabacco, e medicine per uso personale ottenibili solo con prescrizione medica. Fondamentalmente, gli esperimenti che proponiamo sono economici e facili da portare avanti. Cose come meditazioni ed esercizi affini allo yoga, esperimenti su comunicazione, suoni, luci e pellicole, esperimenti con camere di isolamento sensoriale, piramidi, generatori psicotronici e accumulatori di orgoni secondo le teorie di Reich, esperimenti con gli infrasuoni, esperimenti sul sonno e sui sogni.

DB: Sembra affascinante. Sei fortemente interessato alle energie, ai campi di forza?
WSB: All’espansione della consapevolezza, che possa portare alla fine a una mutazione. Per caso hai letto Viaggi fuori dal corpo? Non si tratta del solito libro sulle proiezioni astrali. Questo tipo, un uomo d’affari americano, ha scoperto di avere tutte queste esperienze di uscita dal corpo e non ha mai usato allucinogeni. Al momento sta organizzando la sua forza aerea astrale. Questa faccenda dei poteri psichici in America è veramente una cosa delirante, in questo periodo. Hai avuto molte occasioni di sperimentarli quando ci sei andato?
DB: No, l’ho evitato di proposito. Quando ero molto giovane studiavo il buddhismo tibetano, ancora a causa dell’influenza di Kerouac. L’Istituto per il buddhismo tibetano era aperto al pubblico, e io c’ero andato di corsa per dare un’occhiata. Pensa un po’, c’era un tizio nel seminterrato che era il responsabile della costruzione di una sede per i profughi tibetani in Scozia. Questo fatto mi ha coinvolto dal punto di vista dell’impegno sociale, perché volevo che i profughi se ne andassero dall’India, dove se la passavano veramente di merda; morivano come le mosche, a causa del cambiamento di atmosfera rispetto all’Himalaya. La Scozia sembrava un posto molto buono per ospitarli; poi mi sono lasciato attirare sempre di più dal loro sistema di pensiero, o piuttosto di non-pensiero, e per un po’ di tempo ne sono stato profondamente influenzato. Sono arrivato al punto di voler diventare un novizio in monastero, ma, circa due settimane prima di intraprendere quel passo, la feci finita e andai in giro a ubriacarmi, e non ho mai cambiato idea.

 

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