• Il Risveglio

    di Andrea Colamedici
    «Dottore, sta funzionando».
    «Ha ragione, prende piede giorno dopo giorno con una velocità impressionante».
    «Superiore a ogni mia aspettativa. Non immaginavo che avrebbero cominciato a credere immediatamente a quella sciocchezza chiamata “risveglio”».
    «Ah, sì, è la parte più gustosa, senza dubbio», rispose il secondo, sfogliando distrattamente un piccolo libro dalla copertina logora e rossastra. «Sono riusciti a interrompere un processo all’apparenza innarestabile. E hanno chiamato “risveglio” il loro profondissimo addormentarsi. Devo farle i miei complimenti», disse il secondo, porgendo la mano al primo.
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    The Art Of Animation, Peter Elson

    «Grazie, neanch’io pensavo che sarebbe stato così semplice, a dirla tutta», rispose accettando con malcelata soddisfazione la stretta di mano. «Erano a un passo dalla comprensione: tutto quello che desideravamo era portarli uno o due passetti indietro, quanto bastava per renderli nuovamente inoffensivi. Niente di che, insomma. Sono stati loro i veri autori del capolavoro: avranno fatto almeno trenta passi indietro, ma che dico trenta, cinquanta, cento!», affermò ridendo a braccia larghe, in maniera stranamente scomposta e vibrante.
    «Non avremo esagerato? Non rischiamo di essere puniti per una violazione del Codice?», domandò il secondo.
    L’altro, ricomponendosi: «No, noi li abbiamo solo imboccati. Sono loro ad aver fatto indigestione. Li guardi: eccoli alle prese con il “cammino interiore”, arciconvinti di star “lavorando su di sé!».
    Esplosero entrambi in una risata che aveva l’aria di durare per sempre, ma che dopo due minuti cominciò a scemare, lasciando a entrambi una certa fame di ridicolo.
    «Lavoro su di sé! Che mossa fenomenale: certi autolesionismi somigliano terribilmente a elevatissime forme d’arte: ne hanno il tocco, la sapienza, l’effetto straniante su chi li osserva a distanza, con cautela».
    «Per i nostri osservati è stato quasi ovvio: hanno trasportato il proprio stile di vita ordinario nel mondo non ordinario e si sono messi a correre dietro a velocissime lepri giocattolo in cinodromi interiori: che spasso, e che tragedia! Piccoli dittatori che desiderano imporre allo sterminato ignoto le regole del proprio infimo regno immaginario: vogliono ardentemente trasformare sé stessi, non prima però di aver firmato un’assicurazione che gli garantisca di rimanere identici a come sono ora. Vogliono garanzie! Disposti a capire meno pur di continuare a essere capiti dagli altri, vivono per l’applauso di quelli che, d’altra parte, detestano».

    Cominciò a camminare accarezzando le piccole statue grigiastre che apparivano lente a ogni passo. «È questa, infatti, la nostra più grande fortuna: la loro interdipendenza, la madre della loro mediocrità. Quella che potrebbe essere la loro via di fuga, se osservassero bene, è invece così la loro condanna. Qualche volta ho giocato a inserire nei loro pensieri il dubbio: Sono disposto a “risvegliarmi” davvero, se questo implica il non poterlo raccontare a nessuno? Se dovessi risvegliarmi altrove?”. Mi creda, non ho ascoltato un solo “sì” nelle loro menti. Mai! Hanno creato manuali, decaloghi, breviari di risveglio il cui effetto è quello di farli piombare ancora più pesantemente nel sogno».

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    Frank Frazetta, Dibujos

    «È chiaro: la loro idea di risveglio consiste nel passare da un sogno disperato a uno triste. Che dolcissima ingenuità! In questo modo non fanno altro che sancire il proprio sonno e infastidire i propri mostri».
    «In loro il desiderio di “risveglio” è pari soltanto alla bramosia di successo. E a un occhio astuto è chiaro che le due mete si somigliano al punto tale da essere, in fondo, la stessa cosa. Fortunatamente per noi, sono ancora lontanissimi dal capire che l’ostacolo principale alla loro evoluzione è il desiderio di evolvere: per diventare un anfibio, il pesce deve smettere di voler resistere e accettare di morire. Fino a quando il pesce desidererà evolvere, esisterà e sarà sempre più pesce. Più vorrà essere altro e più sarà pesce. Ritardando – forse all’infinito – la propria trasformazione. E il nostro trasferimento in chissà quale altra mansione, indubbiamente meno divertente e più faticosa di questa».
    «Per non parlare di quel meraviglioso tranello che ha lanciato loro: il qui e ora, l’ossessione della presenza».

    «Ah, sì. Al solo pensiero comincio a ridere e non la finisco più! Facciamo altri due passi e ne parliamo, le va?»


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  • La Scuola

    – Dottore, non si reggono più.
    – Ho notato.
    – Bisogna fare qualcosa, dottore. Sono diventati ingestibili: si picchiano, urlano, non mangiano.
    – Già. E poi c’è quel caso del mese scorso che potrebbe ripetersi.
    – Sì, il paziente della 306. Ha cercato di fuggire ma fortunatamente è stato riportato al suo posto.
    – Non possiamo permetterci che riaccada una cosa simile.
    – Ha ragione dottore, ma abbiamo già limitato tutte le loro libertà: guardano e ascoltano le storie che abbiamo scelto per loro, mangiano quello che gli propiniamo, scelgono i loro rappresentanti tra i nostri uomini.
    – Dottore, io un’idea ce l’avrei.
    – Mi dica.
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    Hari Seldon, di Michael Whelan

    – Abbiamo sempre detto di non comunicargli mai la vera natura di questo luogo. Ora dobbiamo inserire un tassello successivo, dottore.
    – Di che tassello si tratta? Non vorrà mica tirar fuori quella storia della vita eterna? Lo sa che non ha funzionato e che, al contrario, ha creato ancora più trambusto.
    – No, no. Dobbiamo convincerli che si trovano in una scuola e che sono qui per imparare.
    – Non dica sciocchezze!
    – Mi ascolti. Il nucleo della questione è che, a un certo punto, tutti cominciano a domandarsi perché sono qui. Non serve a nulla continuare a riempire le loro esistenze di oggetti, impegni e cose così. Prima o poi uno spazio di lucidità arriva a tutti, persino a loro. E quello spazio, che prima le nostre strategie di controllo chiamate “religioni” riuscivano a occupare serenamente, ora è troppo libero.
    – Sì, questo l’abbiamo notato. Il rischio che si accorgano di essere internati qui oggi è alto come mai prima d’ora. Ricordo infatti che il vecchio presidente, il…
    – Mi lasci finire, è urgente. Dicevo, quello spazio oggi è terribilmente libero e non possiamo assolutamente permettercelo. Io credo di aver capito cosa fare per coprire interamente quella possibilità.
    – Lo dica, si sbrighi.
    – Dobbiamo creare una super religione.
    – Si spieghi meglio.
    – In realtà è molto semplice: si tratta innanzi tutto di prendere gli aspetti più grossolani delle religioni e unirli insieme.
    – Che banalità.
    – Mi ascolti: dobbiamo far credere a tutti che in realtà si trovano in una grande Scuola dentro cui possono imparare a evolversi.
    – È un’idea assurda, non ci crederà nessuno.
    – Mi creda. Bisogna metterli nella condizione di convincersi d’essere i creatori del mondo.
    – Abbiamo già provato a convincerli dell’esistenza di un aldilà a immagine dell’aldiqua e sa bene com’è finita: continuano a uccidersi nell’aldiqua per ottenere l’aldilà. E così ci complicano incredibilmente il lavoro.
    – Questa volta è diverso, vedrà. Non sono mai stati così delusi. Bisogna cominciare dal togliere i nomi: la religione non si chiamerà religione, i sacerdoti non si chiameranno sacerdoti e i fedeli non si diranno fedeli, né sapranno di esserlo. In secondo luogo dovremo mischiare le credenze, come le dicevo.
    – A che scopo?
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    Mule, di Michael Whelan

    – Servirà a confonderli e a non dargli riferimenti sostanziali. Al tempo fu un grave errore dargli stabilità, ma non potevamo fare altrimenti. E poi bisognerà sviluppare un linguaggio; quella è la parte più difficile. Dovremo fare in modo che tutti loro ripetano incessantemente le stesse cose, e che la loro unità sintattica non sia più la parola ma la frase. Devono pensare per frasi e ricondurre tutto a quelle frasi.

    – In parte è quel che proviamo a fare da tempo. Convincerli a credere in una storia senza capo né coda. Ma ogni volta ribaltano la storia e cominciano a distruggersi.
    – Sì, ma ora sarà diverso. Abbiamo sempre pensato che per svuotare un individuo fosse necessario disperderlo in una massa informe. Ma ogni volta qualcosa dell’individuo restava, e il rischio di ritrovarsi un pericolo in casa non è mai stato azzerato. Ora abbiamo finalmente compreso che per svuotarli davvero dobbiamo farli piombare interamente dentro loro stessi. Non più una religione per le masse, ma una massa di religioni personali.
    – Ma è sicura che non sia arrivato il momento della Soluzione Finale?
    – Secondo me possiamo aspettare. Facciamo quest’ultimo tentativo.
    – Sì. Ma è l’ultimo. Altrimenti saremo costretti a chiudere il nostro Manicomio Spaziale e io e lei perderemmo il lavoro.
    – È l’ultimo tentativo di tenerli buoni. Siamo d’accordo.

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  • Decalogo per orientarsi nel mondo della spiritualità

    di Andrea Colamedici

    Per un neofita oggi è difficilissimo districarsi tra le maglie del mondo spirituale contemporaneo. È quasi insormontabile l’iperproduzione di libri, conferenze, seminari, guru e scuole che promettono guarigione, verità, benessere o risveglio, e per un ragazzo o una ragazza esordiente nel panorama post new age è praticamente impossibile non andare a sbattere almeno una volta contro un pazzo o una psicosetta. È comunque un’esperienza importante: un falso guru può insegnare (involontariamente) molto a chiunque sia in grado di accogliere e trasformare quell’esperienza.
    Eppure, certi incontri e scontri sono evitabili. Quello che segue è il decalogo stilato da un conferenziere, organizzatore d’eventi, autore ed editore vicino al panorama spirituale contemporaneo che aiuta a diffidare dalle imitazioni.

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    1. Diffida da chi inserisce nei propri discorsi riferimenti vaghi e non circostanziati a concetti scientifici. In particolare, diffida da chi parla delle relazioni tra fisica quantistica e spiritualità. Salvo rarissimi casi, la “fisica quantistica” nella spiritualità è solo un modo per dare una pennellata di apparente scientificità a un discorso senza fondamenta.

    2. Diffida da chi non è aperto al confronto e poggia le proprie affermazioni su assunti del tipo “l’ha detto l’esoterismo” o “questa è la vera natura dell’uomo”. Un ricercatore non dimentica mai la propria limitatezza, non crede esista qualcosa definibile “l’esoterismo” né si illude di conoscere la “vera” natura dell’uomo.

    3. Diffida da chi non ha dubbi su quel che dice ed è convinto di avere l’ultima e l’unica conoscenza sulla vita, l’universo e tutto quanto. Spesso in casi simili l’utente è invitato a non frequentare altri corsi, a non informarsi e a non sviluppare elementi per confrontare e comprendere. Al contrario, è il discernimento la base del percorso interiore.

    4. Diffida da chi vuole convincerti dell’esistenza di un enorme complotto universale ordito per renderti sempre più schiavo e stupido, davanti al quale sei totalmente impotente. Esistono molte varianti di questa convinzione, che spaziano dagli alieni agli illuminati. In ogni caso, quel che lasciano è la certezza di non poter fare nulla per cambiare lo stato attuale delle cose, trasformandoti in un attimo da esploratore entusiasta a depresso complottista.

    5. Diffida da chi dice di essere un illuminato o un risvegliato. O è una strategia di marketing per conquistare adepti o è semplice delirio di onnipotenza. Un “essere cosciente” non ha bisogno di definirsi tale.

    6. Diffida da chi abusa di tecniche o sostanze per raggiungere stati non ordinari di coscienza e ti invita a fare altrettanto. Tecniche e sostanze (tra cui vi è comunque un abisso) sono ponti artificiali per raggiungere una condizione che invece va costruita con se stessi e da se stessi. La “dipendenza da centro olistico” o da “stato non ordinario di coscienza” è molto più frequente e pericolosa di quanto si creda.

    7. Diffida dalla spiritualità sui social network. Meme evolutivi, meditazioni su facebook, post che copiano articoli che copiano libri che copiano altri libri: se cerchi un posto dove confonderti e allontanarti il più possibile dalla fonte, l’hai trovato.

    8. Diffida da chi promette guarigioni miracolose senza sforzo e critica a prescindere ogni forma di analisi e ricerca scientifica, salvo poi riportare nell’ambiente olistico gli stessi limiti del mondo scientifico. Scienza e ricerca interiore non sono in contrasto. Al contrario, possono illuminarsi a vicenda quando il rispetto e la preparazione sono profondi e reciproci.

    9. Diffida da chi usa la spiritualità per disinteressarsi del mondo circostante. Il riconoscersi “creatori della realtà” o “all’interno della matrix” porta sempre più persone a sentirsi al di fuori o al di sopra del mondo, a non avere cura di ciò che li circonda, deresponsabilizzandosi e allontanandosi dalla meraviglia dell’esserci.

    10. Diffida da chi fa decaloghi e ti invita a diffidare.

      p.s. diffida anche da chi scrive decaloghi composti da un numero di punti inferiore o superiore a dieci. Se non ti è chiaro cosa significa “decalogo”, è difficile che tu conosca le geografie dei mondi interiori.



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  • Come un ladro nella notte – Incontri con Pava Labrea

    di Andrea Colamedici
    I miei appunti sulla prima seduta con il signor Labrea sono datati 14 gennaio 2013. Fu in quell’occasione che incominciò l’intervista, anche se in precedenza lo avevo visto molte volte, ma solo in veste di osservatore. In ciascuna occasione gli avevo chiesto di lasciarsi intervistare su Carlos Castaneda. Pur ignorando la mia richiesta ogni volta, non scartò mai del tutto l’argomento, ed io interpretai la sua esitazione come una possibilità che egli avrebbe potuto essere propenso a parlare della sua conoscenza se io avessi insistito di più. In una telefonata in particolare mi fece capire che egli avrebbe potuto prendere in considerazione la mia richiesta purché io possedessi un’idea e una finalità precise rispetto alle modalità dell’intervista. Mi era impossibile soddisfare a tale condizione, perché gli avevo chiesto di erudirmi su Carlos Castaneda solo in quanto mezzo per stabilire con lui un vincolo di comunicazione. Pensavo che la sua familiarità con l’argomento avrebbe potuto predisporlo a essere più aperto e pronto a parlare, permettendomi così di accedere alla sua conoscenza sulle caratteristiche degli “uomini di transizione”, concetto che più volte gli avevo sentito pronunciare ma mai avevo avuto modo di approfondire. Egli tuttavia sembrò interpretare la mia richiesta alla lettera e iniziammo perciò l’intervista immergendoci in Castaneda.

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