Alice nel paese della psichedelia

Estratto da un articolo di Maura Gancitano comparso su Oltreconfine n.11

[…] Alice capisce che il posto in cui si trova risponde a delle leggi totalmente diverse da quelle del “mondo di sopra”, e i personaggi che incontra – irascibili e decisamente matti – non riescono a fare niente di logico. Si ritrova in una foresta di simboli, un luogo fantastico in cui è lei a essere il mostro, la creatura insolita. L’unica a riflettere, a ponderare e a darsi ottimi consigli (che poi molto raramente segue), l’unica a sgridarsi tanto aspramente da farsi venire le lacrime agli occhi. L’unica a cambiare continuamente dimensione, allargandosi e rimpicciolendosi grazie a pasticcini, bevande e funghi che trova lungo la strada. L’interpretazione corrente vorrebbe leggere quello di Alice semplicemente come un viaggio nell’inconscio, popolato da creature straordinarie e talvolta demoniache che non sarebbero altro che parti di se stessa. La ricerca evolutiva di massa, infatti, è riuscita in pochi decenni a elevare a dogma l’idea che tutto ciò che ci accade nella vita sia il puro prodotto del nostro inconscio, lo specchio dei nostri limiti e delle nostre parti in ombra. Indubitabile, non c’è che dire, e ringraziamo tutti quelli che si sono impegnati per divulgare a un pubblico così ampio delle verità che fino a poco tempo fa erano ancora esoteriche. Ridurre tutto a un contenuto interiore, però, rischia appunto di ridurre e nascondere la realtà esistente. Gli esseri che incontra nel suo viaggio – e lo stesso luogo in cui il viaggio avviene, il Paese delle Meraviglie che va a visitare – sono davvero solo parti di Alice? A questo proposito ci viene in soccorso il buon Jung: «Anche le figure dell’inconscio sono prive di informazione e hanno bisogno dell’uomo o del contatto con la coscienza per raggiungere la conoscenza. Quando cominciai a lavorare con l’inconscio le figure fantastiche di Salomè o di Elia ebbero una parte di primo piano. Poi scomparvero nell’ombra per riapparire circa due anni dopo. Con mia enorme sorpresa non erano mutate affatto: parlavano e agivano come se nel frattempo non fosse accaduto nulla. In realtà, nella mia vita avevano avuto luogo le cose più incredibili. Dovetti, per così dire, cominciare di nuovo dal principio, e raccontare tutto ciò che era accaduto, e spiegarglielo. Allora questo fatto mi sorprese. Solo più tardi capii che cosa era accaduto: nel frattempo i due erano sprofondati nell’inconscio e in se stessi, potrei ugualmente dire: fuori del tempo. Erano rimasti privi di contatto con l’Io e con le sue mutevoli vicende, e perciò erano all’oscuro di ciò che era accaduto nel mondo della coscienza». Le creature che Alice incontra nel suo viaggio vivono in un altro mondo, in cui tutto si ripete senza logica ma ciclicamente, in cui non c’è crescita, ma solo ripetizione. Se non arrivasse qualcuno da fuori queste creature continuerebbero a prendere il tè in continuazione senza riuscire a fermarsi, a correre indaffarate senza un vero concetto del tempo, a perdere le staffe per un nonnulla, semplicemente perché quello è il loro schema.

[…] Accade qualcosa di simile durante molti dei viaggi indotti dalle sostanze psicotrope: si entra in un mondo nuovo e si fa conoscenza con esseri particolari – in verità, è raro che siano così caratteristici – entità che assumono un volto diverso a seconda dell’inconscio soggettivo di chi si dispone ad ospitarle. Talvolta, è la stessa sostanza psicotropa a parlare a chi ha deciso di assumerla, o ad accogliere la persona nel suo mondo. Durante questo genere di avventure, però, si è portati a credere che questi esseri siano semplicemente raffigurazioni simboliche del proprio inconscio personale o – se proprio hanno una vita esterna alla nostra – che si tratti di entità superiori a noi. In realtà, il fatto che queste creature siano inorganiche, che non abbiano un corpo non implica una loro superiorità di coscienza. Per crescere, come sosteneva Jung, queste creature hanno bisogno di un nutrimento che da sole non possono darsi, la nostra esperienza umana. In Alice nel Paese delle Meraviglie, infatti, solo la protagonista fa esperienza, solo lei può cambiare dimensione, sebbene per farlo usi gli strumenti magici che trova in quel mondo. Mangiando il cibo del Paese delle Meraviglie, Alice stessa si offre come cibo, e in cambio riceve la possibilità di vivere una serie di avventure che le danno la prova che qualcosa di diverso esiste, che esistono altri stati di coscienza, altre qualità della materia. D’altra parte, il racconto di Carroll ha sempre portato con sé l’idea di un inatteso cambiamento di realtà e di
coscienza.

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