L’ASTROLOGOLOGO

di Andrea Colamedici
articolo pubblicato su OC Astrologia

In questo speciale dedicato all’Astrologia avrete senz’altro trovato prospettive interessanti e contributi di grande livello, tanto che io mi sento un po’ imbarazzato a scrivere qualcosa che trovi spazio, ad esempio, tra un saggio di Arroyo e una riflessione di Tarnas. Se non altro perché di astrologia rispetto ai due tipi citati (e a tutti gli altri autori presenti in questo numero) ne so proprio poco. Ho frequentato alcuni incontri e corsi in materia ma per motivi ben poco rispettabili: una volta apprese le nozioni di base su pianeti e segni, quel che colpiva maggiormente la mia attenzione non era la turbante trama degli astri ma la straordinarietà antropologica degli astrologi. Mi rendo conto che in questo modo potrei aver perso più di un’occasione per meravigliarmi di quanto complesso sia il disegno cosmico e quanto stordente il manifesto mistero, ma purtroppo a ogni incontro con l’astrologia restavo più affascinato dai relatori che dalla materia, che pure mi appassionava. Me ne sono accorto un poco alla volta; dai primi incontri con le tiritere sul caratteraccio dei capricornucci di mia zia Tina, nata il mio stesso giorno alla stessa ora ma qualche decennio prima di me, fino agli innumerevoli seminari organizzati a Spazio Interiore, ho subìto una fascinazione sempre crescente. Sì, Sole in Capricorno, capisco, lo vedo bene, davvero. Ecco, anche Luna e Ascendente, congiunzioni e opposizioni, transiti, quinconce e tutto il resto: meraviglioso. Ma già dalle lezioni di mia zia, da quei pomeriggi passati a guardare con lei la sua migliore amica che oroscopava su un canale televisivo privato romano citando Steiner e Gurdjieff, quel che mi attraeva più di tutto erano gli astrologi e non l’astrologia. C’è chi ha la perversione per i piedi, chi vive di feticismi strani, chi come un tale che conosco è in grado di riconoscere un autobus dal rumore del motore, snocciolando poi l’intera tratta di percorrenza andata e ritorno – ecco, io sono uno studioso di astrologi, sono un astrologologo. Sono convinto che la specie da me analizzata sia una chiave straordinaria della ricerca attorno all’animo umano: per qualche strana ragione (che tra poco cercherò di analizzare) in questa figura confluiscono il massimo anelito e i più bassi istinti dell’essere umano. Se le generiche categorie degli psicologi e degli operatori olistici meritano attente riflessioni, sono comunque troppo giovani e vaghe per essere portatrici di risultati validi e realmente utili. Gli astrologi, a qualunque sottospecie appartengano (classica o hip hop, evolutiva o creazionista, e via dicendo), rappresentano splendidamente la metafora del destino gettato tra le stelle. «Sembra che ciò che possediamo come conoscenza più intima e segreta di noi stessi – scriveva Jung al dottor Oswald – sia scritto nei cieli. Per conoscere il mio carattere più individuale e più vero devo frugare i cieli, non riesco a vederlo direttamente in me stesso». Per conoscere i cieli ho provato allora a frugare negli astrologi.

 

Ho sempre immaginato la condizione umana come una specie di gioco di ruolo il cui scopo è spiare qualcosa d’indefinito posto giù in fondo, subito oltre lo scenario d’un tempio formato da colonne disposte apparentemente a caso. Ogni giocatore ha a disposizione un certo numero di mosse: andare avanti o indietro, salire o scendere, quel che gli pare, ma alla fine conterà ciò che avrà intravisto. Tanti passi in avanti non equivalgono a una visione nitida assicurata: bisogna fare i movimenti giusti, ricchi di una bella dose di fortuna, per allineare al meglio le colonne. Ecco, forte di questa idea mi sono via via convinto che un campo di studio valeva l’altro, purché il giocatore restasse fedele alla volontà costante di intravedere. Così, invece dell’astrologia cominciai a studiare gli astrologi (e invece di ascoltare i relatori cominciai ad appassionarmi al pubblico, cercando in ogni incontro una sistemazione in sala che mi permettesse di guardare più facce guardanti possibile; ma questa è un’altra storia). Capii presto che se la condizione astrologica mondiale è complicata, quella italiana è sostanzialmente incurabile. Non solo perché in Italia son tutti presi a creare e difendere scuole e posizioni, noncuranti di strani lemmi tipo sinergie o comparazioni; il dato incontrovertibile da me riscontrato – senza paura di generalizzare – consiste nell’autodistruzione quotidiana dell’ambiente astrologico italiano, praticata con purissima dedizione e con cognizione di causa. Non mancano bravi ricercatori, fin troppo impegnati a divincolarsi da istituzioni e scuole di pensiero; l’ambiente astrologico italiano è però molto più vicino alle beghe sentimentali di adolescenti in calore che all’accalorata ricerca sovrasostanziale. Ora, mia zia studiava astrologia, quarta via e cose così, e il suo influsso si rivelò più che mai propiziatorio per l’ambito dei miei interessi futuri. La gratitudine maggiore, però, glie la riservo per essere stata la prima ad aver indossato ai miei occhi i panni dell’astrologa. Per saltare subito alle conclusioni posso già da ora descrivere la teoria che ho sviluppato grazie al suo influsso: più è vasta la portata dello studio, più stupido rischia di apparire e diventare lo studioso.

 

Mia zia rientrava e rientra tutt’ora nella categoria uno, l’astrologo meno amato dai colleghi: il Cacacazzi, spesso ben rappresentato dall’astrologo classico ma che trova trasversalmente grandi riscontri.

«Perdonami, ma per me i pianeti dopo Mercurio non hanno senso in astrologia. Piuttosto, hai qualcosa in dodicesima casa? Perché, sai com’è, s’è fatto tardi», «Quant’è che studi astrologia? Trent’anni? E già fai corsi? Non è prestino?», «Il patentino da astrologo andrebbe rinnovato ad ogni ciclo lunare» sono frasi classiche della categoria uno, che alla bisogna utilizza – come il mentore Antioco di Atene – i nomi arcaici dei pianeti, rifuggendo da qualsiasi scoperta astrologica seppur lontanamente innovativa rispetto al proprio campo d’azione. Gli astrologi in questione ridono spesso con gran soddisfazione, ho poi notato, malcelando il proprio disgusto per chiunque cerchi disperatamente di capire quale sia il benedetto ruolo di Eris o per chi includa nella lettura del tema natale i nodi marinari o quelli di Hartmann, e altre strane diavolerie karmiche non meglio definite.

 

I protagonisti della categoria 2 li definisco i cartastralistici. Passano gran parte della giornata a offrire consultazioni astrologiche a parenti e amici, spesso in via del tutto gratuita purché il consultante sia disposto a raccontare fin nei dettagli più scabrosi tutti i fatti propri e a lasciarsi indirizzare verso l’espressione massima del paventato potenziale evolutivo. Disponibilissimi, pronti a telefonarti alle quattro di notte per segnalarti l’ingresso di Marte sul tuo Medio Cielo, davanti all’esplosione del lavandino attendono che passi il transito di Mercurio in Scorpione prima di telefonare all’idraulico.

 

Della categoria 3 fanno parte i gargoyles, ovvero i difensori dell’astrologia a tutti i costi. Spesso appartenenti a una scuola di vecchia data, a cui hanno giurato fedeltà eterna attraverso non meglio definite iniziazioni per corrispondenza, i gargoyles sono censori implacabili spesso alle dipendenze degli astrologi della categoria 1. Melissa P., «quella del libro porno», pubblica un libro con le previsioni del 2015? «Glie l’avrà scritto qualcun altro», «oggi tutti si mettono a parlare di quello che non sanno», «chissà che fesserie c’avrà messo dentro» saranno i commenti più teneri dei gargoyles (spesso meno preparati e appassionati degli oggetti delle loro critiche), volti alla strenua difesa del meraviglioso mondo delle stelle cadenti.

Lo strumento del conteggio caratteri m’informa che non posso proseguire oltre nella disamina delle tipologie di astrologi in circolazione; sappi soltanto che ce ne sono molte altre, e che sono in gestazione pericolosissime specie ibride. Potrei tagliare qui e lì per mostrartene altre, ma che importa! Credo proprio di aver già raggiunto il mio scopo. Giunto a questo punto, caro lettore, sarai senza dubbio affascinato da questo meraviglioso mondo, al punto tale da voler diventare anche tu un indagatore delle stelle interiori. Bene, eccoti allora servito il

DECALOGO DEL PERFETTO ASTROLOGO

Guida galattica per astroteppisti

1) Cita Jung. Puoi dire grandi genialità, ma solo se le rafforzi con una bella frase di Jung acquisteranno un senso autorevole, profondo e misterioso. Il bisogno di citare ogni due per tre il noto psicologo nasconde chiaramente il forte disagio di chi non riesce a sostenere con forza e coerenza le proprie posizioni, dovendosi affidare al certificato di garanzia junghiano («l’astrologia è una cosa seria: l’ha detto lui!»).

Da un profilo facebook di un Astrocoach: «“La libertà si estende solo fino ai limiti della nostra coscienza” (Carl Jung). Regalati la felicità, entra nell’Accademia Astrologica!» rappresenta degnamente la dinamica in questione. Ossia: prendi a caso una frase roboante di Jung citata su facebook o su qualche libro abbastanza voluminoso (ma va bene tutto, purché non sia tratta dai testi di Jung); convinciti di aver capito cosa quello svizzero volesse dire (nello specifico cosa intendesse con “libertà” e con “coscienza”), sfruttala per snocciolare una qualche banalità e, per concludere, pubblicizza senza ritegno i tuoi prodotti (della cui qualità è d’ora in poi testimonial addirittura Carl Jung).

 

2) Fai classifiche. L’Astrocoach di cui sopra ha persino coniato il termine stellometro, d’impareggiabile bruttezza. Nessuno ha tempo di capirci qualcosa su transiti, stellium, opposizioni e maggioranze: vogliono solo un certo numero di stelline che indichi il piazzamento nella corsa al successo. Fai classifiche tipo “i più fortunati/eccitanti/intelligenti/affascinanti dello Zodiaco”. Ricordati di far vincere spesso i segni di Fuoco che sennò s’arrabbiano e poi ti tolgono il mi piace dalla pagina facebook. Motiva tutti a dare il massimo, fai estroflettere i Cancro, trasforma in oche giulive i Capricorno, incupisci i Gemelli e – questo è un favore personale che ti chiedo – obbliga i Vergine a restare chiusi in casa.

 

3) Aggiungi suffissi che suonino bene. Oggi non puoi essere soltanto un astrologo, non ti darebbe retta nessuno. E poi c’è troppa concorrenza: devi far capire subito a tutti come funzioni e quanto sei speciale. Astrologo neurolinguista ad indirizzo bradisismico va bene, ottimo anche astrofilologo rievolutivo, così come astrologo neoclassico d’ispirazione dharmico-barocca. Meno chiaro è e meglio è.

 

4) Critica tutti, ma con classe. Ti domanderanno cosa pensi di Branko, di Paolo Fox, di Brezsny e dell’astrologo di condominio; se non dovesse accadere, trova il modo di gettare fango almeno una volta al giorno su un qualche tuo collega. Mi raccomando, esordisci sempre con «È bravo, sicuramente è molto esperto di [qui inserisci un ambito che reputi inutile]. Però secondo me è [qui inserisci un’offesa che non c’entri nulla con l’astrologia ma che sia un tratto del carattere o un riferimento a strane frequentazioni]. Non preoccuparti della cattiva luce in cui getti l’intera categoria: al contrario, tu critichi allo scopo di difenderla dagli impostori.

 

5) Vai a tutti i meeting astrologici e poi parlane male in giro. «E allora non ci andare!», ti risponderanno gli amici. No, tu ci vai lo stesso per due ragioni essenziali: perché dopo qualche assenza di troppo cessi a tutti gli effetti di esistere e perché in fondo ti piace potertene poi lamentare con gli amici, sviluppando un certo senso di superiorità e disgusto verso la misteriosa comunità astrologica. Andare agli appuntamenti è particolarmente importante per espletare la funzione basilare del bravo astrologo: marcare il territorio. «Roma è mia, così come la bassa Calabria e la parte est di Massa Carrara», «Quello lì l’ho inventato io, se non l’avessi presentato ai miei allievi/al sindaco/a Giacomino Pastalforno starebbe ancora a vendere i surgelati al mercato di Piombino» sono solo alcuni esempi delle grandi discettazioni planetarie che avvengono nei backstage di convegni tipo «Il senso dell’uomo celato negli astri» o «Armonia del cosmo, cosmo dell’armonia».

 

6) Associa l’astrologia a una disciplina a piacere. È possibile che l’associazione sia fruttuosa, ma non ti devi far distrarre: a te interessa soltanto essere riconoscibile come quello che si occupa di astrologia e reiki, astrologia e punto croce, astrologia e spazio delle varianti, astrologia e alieni. Utilizzata insieme al punto 3, questa dinamica ti porterà in breve tempo a capire che «l’astrologia, da sola, non esiste».

 

7) Parla d’amore. No, non interessa a nessuno sapere che un certo allineamento planetario potrebbe aumentare la bellicosità di una decina di nazioni già sul piede di guerra, né avrà alcuna rilevanza la tua opinione sulle strabilianti correlazioni tra gli allineamenti planetari e i futuri schemi archetipici della società occidentale contemporanea. La domanda che assilla tutti sarà sempre la stessa: «lui o lei ci sta o non ci sta?», e basta, stop, nient’altro: tranquillo. Declinata in innumerevoli forme, dalle più romantiche alle più volgari, sottointende inoltre il disinteresse circa la karmicità dell’unione, trascinata fin qui da svariati cicli di vite: «ma a ‘sto giro si fa o non si fa?» sarà l’unica questione di un qualche valore per il questionante.

 

8) Vantati dei tuoi limiti. Ti annoia memorizzare quanti gradi di escursione ci siano in una congiunzione? I grafici dei temi natali cozzano col tuo grande senso estetico? Che t’importa! Se due pianeti stanno nello stesso segno sono congiunti, così ti bastano le effemeridi per fare il tema natale di chiunque. Non sai niente di storia dell’astrologia? Embé? L’astrologia è la scienza del presente, del qui e ora, mica del passato. E poi tu sei un visionario. O al contrario: non hai alcun tipo di sensibilità o d’intuizione? Ma è roba da creduloni! Dì in giro che l’astrologia è esclusivamente una scienza notarile e che tu per fare una carta astrale usi i migliori riferimenti bibliografici, stando bene attento a non metterci nulla di tuo. E anche: ti hanno spiegato che, con Marsilio Ficino, gli eventi sublunari non sono causati ma segnalati dal moto dei pianeti e l’unica cosa che riesci a ricordare (con uno strano disgusto) è la parola sublunari? Ma che t’importa! Parla dell’influenza planetaria come se si trattasse di un’onda invisibile o dei raggi X e, se qualcuno dovesse contraddirti, digli pure che è un vero insensibile. Vedrai, non riuscirà più a trattenere le lacrime (dalle risate).

 

9) Parla di sesso. Ancor più importante dell’amore, per chi si approccia all’astrologia è il sesso: parlane, strizza l’occhio ai bassi istinti, spiega i superpoteri libidici dello Scorpione, le perversioni domestiche del Toro, il feticismo per gli anziani del Capricorno e sentiti gratificato e giustificato del fatto che in questo modo stai avvicinando persone comuni all’astrologia (che rimarranno vicine il tempo sufficiente per capire come rimorchiare un partner con Luna e Venere in Gemelli, innamorandosene poi perdutamente e senza speranza).

 

10) Critica gli oroscopi solari, ma poi falli. Sai bene che l’unico senso degli oroscopi giornalieri o mensili basati sul segno zodiacale è permettere ai Piero Angela di dire che «se l’Astrologia è vera allora esistono solo dodici tipi di persone al mondo». Però sai anche che per farti notare da qualcuno e poter praticare la professione dovrai pur farti conoscere in giro. Il modo migliore è compilare dei vaghissimi pronostici segno per segno, magari infarcendoli di frasette motivazionali o, a seconda del pubblico di tuo gradimento, di citazioni colte che strizzino l’occhio al lettore occultista o letterato, infilando un pianeta qui e là tanto per far vedere che non stai inventando tutto, che un po’ ci credi anche tu e che «anche così si può essere utili a qualcuno».

Per concludere è bene ricordare che, in età ellenistica, ad Alessandria d’Egitto era attiva un’imposta sui compensi ricevuti dagli astrologi chiamata blakennomion, che significa letteralmente tassa sulla stupidità o sugli stupidi. Solo uno stupido poteva usufruire di un consulto astrologico, e per la propria manifesta imbecillità doveva pagare pegno allo stato.

Il blakennomion contemporaneo, che stiamo pagando in comode rate giornaliere con zero interesse (da parte nostra),

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